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Intervista a Luca Crovi: il genere giallo

Luca CroviÈ difficile riassumere la ricca biografia dell'attivissimo ed eclettico Luca Crovi. Molti di voi lo ricorderanno come conduttore della fortunata trasmissione di Radiodue Tutti i colori del giallo, genere di cui è critico attento e appassionato. Ma è anche autore di numerosi saggi e racconti, sceneggiatore di fumetti ispirati ai romanzi di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto, redattore della Sergio Bonelli Editore e altro ancora. Affabulatore carismatico, dotato di rara forza comunicativa e di un senso dell'umorismo che lo rendono «un turbine di energia», citando Lansdale, Luca Crovi è un interlocutore privilegiato per una conversazione sul giallo e le sue molteplici sfaccettature.

 

Vorrei parlare con lei di “noir”, prendendo spunto dal suo Noir. Istruzioni per l'uso (Garzanti, 2013), prezioso manuale su autori grandi e/o noti del passato e del presente. Perché ha deciso di utilizzare il termine "noir" invece del più comune "giallo"?

In realtà il mio libro doveva intitolarsi Suspense! Avevo scelto quel termine perché mi permetteva di inserire autori appartenenti a generi letterari diversi che avevano fatti loro gli elementi della letteratura di suspense. Il titolo Noir. Istruzioni per l’uso l’ha scelto Oliviero Ponte Di Pino della Garzanti. Una volta che lui mi ha sottoposto quel titolo e mostrato la magnifica copertina che aveva scelto, ho declinato di conseguenza alcuni dei contenuti. Il mio saggio è nato per richiesta esplicita di Ponte di Pino e Stefano Mauri che volevano che costruissi per il gruppo GeMS uno speciale “Atlante del Delitto”. Io l’ho scritto seguendo il mio stile e mettendoci dentro buona parte delle interviste che avevo raccolto nel tempo con alcuni dei più importanti maestri della letteratura di suspense. Comunque, personalmente amo molto la parola “giallo”, perché in Italia ha da sempre identificato a 360 gradi un certo tipo di narrativa di genere e quindi la uso spesso.

 

Il genere giallo è complesso. Molti suoi elementi si trovano in numerosi classici. Inoltre, il giallo è diventato sempre più ibrido, aperto a sperimentazioni postmoderne o a contaminazioni con altri generi. Pensa anche lei che ciò dipenda dall'elemento “suspense” legato all'investigazione sia nel fondo oscuro dell'uomo sia nella società?

Concordo sul fatto che il giallo ormai sia contaminato. Non a caso nel mio libro si trovano scrittori di fantasy, fantascienza, avventura, action, spy story, polizieschi, persino di gialli classici e romanzi storici che, secondo me, hanno molte affinità col noir. Si trovano anche tante definizioni di noir, da quelle di Chandler e Dürrematt a quelle di Izzo e Raymond, da quelle di Ellroy a quelle di Lansdale. Ogni autore ha una sua visione speciale su questo mondo e ama spesso mescolare le carte. Fa parte del noir pescare nel torbido. E proprio perché non volevo che ci fosse una visione unica, codificata e specifica di noir, non ne ho dato una mia personale. Sarebbe stato riduttivo.

 

Pensa che Umberto Eco abbia avuto un ruolo importante nel modificare la percezione dei generi in Italia?

Eco è stato un grande studioso dei generi e uno dei primi ad analizzare il DNA delle storie di 007, a sviscerare il senso di quelle di Batman e a destrutturare la feuillottonistica italiana e internazionale che è alla base del noir. Ha messo alla prova anche se stesso come scrittore di genere con romanzi come Il nome della Rosa e Il pendolo di Foucault, che hanno fatto scuola a livello internazionale. Senza quei romanzi non sarebbero mai potuti nascere casi letterari longevi come quelli di fratello Cadfael di Ellis Peters e nemmeno quello di Dan Brown col suo Codice da Vinci. Ogni volta che ho intervistato un autore internazionale, Umberto Eco è stato uno degli autori più ricorrenti che mi hanno citato per fare riferimento al thriller di scuola italiana. Per quanto riguarda il giallo, spesso mi hanno parlato della loro passione per Leonardo Sciascia. Se poi lei volesse sapere perché non ho messo Eco nel mio libro, la risposta è semplice: avevo già parlato di lui nello specifico nel mio Tutti i colori del giallo edito da Marsilio nel 2002 e non volevo ripetere argomenti che avevo già trattato. Chi recupererà Tutti i colori del giallo nella sua versione remix, che uscirà in autunno sempre per Marsilio, potrà divertirsi a leggere cosa ho scritto in proposito.

 

Può spiegarci la differenza nella produzione e ricezione del genere in Italia rispetto ad altri Paesi europei e agli U.S.A.?

