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Intervista a Lorenzo Belvederesi

Lorenzo BelvederesiBuongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato/a alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

 

Mi sono avvicinato alla scrittura più o meno a vent’anni e in modo voluto, anche se il mio romanzo d’esordio l’ho iniziato a scrivere solo quattro anni più tardi, un’età che poi ho capito essere giusta, perché la scrittura non è solo conoscenza o capacità, ma anche esperienza di storie e di letture.

 

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

 

Mi piacerebbe posizionarmi nel mezzo fra istinto e razionalità, ma in tutta onestà devo sbilanciarmi verso la seconda. L’istinto creativo lo vedo bene al momento di concepire un’opera, allo stesso modo di un uomo e una donna che decidono di avere un figlio: l’atto d’amore è istinto di creazione, il seguito è razionalità consapevole, un ragionamento che pur nutrendosi di sentimenti deve essere fortemente guidato dal ragionamento.

 

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

 

La notte è fatta per dormire o divertirsi. Il giorno per scrivere. Come Moravia anche io scrivo di mattina, la mente è più lucida. Più che parlare di un mio stile, dal momento che ho scritto tre storie seguendo tecniche di narrazioni diverse, posso dire che ho un mio preciso metodo, anzi una condizione iniziale dalla quale non so prescindere: conoscere l’inizio, il durante e la fine della storia che voglio raccontare, lasciando che sia la vita quotidiana a farmi fare brusche virate, inversioni di rotta, capovolgimenti di fronte. Oriana Fallaci era solita dire che si sedeva otto ore al giorno davanti alla macchina da scrivere, perché per lei era un lavoro. Io non riesco in questo, ma non aspetto neanche l’ispirazione del momento, anche se capita che alcuni giorni le parole non sembrano mai quelle giuste. Durante la stesura di ‘Se una ragazza’ ho impiegato quasi undici ore per un paio di pagine, cancellate il giorno seguente, mentre un altro capitolo sono riuscito a scriverlo in un solo fine settimana.

 

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

 

Non rinuncio alla tranquillità dell’ambiente attorno. Non voglio sentire suoni, rumori, campanelli o telefoni. Nei giorni in cui scrivo più a lungo, dopo un paio d’ore mi alzo e vado a fare una passeggiata, in genere arrivo fino al porto del paese.

 

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

 

Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua. Non ho un buon rapporto con la poesia, perché spesso è come pretendere di capire un quadro senza che il pittore stesso si sia pronunciato, ma alcune poesie di Giacomo Leopardi le conosco a memoria. È un modo per comprendere un’alta forma di scrittura, anche se non romanzata e di un tempo lontano. Le storie dei grandi scrittori del passato, ancor prima che Leopardi, sono state il mio pane quotidiano per lungo tempo. Ho cercato di far tesoro delle tecniche narrative, dell’espressività. Più che un cambio di relazione, ancor oggi sono felice di tutte quelle letture, c’è stato da parte mia un adeguamento ai tempi, condizione che ritengo necessaria, perché solo tenendo il passo coi tempi, con le mutazioni della vita, si può creare un’arte partecipata, una cultura condivisa, proprio come la intendeva Martinetti. Ad esempio, in una delle nuove storie che ho scritto ho quasi eliminato le descrizioni, sono rimasto sulla storia stessa, come fosse una riflessione continua. Se penso ai grandi scrittori del passato, faccio difficoltà a trovare qualcuno che si esprimesse in questo modo, contrariamente a un buon numero di grandi scrittori contemporanei.

 

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

 

Con un’opera prima pubblicata appena pochi mesi fa, questa domanda è di facile risposta: gli scrittori sono ovunque, mi piace pensare che laddove c’è uno scrittore, c’è letteratura. Ci fosse anche l’editoria, sarebbe il massimo. Invece, per trovare quest’ultima si deve ancora parlare ancora come un tempo di Milano, Roma, Firenze e Bologna. Qui e solo qui hanno vita i salotti letterari di alta considerazione. Volevo presentare il mio libro a Venezia e mi è stato fortemente sconsigliato. Torino è un caso a parte, come ad esempio Mantova. In queste città non si fa editoria, ci sono premi letterari, ma questa è un’altra cosa.

 

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

 

Non so se ora i miei desideri sono più o meno realizzabili, ma per come la intendo io, la letteratura è conoscenza e confronto con l’umana natura, se ben vissuta non può che migliorare il percorso della nostra vita.

 

La ringrazio e buona scrittura.   

 

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Nota

Se una ragazzaTengo a precisare che questo romanzo non parla d'amore.

I temi sociali e di attualità ho voluto che fossero spunti di riflessione per il lettore e non un mio radicato pensiero.

I passaggi più impegnativi sono sicuramente i tre capitoli in cui il protagonista partecipa ad un incontro con un'associazione di giovani scrittori e poi alla presentazione di un libro scritto da un'esordiente egiziana che narra la storia di una sconosciuta scrittrice palestinese. Ripeto che sono solo tre capitoli, il resto dei temi sociali e attuali emerge attraverso la storia dei due protagonisti e delle loro singole persone, e segnerà la crescita umana del protagonista, che avviene grazie alla conoscenza di una ragazza.

 

Quarta di copertina

 

È difficile stabilire se gli incontri che la vita ci riserva siano casuali oppure no.

Quella tra Giovanni e Martina sembra esserlo, ma finirà col diventare una finestra spalancata sul mondo, che Giovanni trasformerà nelle pagine del suo primo romanzo.

Dalla bonaccia di una località marina all’animata vita milanese, per poi far ritorno all’autunnale quiete della propria terra, luoghi nei quali si intrecciano sentimenti presenti e passati che danno vita ad un lucido e fresco confronto con la natura umana, con l’assoluta importanza della famiglia, dell’amicizia e della fede nella cultura che puo’ renderci cittadini del mondo. 

 

Sull’autore

 

Lorenzo Belvederesi è nato nel 1978, vive a Sirolo (AN).

Questo è il suo primo romanzo.

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