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Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanziA un paio di mesi dall'uscita italiana della sua ultima fatica letteraria, La vita in due (Sperling&Kupfer, 2017 – traduzione di Alessandra Petrelli) Nicholas Sparks è arrivato nel nostro paese per alcuni appuntamenti con la folta schiera di fan che da vent'anni accoglie con entusiasmo l'uscita dei suoi romanzi sentimentali, che ne hanno fatto uno degli autori più popolari al mondo.

Undici di questi romanzi sono anche diventati film di grande successo, in cui attori famosi hanno dato corpo e voce a personaggi già tanto amati dal pubblico: di sicuro non dovremo aspettare molto tempo per vedere sul grande schermo anche una trasposizione di La vita in due, che racconta la crisi di un matrimonio e la nascita di un fortissimo rapporto padre-figlia.

Russell Green, il protagonista, è un trentaquattrenne di successo, che lavora come pubblicitario per una grande agenzia, è felicemente sposato con Vivian e ha avuto da lei una magnifica bambina di cinque anni, London. Improvvisamente, però, il suo mondo felice sembra sbriciolarglisi tra le dita: mentre Vivian, subito dopo aver deciso di riprendere a lavorare, lo lascia per un altro, lui viene licenziato ed è costretto a occuparsi a tempo pieno della figlia. Annichilito per la fine repentina di un matrimonio che credeva indistruttibile, Russell si ritrova impegnato su due fronti, perché se da un lato deve cercare a tutti i costi un nuovo lavoro per sopravvivere, dall'altro scopre cosa significhi occuparsi per ventiquattr'ore al giorno di una bambina di cinque anni, compito che fino a quel momento era stato assolto alla perfezione da Vivian.

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Grande architetto di memorabili storie d'amore, questa volta Sparks costruisce il suo romanzo non tanto sulle altalenanti vicende sentimentali del protagonista, quanto sulla difficoltà d'imparare il mestiere di genitore e sul bellissimo rapporto padre-figlia che si sviluppa a poco a poco, trovando come sempre il modo di fare breccia nel cuore di lettrici e lettori.

In occasione del suo breve tour italiano, inaugurato da una grande serata di confronto con il pubblico al Teatro San Babila di Milano, dove è stato intervistato dal direttore di «Panorama» Giorgio Mulé, Nicholas Sparks ha condiviso un brunch con un gruppo di blogger, rispondendo con molta spontaneità alle nostre domande.

 

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Lei ha scritto una ventina di romanzi. Ce n’è uno a cui si sente legato in modo particolare?

Sicuramente a I passi dell’amore, perché Landon, in fondo, è l'unico dei miei protagonisti che posso dire di "essere stato": sono stato un ragazzo di diciassette anni, perciò mi sono potuto sentire davvero in sintonia con lui. Se pensiamo invece a Noah, il protagonista di Le pagine della nostra vita, parliamo di un uomo di ottant'anni: non li ho, perché non sono ancora anziano. Quindi io non so davvero come sarà.

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

I suoi romanzi hanno raggiunto i lettori di tutto il mondo prima in forma scritta, poi trasferiti sul grande schermo. Com'è, da scrittore, vedere così tanti dei propri libri prendere vita? A molti autori capita di vedere uno, o magari due, dei loro lavori adattati per il cinema, ma nel suo caso è ormai diventato qualcosa che i lettori “si aspettano” da subito, appena si ritrovano un nuovo volume tra le mani.

È senz’altro molto eccitante! Credo di essere il secondo autore, subito dopo Stephen King, per numero di film tratti dai suoi lavori. Come autore scrivo le mie storie sperando che alle persone piacciano: ovviamente sogno che leggano subito il libro, ma se non sono grandi lettori mi piace comunque pensare che possano apprezzarle vedendole sul grande schermo: ciò che m’interessa – e che mi emoziona –  è sapere che le mie storie possano raggiungere i cuori delle persone, in un modo o nell'altro.

 

Nel momento in cui inizia a scrivere un nuovo romanzo, ha già in mente una scaletta precisa, o sono i personaggi a prendere la loro strada?

Il processo che mi porta ad avere tra le mani una storia da scrivere può durare una settimana o cinque anni, ma inizio a scriverla solo quando sono sicuro di come inizia, di come finirà e di quei quattro o cinque accadimenti principali che dovrebbero stare nel mezzo.

Devo anche sapere chi sono i miei personaggi e conoscere i tratti principali del loro carattere: solo a questo punto posso cominciare a sviluppare la mia storia.

