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Intervista a Maurizio Donati, editor di Chiarelettere

Intervista a Maurizio Donati, editor di ChiarelettereDagli studi di filosofia all’ambito editoriale: quando era ancora uno studente universitario sognava di fare l’editor? Qual è stato il percorso che ha seguito per approdare infine a Chiarelettere?

Proprio no, è accaduto per caso. Dopo la laurea ho sentito alla radio la pubblicità di un corso di formazione al lavoro editoriale e ho partecipato alla selezione. Credo fosse uno dei primi corsi in giro per l’Italia. Era il 2001. Da lì grazie a uno dei docenti sono finito a fare uno stage alla Rizzoli a Milano dove sono rimasto a collaborare per un po’ di anni. Poi, dal 2007, Chiarelettere.

 

È indubbio che Chiarelettere ha fra i suoi obiettivi la divulgazione, un progetto editoriale che cerca di portare all’attenzione dei lettori temi che non di rado sono di grande complessità. Una saggistica che prova a rendere semplice il complicato. Dopo anni di pubblicazioni, in che cosa ha cambiato idea; o meglio, le aspettative dell’inizio hanno lasciato spazio a qualche nuova considerazione sui lettori italiani?

Più che semplificare quello che facciamo con i nostri libri e insieme ai nostri autori è cercare di valorizzare i contenuti al massimo, non nasconderli tra le pagine, organizzarli, pesarli e distribuirli in una narrazione che mantenga una temperatura emotiva e che comunichi sempre un senso d’urgenza che è poi la stessa urgenza che ha portato l’autore a scrivere e l’editore a scegliere di pubblicare quel testo. Il senso vero del nostro lavoro è tentare di mettersi sempre dalla parte dei lettori, non abbandonare mai lo status di primo lettore che è quello che in realtà essenzialmente dovrebbe essere chi lavora in una casa editrice. Se predomina il cosiddetto mestiere si finisce a muoversi con il pilota automatico, e non funziona più.

 

Che cosa le piace di più del suo lavoro e che cosa invece eviterebbe se potesse?

A volte le stesse cose in momenti diversi. A volte anche lavorare allo stesso libro, in un momento può essere entusiasmante al punto da perderci il sonno e un altro momento invece vorresti che fosse l’ultima cosa a cui pensare. Un po’ schizofrenico ma anche divertente.

 

La saggistica rivela approcci diversi da parte degli autori, se li paragoniamo per esempio alla narrativa. Come ricevete gli inediti? Qualcuno vi contatta e vi propone, come di solito, un tema da sviluppare, oppure in redazione selezionate una serie di argomenti e cercate poi un autore competente disponibile?

Entrambe le strade. Con gli autori con cui abbiamo già lavorato continuiamo a confrontarci su temi e storie. E decine di proposte arrivano ogni giorno, soprattutto via mail.

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ChiareletterePensi al 2013: qual è stata per lei la soddisfazione più bella dentro Chiarelettere e per quale ragione?

È stato un anno bello per Chiarelettere, abbiamo fatto i libri in cui credevamo e sono piaciuti ai lettori. Cosa chiedere di più? Molti sono finiti in classifica e ci sono rimasti per settimane. Ma è meglio non pensare troppo al passato perché il 2014 è se possibile per l’editoria un anno ancora più complicato. A maggior ragione bisogna guardare avanti perché c’è tanto lavoro da fare, soprattutto di testa, lavoro con le idee. Escono tanti libri-fotocopia, su temi già battuti dai giornali o già trattati in altri libri o sulla rete. Mentre fino a qualche anno fa anche questi libri in qualche modo funzionavano, oggi restano lì in libreria per un paio di settimane e poi ritornano indietro all’editore. Non se ne accorge nessuno. Ci vogliono idee nuove, storie nuove, spunti nuovi per arrivare ai lettori e rompere il rumore di fondo delle tante informazioni che dal risveglio alla sera ci bombardano via telefono, tablet, pc, tv, giornali, radio ecc ecc.

 

Come si può fare informazione attraverso i libri se l’opulenza informativa raggiunge livelli sempre più impressionanti? Per quanto la riguarda, come riesce a filtrare?

Il libro è un oggetto particolare, pensato per dare profondità ai fatti e alle storie. L’informazione via giornali o internet è costitutivamente pensata per la superficie delle cose, deve essere rapida e cambiare contenuti in continuazione. In un libro invece devi prenderti i tempi giusti per dire le cose, misurarle, scegliere dove approfondire e dove invece tirare dritto sulla via principale. È un meccanismo più complesso e dunque più difficile da azzeccare, ma funziona perché risponde a una nostra umanissima necessità.

 

Qualche anticipazione su Chiarelettere?

Stiamo lavorando a una nuova collana di narrazioni, libri più narrativi ma animati sempre dalla voglia di raccontare la realtà. Come diceva ormai qualche anno fa Hunter Thompson, l’autore di Paura e disgusto a Las Vegas, «la fiction migliore può essere di gran lunga più veritiera di qualsiasi tipo di giornalismo». Questa nuova collana per noi è uno sviluppo naturale.

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