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Intervista a Giacomo Brunoro (LA CASE Books e Sugarpulp)

Intervista a Giacomo Brunoro (LA CASE Books e Sugarpulp)LA CASE Books, di cui è Direttore Editoriale, ha sede negli Stati Uniti. Quali sono le differenze fra il mercato digitale americano e italiano?

Le differenze sono molte e riguardano diversi aspetti. Per prima cosa l’utente americano è disposto a pagare con più facilità di quello italiano. Detto questo il mercato USA è più competitivo del nostro perché, molto banalmente, la concorrenza è altissima. È vero infatti che ci sono molti più potenziali lettori, ma spesso si dimentica che la concorrenza è sterminata. Inoltre gli statunitensi sono in genere refrattari a leggere autori stranieri, a meno che non siano autori che raccontino una realtà locale o che siano fortemente caratterizzati proprio da un punto di vista nazionale (succede lo stesso nella musica e nel cinema).

 

I progetti editoriali de LA CASE Books che stanno avendo più successo?

Senza dubbio la saggistica pop. I nostri ebook di maggior successo nel mercato italiano si possono riassumere con la parola infotainment: un’informazione di primo livello su tematiche popolari, prezzi bassi e tempi di lettura veloci. Diciamo che sono l’ideale per chi vuole togliersi una curiosità su determinati argomenti e magari approfitta di un viaggio in treno da Milano a Venezia. Se poi il lettore si appassiona e vuole approfondire gli argomenti trova sul mercato opere più specifiche. Diciamo che il nostro è un entry level: puntiamo al pubblico dei non lettori, persone che magari hanno più feeling con tablet e smartphone che con i libri. I nostri due titoli di maggior successo sono Area 51: tutta la verità di Wiki Brigades, Heinrich Himmler ‒ Il sacerdote nero del terzo reich di Axel Silverstone.

Per quanto riguarda il mercato USA invece i nostri bestseller sono due: Big Stupid di Victor Gischler e Amanda Knox and the Perugia Murder che ho scritto insieme a Jacopo Pezzan. Il motivo è molto semplice: Gischler è un autore affermato a livello internazionale e può contare su un pubblico molto fidelizzato, mentre l’ebook sul delitto di Perugia è l’unico che racconta agli americani la versione “italiana” di quella vicenda. Negli USA il caso ha avuto una risonanza mediatica pazzesca e il nostro ebook, rispetto a quelli scritti dai giornalisti americani che sono tutti innocentisti convinti (meglio stendere un velo pietoso su come viene rappresentata la giustizia italiana dagli americani…), racconta i fatti in maniera neutra e obiettiva. Non a caso siamo stati attaccati con violenza da molti lettori statunitensi perché non ci siamo allineati sulla vulgata che vuole Amanda Knox vittima del sistema italiano.

 

Il ritardo italiano sul digitale rispetto al mondo anglosassone possiede soltanto una dimensione temporale o crede invece che siano altri i problemi? Forse di natura culturale?

Da un punto di vista culturale gli anglosassoni sono molto più pratici di noi: si fanno meno problemi teorici e se una cosa è funzionale la utilizzano. Quindi sì, penso che alla base ci sia un fattore culturale. Gli USA poi, nonostante tutto, restano una nazione giovane, sempre aperta al nuovo e che guarda avanti. Non a caso l’Europa è chiamata il Vecchio continente…

 

Lo scorso dicembre il Ministro dello Sviluppo Economico, Zanonato, ha dichiarato una possibile riduzione dell’IVA sugli ebook, ora al 22%. Quanto influisce l’IVA non agevolata sulle vendite? Non è che questo ritardo agevoli qualche gruppo editoriale in maniera deliberata?

Personalmente non credo che influisca sulle vendite ma piuttosto sulla sostenibilità di un progetto editoriale. Gli editori se avessero l’IVA al 4% sugli ebook manterrebbero gli stessi prezzi più o meno, quindi le vendite non cambierebbero molto. Ma cambierebbe il guadagno degli editori che di conseguenza potrebbero lavorare meglio. Ad ogni modo sono convinto che il problema dell’IVA debba essere risolto a livello europeo (e non solo per i libri e gli ebook).

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Intervista a Giacomo Brunoro (LA CASE Books e Sugarpulp)Lei è presidente di Sugarpulp, associazione che organizza l’omonimo festival, potrebbe fare un bilancio degli ultimi anni? Quali sono gli obiettivi futuri di una manifestazione che è diventata nel tempo sempre più conosciuta non solo dagli appassionati?

Sugarpulp è un vulcano di idee. Da gennaio è attivo sugarpulp.com, la sezione completamente in inglese del nostro portale; a inizio febbraio abbiamo lanciato un nuovo polo culturale nel centro di Padova insieme a Kinima, associazione che si occupa di fotografia e cinema; ora stiamo portando avanti una rassegna letteraria a Piove di Sacco, importante cittadina della Provincia di Padova. A settembre tornerà il nostro festival in una veste del tutto rinnovata, con tanti ospiti internazionali e molte sorprese. L’obiettivo è quello di esportare sempre di più i nostri autori e la nostra cultura, senza naturalmente dimenticare l’importanza di affermarsi a livello nazionale. C’è ancora tantissima strada da fare….

 

Dopo avere avuto una lunga esperienza lavorativa a Milano, è tornato nella terra natia, a Padova, pensa che la provincia possa essere migliore della città sotto quali aspetti?

La qualità della vita, senza dubbio, è migliore in provincia. Per quanto riguarda gli aspetti professionali però Milano resta un punto di riferimento in Italia, soprattutto per determinati ambiti come ad esempio quello della comunicazione.

 

Supponiamo che lei si trovi a ricoprire per 100 giorni il ruolo di Zanonato, ci dica le prime tre azioni che metterebbe in moto per riportare l’economia in crescita.

Detraibilità totale delle spese per singoli e imprese, introduzione del concetto di responsabilità diretta per chi lavora nel settore pubblico (soprattutto per i dirigenti che, nonostante gli stipendi da favola, alla fine non sono mai chiamati a rispondere di alcun risultato), riduzione degli oneri a carico dei datori di lavoro che rendono troppo leggera la busta paga dei lavoratori.

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