È una domanda che meriterebbe un’enciclopedia. Sostanzialmente in Italia la letteratura nera nasce a metà dell’Ottocento sulla scorta della diffusione della feuillottonistica di produzione soprattutto francese, che grazie ad autori come Eugène Sue e Victor Hugo prendeva spunto dalla realtà sociale e ne raccontava il lato oscuro. I racconti dei grandi processi si affiancheranno a quelli dei grandi misteri. Sono stati autori come Jarro, Mastriani, De Marchi e Carolina Invernizio i pionieri in questo genere di narrativa. Poi man mano che la passione per la letteratura di suspense si è diffusa nel nostro Paese, si sono trovati nuovi interpreti. La nascita dei Gialli Mondadori nel 1927 porterà al reclutamento di autori di genere e così nel tempo vedremo sulla scena scrittori come D’Errico, Varaldo, De Angelis, Scerbanenco (la cui fortunata produzione inizia proprio in quel periodo). Poi man mano, superata la censura fascista, affioreranno i contributi di scrittori importanti come Gadda, Chiara e Sciascia che cambieranno le regole, le sradicheranno, portando i lettori a comprendere che non c’è niente di consolatorio in questa letteratura. Gli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta, Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta e successivi hanno poi dato tutti ottimi frutti in questo genere. Nelle sue inchieste del commissario De Vincenzi, Augusto De Angelis mostrava già uno spessore narrativo e psicologico che non ha nulla da invidiare al ciclo della Milano Nera di Giorgio Scerbanenco o alle storie metropolitane di Carlo Lucarelli. Andrea Camilleri, Domenico Cacopardo e Santo Piazzese devono molto della loro inquietudine mediterranea a Leonardo Sciascia e a Luigi Pirandello, e spesso li hanno omaggiati esplicitamente nelle loro opere. Le denunce sociali di Giorgio Scerbanenco, che ci ha narrato la Milano dello «sboom», sono tornate a echeggiare nella narrativa di Massimo Carlotto che ha avuto nel centro del mirino lo sfascio criminale presente nei territori benestanti del Nord-Est. E potrei andare avanti a lungo. Nessuna categoria del mistero è stata tralasciata dai nostri scrittori che sono riusciti a impegnarsi con ottimi risultati nei romanzi d’appendice, nel noir, nel procedural, nel legal thriller e in quello autoptico, nella spy story, nella crime story, nella detective story, nel pulp, nell’hard boiled, nel giallo storico, nel true crime, nelle serial killer story e persino nel giallo umoristico e in quello sportivo. Per farlo hanno cercato di recuperare il più possibile l’humus della nostra terra, creando personaggi plausibili che assomigliano a quelli che ci capita di incontrare nella vita di tutti i giorni. Infatti, l’ambientazione cittadina o provinciale specifica dei gialli italiani è stata da sempre una delle costanti vincenti della nostra narrativa poliziesca. Il filosofo e poeta De Vincenzi ideato da Augusto De Angelis poteva scegliere come luogo dei suoi studi sull’anima umana solo la fredda e nebbiosa Milano. Il commissario Ciccio Ingravallo di Gadda poteva percorrere a su agio (sonnecchiando a tratti) solo la campagna e la periferia romane. Il colitico e pacifico questurino Sarti Antonio (misurato ad hoc da Macchiavelli) non avrebbe che potuto passeggiare sotto i portici della sua amata-odiata Bologna. Il placido punitore Pericle il Nero di Ferrandino non avrebbe potuto svolgere la sua opera di vendicatore di offese che nella caotica Napoli. Il commissario Santamaria de La donna della domenica di Fruttero e Lucentini poteva vivere sconfortato e con le mani burocraticamente legate solo in una città spettrale, fredda, cinica e perbenista come Torino. Il percorso americano è stato diverso dal nostro. La letteratura gialla di ogni singolo paese è imprescindibile dalla sua storia politica e sociale perché il suo compito è quello di raccontare malesseri e ingiustizie, mescolando realtà e fantasia.

 

Nel suo Noir lei ci propone un'ampissima gamma di incontri "a distanza" con autori del passato (da Poe a Brecht, da Hitchcock alla leggenda di Diabolik) e incontri "ravvicinati" con scrittori che ha intervistato (da Ken Follett a Clara Sanchez, da Wilbur Smith a Joe R. Lansdale, passando per Yasmina Khadra e Qiu Xiaolong). Quali criteri hanno guidato la sua scelta? Perché non ha inserito Sciascia o Gadda o anche Dostoevskij, tanto per fare qualche nome?

