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Gianrico e Francesco Carofiglio, La casa nel boscoNell’ambito delle numerose manifestazioni che preannunciano l’Expo 2015, il cui tema sarà Nutrire il pianeta, «La Cucina» del «Corriere della Sera» ha organizzato dal 14 al 23 marzo Cibo a regola d’arte 2014: un percorso di incontri, laboratori e degustazioni dentro la cultura del cibo, alla scoperta di gusti, maestri, territori. In questi dieci giorni, nella magnifica cornice della Sala delle Polene del Museo della Scienza e della Tecnica, si alterneranno esibizioni di chef famosi, degustazioni e laboratori didattici, ma non solo: è all’interno di questa manifestazione che Rizzoli ha scelto di collocare anche una poco convenzionale presentazione di La casa nel bosco, romanzo in uscita il 19 marzo, scritto a quattro mani da Francesco e Gianrico Carofiglio.

Si tratta di una sorta di operazione nostalgia, in cui due fratelli, che la vita ha condotto a percorrere strade differenti, si ritrovano a doversi recare insieme, per l’ultima volta, nella vecchia casa di campagna dove trascorrevano le vacanze durante l’infanzia e la prima adolescenza, che è stata venduta dopo anni di abbandono.

Il breve viaggio si trasforma in una rievocazione, a tratti malinconica, a tratti più ironica e scanzonata, di svariati ricordi comuni, ma soprattutto di sensazioni credute ormai perdute, come gli odori e i sapori dei cibi consumati in famiglia: i rituali legati al cibo hanno largo spazio all’interno del romanzo, cosa che ne giustifica la  presentazione all’interno di una manifestazione enogastronomica.

Angela Frenda, food editor responsabile della sezione cucina di Corriere.it, ha sfidato gli autori a cimentarsi nella preparazione di una delle sette ricette della tradizione familiare dei Carofiglio riportate in coda al romanzo, sfida raccolta da Gianrico che si è mosso con disinvoltura tra pentole e padelle, rispondendo contemporaneamente alle domande in un divertente scambio di battute con Francesco, e la performance è stata molto apprezzata dal pubblico. Per chi leggerà il libro, la ricetta eseguita è stata quella degli “spaghetti all’assassina”.

Subito prima dell’evento, i fratelli Carofiglio hanno concesso a Sul Romanzo questa intervista.

 

Per prima cosa vorrei sapere di chi è stata l’idea di scrivere questo libro insieme, se vostra o dell’editore.

G: Sono idee che nascono così, senza che si possa individuare un momento preciso. È capitato che si parlasse della possibilità di un libro come questo, ma per renderlo un po’ diverso da altri dello stesso genere già presenti in libreria, è venuta fuori anche l’idea di scriverlo a quattro mani, per moltiplicare il punto di vista, posto che il libro è sulla memoria, sul ricordo di una certa età della vita, in quanto centrato sui sapori e sugli odori dell’infanzia. L’idea di parlare di due persone che hanno condiviso gran parte delle esperienze, ma che restano comunque profondamente diverse, ci sembrava più originale.

 

Ma lei, Francesco, era d’accordo, l’idea le piaceva o si è adeguato?

F: Sì, anche  perché l’idea si è formata in modo graduale, lavorandoci insieme.

 

Io ci ho trovato affinità con una pagina di Le perfezioni provvisorie, che è molto simile, quella in cui il personaggio fa l’elenco delle cose che ricorda da bambino.

G: In qualche modo, l’orizzonte della nostalgia è lo stesso, ma spruzzata di autoironia, in un tentativo di sorriderci sopra per evitare di cadere nel dolciastro. Per usare una metafora della cucina, volevamo stemperare la dolcezza della malinconia con la punta piccante dell’ironia e dell’autoironia.

F: Abbiamo giocato sugli odori e sui sapori come in quel gioco che si fa da bambini, quel gioco di link progressivi degli agganci, quel “cosa ti ricordi cosa” che è diventato un meccanismo fondamentale della storia.

 

Ma esiste veramente questa casa, la storia è vera?

G: Certo che esiste questa casa, ma la storia è naturalmente romanzata. Prende spunto da fatti veramente accaduti, in qualche caso riprodotti in modo fedele, in altri rielaborati in modo romanzesco. La casa esiste ancora anche se l’abbiamo effettivamente venduta.

F: Sì, noi siamo davvero andati a svuotarla e la cosa ha scatenato inevitabilmente i ricordi.

