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Intervista a Lorenzo Baravalle – Amministratore di DuDag

DuDagDuDag non è un nuovo modo di fare editoria ma un nuovo modo per entrare nel mondo dell’editoria. Da dove nasce l’idea e perché?

Noi abbiamo definito DuDag come un “social publisher”. Riflettendo ho realizzato che la musica, per esempio, aveva già abbracciato la rivoluzione digitale e le canzoni le potevo comprare a € 0,89 qualche tempo fa, oggi addirittura sono gratis…, il video-making con YouTube era fruibile gratuitamente e allora mi sono chiesto: visto che esiste l’ebook perché ancora non esiste un qualcosa che porti il libro a un prezzo così competitivo come per la musica o il video-making? Così ho pensato di studiare una piattaforma totalmente gratuita per gli scrittori, che possono pubblicare un libro intero gratis e metterlo in vendita al prezzo di € 1,00. Di questo, il 50% è dello scrittore. C’è da sottolineare anche il fatto che comunque l’autore su DuDag conserva tutti i diritti relativi alla sua opera, questo vuol dire che è libero di pubblicare con l’editore tradizionale in qualunque momento senza doverci pagare penali o percentuali. Chiediamo solo di essere citati in copertina o quarta di copertina o bibliografia dell’opera.

 

Far incontrare gli autori con i lettori, rendere il processo creativo un fattore collettivo, sociale, fare per i libri con DuDag ciò che per i video ha fatto YouTube… questi gli intenti dichiarati per il lancio del suo “Social Publisher”. Lo scopo ultimo però per gli autori che si avvicinano alla piattaforma è “farsi notare” dagli editori tradizionali. Perché secondo lei c’è bisogno di DuDag?

C’è bisogno di DuDag perché, alla fine, una persona che ha scritto un libro sa di non avere mai un prodotto perfetto e al contempo è consapevole delle difficoltà di accedere ai canali editoriali tradizionali e quindi l’opportunità che viene offerta da DuDag è proprio quella di potersi confrontare con un pubblico di lettori disposti a commentare o comunque aiutare lo scrittore nel processo creativo, quando ciò è necessario. Non è detto che sia sempre così. Ci sono dei libri che sono dei prodotti editoriali buoni secondo i lettori che li stanno apprezzando, altri casi in cui o la nostra redazione o i lettori hanno preferito consigliare possibili migliorie. Noi non facciamo editing né tantomeno lo fanno i nostri lettori… parliamo sempre di consigli, che l’autore è libero di accettare o meno. Se accetta le nostre idee può pubblicare il libro su DuDag con le modifiche già fatte altrimenti se dovesse seguire quelle dei lettori può tranquillamente modificare il libro e ripubblicarlo gratis sulla piattaforma.

 

Quali ritiene siano i maggiori vantaggi per gli autori che scelgono DuDag piuttosto che un qualsiasi altro tipo di self-publishing?

In primis perché noi non siamo una piattaforma di self-publishing, quindi diamo la garanzia di un prodotto editoriale standard. Dietro le scrivanie di DuDag c’è una vera e propria redazione, ci sono delle persone che si occupano della formattazione e quindi tutti i libri pubblicati rientrano nei canoni redazionali nostri, sono dei prodotti veri e propri. Poi va sottolineato che oggi su DuDag c’è qualità. Abbiamo pubblicato due finalisti e due segnalati dal Premio Calvino. Due di questi quattro poi sono già stati pubblicati da due editori tradizionali. Lo scaffale di DuDag si sta testando anche per la sua qualità, cosa che un self-publisher non può sempre dire.

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Lorenzo BaravalleE per i lettori? Oltre ovviamente il prezzo competitivo di € 1,00 per ebook.

Come per l’autore anche per il lettore vale il discorso relativo alla qualità. Questi può visitare lo scaffale e avere la certezza di potersi assicurare più o meno sempre un prodotto di qualità. Dico così perché vanno tenuti in considerazione anche i gusti, che comunque sono gestibili grazie ai dudy. Che sono due pagine scaricabili gratis e scritte dallo stesso autore per raccontare il suo libro, non una sinossi ma proprio un racconto della propria opera. L’autore deve far capire al lettore l’essenza del proprio libro per convincerlo ad acquistarlo. In teoria il lettore può andare sulla piattaforma e scaricarsi i dudy di tutti i libri presenti, leggerli e solo successivamente scegliere quelli che lo hanno colpito. È uno strumento molto veloce.

 

Sembra, la sua, una politica commerciale o aziendale molto americaneggiante. Nel senso che lei cerca di far incontrare un qualsiasi prolifico scrittore con il pubblico in maniera che questi possa veicolare la sua scrittura per meglio indirizzarla ai gusti dei lettori, cercare il caso editoriale che attiri l’attenzione di un editore magari importante sul mercato e tentare la fortuna… lei ritiene sia questo ciò di cui ha bisogno il mercato editoriale italiano per risollevarsi?

Se per politica americaneggiante intendiamo una politica rivolta all’aspetto collettivo, allora sì. Nel senso che siamo assolutamente pro-utenti, vogliamo abbattere tutte le barriere: uno scrittore pubblica gratuitamente, può pubblicare con un editore cartaceo senza penali, un lettore può comprare a 1,00 €… per quanto riguarda invece la ricerca del caso editoriale bah, chi lo sa! Di sicuro non è questo il nostro obiettivo, che è invece poter far incontrare gli scrittori con un bacino di lettori a cui, tenendo il libro nel proprio cassetto o provando di continuo a bussare alle porte degli editori tradizionali, probabilmente non avrebbe accesso. Il mercato editoriale di oggi non è da distruggere ma da cambiare. Io sto provando a trovare un modo per poterlo fare.

 

La scrittura viene da molti intesa come un processo creativo intimo, una ricerca, interiore ed esteriore, volta all’analisi del mondo che lo circonda e al contempo uno studio del proprio essere che porta l’autore a trasfondere nelle pagine dei propri scritti sentimenti, emozioni, passioni, idee e anche ideologie, storie o racconti… perché lei ritiene importante che diventi un processo “social”?

È vero che la scrittura è un processo intimo ma nel momento in cui una persona decide di esternare al mondo il suo “prodotto intimo” diventa vero pure che la scrittura è la cosa più egocentrica che possa esistere. Dico questo nel senso più positivo del termine: uno scrittore è una delle figure, nella storia del mondo, più egocentrica perché ha la pretesa di raccontare se stesso o un pezzo di se stesso e che questo pezzo di se stesso possa interessare a tante persone. Poi, se vogliamo, la politica sociale del libro c’è sempre stata, sono stati i grandi libri ad aver mosso le opinioni del mondo… è stata la Divina Commedia a iniziare la lingua italiana. I grandi movimenti collettivi sono tutti o quasi arrivati da libri, da opinioni scritte. Quindi ritengo che DuDag non faccia altro che portare il movimento sociale sulla rete. Non abbiamo inventato niente in questo senso.

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