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Intervista a Cinzia Tani, docente di scrittura creativa

Cinzia TaniDopo Annalisa Bruni e Raul Montanari proseguono gli incontri con scrittori che da anni tengono anche corsi di scrittura creativa. Questa settimana abbiamo parlato con Cinzia Tani, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici, scrittrice con alle spalle una trentina di opere tra racconti, romanzi, biografie e saggi. Cinzia Tani vive a Roma, dove lavora, scrive e tiene i suoi corsi di scrittura. Nel 2004 è stata nominata dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Cavaliere della Repubblica per meriti culturali, onorificenza che si aggiunge a molti premi letterari, tra i quali il Premio Campiello, il Premio Maria Teresa di Lascia e il Premio Internazionale Federico II.

Quando e come ha iniziato a tenere corsi di scrittura creativa?

Circa quindici anni fa. Tengo corsi di scrittura tutti i martedì sera in una libreria di Roma e poi ho dei laboratori mensili sempre nella stessa libreria, inoltre faccio stage di scrittura in altre città e un corso di scrittura alla Luiss di Roma.

 

C'è stata un’evoluzione dei suoi corsi in questi anni? Sono cambiate le tecniche o le tematiche?

Dipende dai corsi. Nel corso base, di dieci lezioni, mando dispense e faccio fare esercizi su argomenti che sono quasi sempre gli stessi anche se aggiorno i miei appunti continuamente e cambio le esercitazioni. Gli argomenti sono: l'incipit, il finale, l'intreccio, i personaggi, il punto di vista, i dialoghi, i generi letterari, le descrizioni ecc. Chi finisce il corso base poi continua in un laboratorio mensile in cui mando sempre delle dispense (il romanzo di formazione, il noir, il giallo, la fantascienza, letteratura per l'infanzia) e mi occupo delle opere dei corsisti (raccolte di racconti, romanzi ecc.) oltre a trovare piccoli editori che pubblichino alcuni lavori collettivi (ne sono usciti già una decina). Per la Luiss le dispense e gli esercizi cambiano perché trovo argomenti più attinenti al corso di laurea degli studenti (reportage, inchieste, commenti politici, riflessioni sull'economia e la società di altri Paesi).

 

Come sono cambiati, se sono cambiati, i suoi allievi (età, sesso, professioni...)?

Le professioni sono tante, i corsisti sono uomini e donne di tutte le età ma ultimamente ho molte giovanissime: 14-15-16 anni. Ho anche una nonna novantenne che viene con la nipote di sedici anni. Le ragazze sono bravissime. Grandi lettrici, pronte a svolgere tutti gli esercizi nonostante i compiti scolastici e gli esami.

 

Sono cambiate le loro aspirazioni, è cambiata la qualità delle loro prove e produzioni?

Di solito sono persone che leggono molto, che amano scrivere, che mi chiedono di correggere i loro lavori e che partecipano volentieri a tutti i concorsi letterari che segnalo (e molti li vincono). Alcuni di loro aspirano ovviamente alla pubblicazione (e molti pubblicano) ma non è il motivo principale per cui partecipano ai corsi.

 

Quali sono state e quali sono ora le difficoltà maggiori che si incontrano durante i corsi (carenze a livello grammaticale, di vocabolario, o di conoscenze letterarie...)?

Di solito le difficoltà sono poche. Quasi tutti scrivono bene ma manca a molti di loro un metodo di lavoro, un editing ben fatto, consigli sui progetti da realizzare. È un lavoro di gruppo in cui tutti leggono tutto e partecipano scrivendo centinaia di mail di consigli, incoraggiamenti.

 

Ha avuto qualche bella soddisfazione, c'è qualche allievo o qualche opera che lei ricorda con particolare piacere, qualche aneddoto o qualche incontro curioso?

Marta Dionisio è venuta da me a quindici anni con una bella idea per un romanzo e a diciassette pubblicava per Fazi il primo libro, adesso ha pubblicato il secondo. L'ho ritrovata anche nel corso della Luiss. Molti miei corsisti hanno preso spunto da un'esercitazione particolarmente riuscita che poi hanno sviluppato e pubblicato. Ultimamente un'assidua frequentatrice dei laboratori, Giuseppina Mellace, ha pubblicato con la Newton Compton un libro sulle foibe e ora siamo tutti impegnati a suggerirle un'idea per il secondo libro che le è stato chiesto dalla casa editrice. Ma sono veramente tanti quelli che hanno pubblicato libri dopo il corso. Ilaria Ceci, una ragazza eccezionale che segue i miei corsi da quando aveva 14 anni (ora ne ha 19) ha scritto l'ultimo capitolo del mio saggio sul femminicidio Mia per sempre e la Mondadori ha scelto per il retro della copertina una sua frase (e non una mia) perché è particolarmente bella. Sono molto orgogliosa di lei e leggo in tutte le mie presentazioni una parte del suo lavoro (applauditissimo!).