Eh eh, la domanda è sensata, ma i primi due sono fra i protagonisti del mio Tutti i colori del giallo e il secondo sarà oggetto di un mio soggetto futuro in cui racconterò il suo rapporto con le storie di zombie (se la cosa le suona strana, vada a rileggersi Delitto e castigo e capirà di cosa sto parlando). Inoltre, il mio Noir non voleva essere né un libro esaustivo né enciclopedico. Volevo che i lettori si divertissero a scoprire libri e curiosità sugli autori. Il fatto che io li abbia costretti a chiedermi perché non ne avevo inserito qualcuno, dimostra che il libro ha funzionato e che volevano altri approfondimenti. Comunque, li ho inseriti nella versione ebook deluxe, come Stevenson, Brett Easton Ellis, Izzo, Harris e Montalban.

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Luca CroviChi le piacerebbe intervistare oggi?

Sicuramente mi piacerebbe intervistare Stephen King e Cormac McCarthy di cui sono un lettore appassionato. Mi piacerebbe anche molto visitare sia la biblioteca sia la discoteca di King e farmi raccontare da lui le sue specifiche passioni letterarie e musicali.

 

Cosa pensa del panorama contemporaneo italiano? Pensa che al giallo italiano manchi qualcosa, magari rispetto a certa produzione straniera?

Credo che non ci manchi nulla, né fantasia né voglia di scrivere né ambientazioni funzionali alle storie da scrivere. Siamo persino iperproduttivi come italiani nell’ultimo periodo. Il che però significa che abbiamo una visione molto nera del nostro paese.

 

Ci sono enclaves e problematiche politico-sociali non ancora indagate in Italia o anche all'estero? O libri che le indagano e che dovremmo leggere?

In realtà non ci sono argomenti specifici che non sono stati ancora esplorati da questa narrativa. La maggior parte dei noiristi contemporanei lavorano partendo da inchieste, per cui ogni fenomeno criminale che possa risultare appetibile per una storia viene studiato, schedato e poi sviluppato narrativamente. In Italia abbiamo avuto anche collane specifiche come Verde Nero delle Edizioni Ambiente, che hanno analizzato nello specifico problemi eco-ambientali e sociali di diverso genere affidandoli a scrittori come Avoledo, Carlotto, Lucarelli, Wu Ming, Bucciarelli, Varesi ed altri.

 

Quali consigli darebbe a chi si avvicina alla scrittura di un giallo?

Sinceramente consiglierei a chiunque voglia scrivere di leggere On Writing di Stephen King e, se uno ama la narrativa poliziesca, i fondamentali sono Come si scrive giallo. Teoria e pratica della suspense di Patricia Highsmith e Come si scrive giallo di Gilbert Keith Chesterton. Per quanto riguarda i consigli di lettura, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dipende dai gusti. Io suggerirei di recuperare alcuni classici come Poe, Dostoevskij, Gadda, Sciascia, Dürrenmatt, Simenon, Hammett, Scerbanenco, dopodiché sui moderni ognuno credo che potrà scegliere seguendo la propria sensibilità.

 

Una curiosità. Lei ha trasposto in fumetto romanzi come Arrivederci amore, ciao di Massimo Carlotto. Cosa si può imparare leggendo fumetti, come scrittori o aspiranti tali?

Io faccio fumetti da 23 anni. Lavoro in una casa editrice come la Bonelli come redattore, per cui leggere fumetti fa parte della mia quotidianità. L’adattamento della storia di Carlotto è stata una bella scommessa che abbiamo vinto ottenendo sia la pubblicazione in Francia sia in Italia, Spagna e Germania. È stato un lavoro di équipe in cui abbiamo cercato di raccontare in un altro modo quella storia. Sono contento che il fumetto sia stato poi utilizzato in alcuni casi come storyboard per il film che ne è stato tratto. Ci siamo persino permessi di usare il finale originale che Carlotto aveva tolto dal romanzo. Può darsi che prima o poi daremo un seguito a quella storia. Il fumetto nasce come arte contaminata fra testo e illustrazione e ha fatto suoi i linguaggi sia del romanzo sia del cinema e della televisione, ma ha al contempo assunto una sua voce specifica singolare. Saper sceneggiare fumetti è molto utile se uno poi passa o al cinema o alla televisione o alla narrativa. Sai come scrivere un soggetto, come svilupparlo, come montarlo in sequenze.

 

Una domanda personale. Com'è nato il suo amore per il noir? Perché ne è affascinato?

Forse perché da bambino ho imparato a superare la paura del buio con mio padre che mi raccontava favole nere. Sentire la sua voce che le raccontava, mi convinceva che qualsiasi spettro potesse dissolversi nel nulla se si accendeva la luce. Credo che lo stesso accada con i libri noir che leggo: mi aiutano e a combattere certe paure. Mi piace restare incollato alla seggiola e farmi scuotere da certi brividi. Inoltre, sono convinto che il noir permetta di mettere il dito nella piaga del disagio sociale e sia un modo forte per combattere e abbattere certe situazioni criminali.

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