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Quando scrive un romanzo ha già in mente una possibile sceneggiatura successiva?

Tutto il processo di elaborazione della storia di cui ho parlato prima lo metto in pratica solo quando, tra le tante idee, ne ho trovata una che funziona sia come romanzo, sia come sceneggiatura. Quando ho un'idea che credo possa andare bene inizio a scrivere, ma in quel momento penso solo al romanzo. Appena ho consegnato l'ultima bozza del libro, posso pensare alla sceneggiatura.

 

Nei suoi romanzi, spesso un personaggio ci lascia. Da scrittore, si affeziona abbastanza a un personaggio da soffrire quando decide di farlo morire?

Ci sono personaggi che creo perché siano amati, e altri che invece sono fatti apposta per non esserlo. La maggior parte, però, sono creati per essere apprezzati, e sono affezionato a loro come spero lo saranno i lettori. In questo senso, quindi, mi dispiace quando muoiono.

 

Si sente sotto pressione quando scrive? Ha mai paura che il nuovo lavoro possa essereapprezzato meno dei precedenti?

Mi sento sotto pressione nel senso che io voglio scrivere al meglio delle mie possibilità, ma credo di conoscere abbastanza bene i miei lettori e di sapere quello che amano: cerco di tenerlo a mente, e di andare sempre in quella direzione.

 

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Quanto c'è di lei e delle sue esperienze personali in La vita in due?

È ispirato al mio rapporto con le mie figlie, e a tutte le mie paure legate alla paternità.

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Vivian, la moglie di Russ, è veramente insopportabile. Come mai, lei che di solito tratteggia splendidi personaggi femminili, questa volta ce ne presenta uno così sgradevole?

Se devo essere sincero vi devo dire che conosco delle donne come Vivian. Volevo che Russ fosse credibile come personaggio, che tutta la sua storia lo fosse, e se il romanzo parlava del suo processo di guarigione dopo la fine di un matrimonio, doveva essere chiaro anche tutto il percorso antecedente, con la dissoluzione di quel matrimonio.

In questo modo il lettore avrebbe compreso il dolore e la confusione di Russ: la sua rabbia e le sue paure sarebbero sembrate autentiche. Inoltre, Vivian è davvero una buona madre, che ama tantissimo sua figlia: semplicemente, non amava più suo marito. Succede.

 

Lei che tipo di padre pensa di essere?

Sono un padre fantastico! Parlando seriamente, credo che uno degli obbiettivi di ogni genitore sia quello di crescere dei figli che siano sani nel corpo e nello spirito, che diventino degli adulti ugualmente sani ed equilibrati. A volte mi rendo conto di essere meno in difficoltà di altri genitori, ma perché il mio atteggiamento è sempre quello di credere che si possa imparare più dai propri errori che dai propri successi. Ricordo ai miei figli che la vita non è giusta, e che ciò che vuoi e ciò che poi ottieni spesso sono cose molto diverse. Ovviamente ci sono regole, il "niente droghe" vale anche per me, ma a parte questo so che l'influenza di un genitore cala col tempo e che dai quindici, sedici anni in poi i ragazzi devono fare le loro scelte e viverne le conseguenze.

 

Come mai in questo nuovo romanzo ha scelto di raccontare il rapporto tra un padre e una figlia e non tra un padre e un figlio?

Pensavo che funzionasse meglio per questo tipo di storia.

 

I genitori di Russ sono due personaggi molto positivi. Si è ispirato ai suoi veri genitori? Che rapporto aveva o ha con loro?

I miei genitori non erano come quelli di Russ, che però sono molto simili ai miei nonni materni. Mia madre era assistente in uno studio di optometristi, mio padre un professore: ci hanno cresciuti con amore, ci hanno resi indipendenti e sono stati ottimi genitori. In questo mi ritengo molto fortunato.

 

Prima lei ha parlato dell'importanza della scuola, ha anche creato una fondazione per studenti disagiati.

L'istruzione è qualcosa che ha cambiato la mia vita: se non avessi frequentato l'università, forse non sarei mai diventato lo scrittore che sono oggi.

Credo che imparare ad amare l'apprendere sia la più grande lezione che tu possa insegnare ai tuoi figli, perché è qualcosa che servirà loro per tutta la vita, in qualsiasi settore.

La lezione più importante che impari a scuola è che a volte devi fare qualcosa che non vuoi fare, ma devi comunque farlo bene.


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Per la prima foto, copyright: Giu Vicente.

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