 

Chi è il miglior cuoco fra voi?

F: Lui!

G: Cuciniamo cose diverse e abbiamo gusti diversi.

 

Vi piace cucinare?

G: Mi ci diverto ma lo faccio in modo sporadico, Francesco in realtà ci si dedica molto più di me.

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Gianrico e Francesco CarofiglioNei suoi libri, e qui mi rivolgo a Gianrico, ci sono spesso riferimenti alla cucina, alle ricette, si sente un’attenzione per il tema.

G: Ho attenzione per la cucina, in generale mi piace esercitare modi e tempi, mi piace soprattutto mangiare le cose più varie. Il riferimento alla cucina, se non diventa lezioso, è un segmento efficace della caratterizzazione dei personaggi.

 

Ci sono in effetti romanzi in cui si riesce a parlare molto bene della cucina, come Dona Flor e i suoi due mariti di Jorge Amado, di cui mi ricordo le affascinanti ricette brasiliane. Ma voi, il quaderno di ricette di vostra madre di cui si parla nel libro l’avete trovato davvero o no?

F: Non esiste in realtà quel quaderno, ma esistono dei documenti che fanno riferimento a ricette ibride, un po’ sicule e un po’ pugliesi, poi noi ci abbiamo lavorato parecchio sopra.

G: L’idea era di riuscire a combinare due fattori, così che non fosse possibile, leggendo il libro, identificare cosa fosse reale e dove partisse la manipolazione letteraria. C’è insomma il piacere di fare in modo che nessuno potesse riconoscersi del tutto nelle storie raccontate. Creare un effetto come di non perfettamente a fuoco, così che qualcuno, leggendo il libro, possa riconoscere in qualche modo uno dei fatti che l’hanno ispirato, ma non del tutto: potrebbe essere ma anche non essere, e questo secondo me è una parte del gioco.

F: Sì, direi che noi abbiamo fatto dei giochi di prestigio mescolando le cose in modo che nessuno si possa riconoscere.

 

Per evitare, per esempio, che il compagno di scuola di cui avete parlato male vi telefoni infuriato?

G: Diventa impossibile, perché le cose sono state modificate perché non ci sia questo rischio.

 

Adesso prevedete di scrivere ancora insieme, lo rifarete o questo libro resterà un unicum?

G: È stato faticoso ma anche divertente, se mi chiede se lo rifarei la risposta è sì, perché tra l’altro mi ha aperto delle prospettive diverse sulla scrittura. Se poi lo rifaremo davvero, questo per ora non lo so.

F: Ci sono più che altro le esigenze di prenderci il tempo necessario, perché il lavoro di squadra per scrivere questo libro è stato impegnativo, e ha richiesto un tempismo particolare.

 

Come vi siete organizzati? Avete steso una traccia prima o siete andati a braccio?

F: Abbiamo parlato a lungo prima, in tempi differenti, abbiamo rivisto i luoghi e abbiamo steso una traccia, poi abbiamo lavorato insieme prendendoci un periodo di clausura quasi monacale per circa un mese. Da questo viene il fatto che l’impatto generale si possa riferire a una penna unica, da cui emergono comunque le personalità differenti.

G: Sì, in realtà il fatto che i capitoli siano divisi tra i due personaggi è solo un espediente narrativo, perché tutto il lavoro è stato fatto insieme.

 

In effetti mi sono sempre chiesta come lavorino i grandi scrittori che firmano in coppia, come ad esempio Fruttero e Lucentini.

G: A me risulta che si dividessero proprio il lavoro in parti, perché avevano un’abitudine decennale a lavorare insieme e per loro era un fatto naturale scrivere in coppia.

 

Parlando degli altri libri, a quando il prossimo romanzo sull’avvocato Guerrieri?

G: è possibile che arrivi entro l’anno o l’inizio del prossimo, perché sto cominciando a ragionare sulla storia, ma al momento non sono in grado di rispondere con sicurezza. Diciamo entro un anno.

 

Questa è una buona notizia per i suoi lettori, perché è un personaggio in cui credo ci si possa immedesimare facilmente.

G: Sì, è uno sfigato simpatico.

 

E lei cosa pensa dei romanzi di suo fratello?

F: Alcuni libri mi sono piaciuti più o meno di altri. I miei preferiti comunque sono sempre Il passato è una terra straniera e il secondo di Guerrieri (Ad occhi chiusi), perché ci ritrovo molte cose che ho condiviso. In assoluto, direi  proprio Il passato è una terra straniera.

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