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Intervista a Enrico Brizzi, presidente di giuria del Premio ITAS del Libro di Montagna

Intervista a Enrico Brizzi, presidente di giuria del Premio ITAS del Libro di MontagnaTRENTO – Il Premio ITAS del Libro di Montagna, il concorso letterario dedicato alle opere in cui si celebra la montagna, è giunto alla sua tappa conclusiva proclamando i vincitori della 44ᵃ edizione nell’ambito del 66° Trento Film Festival. Il presidente di giuria Enrico Brizzi e Lorenzo Carpanè, coordinatore del Premio e responsabile del progetto formativo dedicato ai ragazzi Montagnavventura, insieme a Paolo Cognetti, vincitore dell’edizione 2017, hanno annunciato i vincitori e i segnalati speciali.

I vincitori sono Roberto Casati con La Lezione del Freddo (Einaudi) come migliore opera narrativa, Sandy Allan con La Cresta Infinita (Alpine Studio) come migliore opera non narrativa e Séverine Gauthier e Amélie Fléchais con L’Uomo Montagna (Tunuè) come migliore opera narrativa per ragazzi.

Per l’occasione abbiamo intervistato Enrico Brizzi, scrittore (autore, tra i tanti, del romanzo cult Jack Frusciante è uscito dal gruppo) e presidente della giuria del premio Itas.

 

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Proviamo a fare un bilancio del premio Itas 2018?

La giuria del Premio ITAS, che ho l’onore di presiedere, ha saputo lavorare in piena armonia anche quest’anno, individuando con facilità i libri da segnalare come più meritevoli e i vincitori da premiare. La giuria del Premio Itas ha accolto il ritorno all’annualità del premio con piena soddisfazione; mai come oggi l’editoria consacrata alla montagna sembra vivace e capace di presentare un ampio e variegato ventaglio di titoli. Ne sono testimonianza eccellente i vincitori 2018: il saggio narrativo di Roberto Casati sul freddo e i suoi inattesi insegnamenti, l’ironica e potente narrazione di Sandy Allan di un’impresa alpinistica di primissimo ordine lungo la Mazeno ridge, e la delicatissima opera grafica francese L’Uomo montagna di Séverine Gauthier e Amélie Fléchais.

 

Una letteratura di montagna che pare inarrestabile.

È una letteratura che è sempre più diffusa, come più diffusa è l’attenzione allo stile di vita, alla vita all’aria aperta e ai consumi consapevoli. Negli anni ‘80, quando ero ragazzino, sembrava che le risorse fossero inesauribili, che ogni anno si sarebbe stati più ricchi dell’anno prima. Sembrava che si andasse verso un'opulenza sfrenata. Oggi che tutto questo è crollato tornano argomenti più sostanziosi.

Intervista a Enrico Brizzi, presidente di giuria del Premio ITAS del Libro di Montagna

L’editoria riesce a star dietro al premio che è tornato all’annualità?

Secondo me sì, soprattutto se penso a come si sia aperto il ventaglio dei generi. Una volta c’erano soltanto la cronaca della performance, scritta dall’autore o dal suo ufficio stampa, che ti mette di fronte a dei nibelunghi che sconfiggono il destino e la tempesta più violenta di tutti i tempi, e alcuni timidi romanzi in cui a un tratto compariva la montagna. Oggi la montagna diventa protagonista in tutta una serie di generi diversi: basta vedere la produzione di guide e mappe.

 

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Si diffondono i libri e si diffonde l’amore per la montagna.

Sì, e me ne accorgo da un elemento empirico: lungo i sentieri, se guardi gli zaini in spalla a chi cammina, vedi tanta gente con gli zaini nuovi. O hanno cambiato lo zaino dopo l’ultima escursione o in molti hanno cominciato di recente. Trovo che sia una cosa bella. Certo, quando una cosa diventa di moda c’è tutta una serie di problematiche, basti pensare al reality “Monte Bianco”, molto contestato dagli alpinisti, ma per me più gente c’è meglio è.

Poi si è avvicinato Paolo Cognetti e, scherzando, abbiamo dato la colpa di questa “invasione” a lui e al suo romanzo, Le otto montagne.

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