 

C'è un autore/un'autrice, o un libro a cui fa più spesso riferimento?

I classici, sempre. Flaubert, Fitzgerarld, Dostoevskji, Hemingway, Poe, Zola, Camus, … spesso Calvino. Ma poi dipende. Se stiamo scrivendo una raccolta di fiabe porto esempi dei grandi narratori di favole, se si tratta di racconti sugli adolescenti ho un'altra lista di autori. Così per il giallo, il noir, la fantascienza, il fantasy, l'horror, ecc..

 

Solitamente si pensa che un corso di scrittura creativa sia più "indicato" per la narrativa, secondo lei si può “insegnare” anche a scrivere poesie? Nel caso ha qualche esperienza in merito?

No, per la poesia un corso di scrittura creativa non è indicato. La poesia è molto più personale, non si può insegnare niente. Tra i corsisti c'è qualche poeta che ha maggiore facilità di scrittura quando passa alla prosa, è la capacità di concentrazione, la scelta delle parole, la mancanza di ripetizioni e banalità...

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Cinzia TaniLei non pensa che oggi si faccia talvolta un grande abuso dei corsi di scrittura creativa? Non c'è il rischio che si vada ad alimentare solo un aspetto narcisistico dei corsisti, dato che, diciamocelo, tutti in Italia hanno un libro nel cassetto?

Trovo che sia scandaloso il numero di libri pubblicati in Italia. Gli editori sfornano libri in continuazione e poi non li seguono, li lasciano morire in pochi giorni a parte alcune eccezioni. Non trovo scandaloso che una persona voglia scrivere e migliorare. Vorrei che fossero poi gli editori a fare una maggiore selezione. Escono dei libri raccapriccianti. In libreria ho un mio tavolino (libri suggeriti da Cinzia Tani) e chiedo ai corsisti di andare soprattutto a scegliere lì, lasciando perdere quello che vedono nei tavoli delle ultime uscite. Naturalmente questo non vale per i classici che suggerisco continuamente.

Per quanto riguarda i corsi di scrittura ho notato che alcuni sono fatti veramente male. L'insegnante non si mette in gioco, non dà la propria mail, non corregge a casa i racconti, parla soprattutto del proprio lavoro. Io passo le serate a correggere montagne di pagine e spesso rivedo lo stesso lavoro anche cinque volte di seguito perché migliori.

 

Scrittura (anche creativa) e media. Lei che ha una lunga esperienza in radio e tv che percezione ha dei programmi che parlano di scrittura? Trasmissioni come Non è mai troppo tardi di Alberto Manziavrebbero ancora un senso?

La trasmissione Non è mai troppo tardi era un capolavoro ed è stata importantissima per insegnare a leggere e scrivere agli italiani in un periodo storico in cui l'analfabetismo era molto alto. Oggi non avrebbe più senso. Come non hanno senso le passerelle degli scrittori in tv. Nel programma che conduco con Guido Barlozzetti ogni mattina (Uno Mattina Caffé dalle 6.05 alle 6.30) parliamo di moltissimi libri ma sono quasi sempre saggi che diano la possibilità di approfondire un argomento. Raramente parliamo di narrativa anche se io suggerisco spesso, all'inizio del programma, un libro di narrativa straniera che ho particolarmente amato, appena uscito o meno recente (Cameron, Durrenmatt, Carrière, Nemirowski, Tammuz, Barnes, solo per citarne alcuni).

 

Restando sempre in tema "pedagogico", secondo lei sarebbe utile insegnare un po' di scrittura creativa nelle scuole italiane? Alcuni esempi ci sono già, ma sono lasciati all'iniziativa personale. Lei per caso ha qualche esperienza in merito?

Assolutamente sì. Conosco alcune scuole che hanno questi corsi perché gli studenti poi vengono da me a seguire i laboratori e trovo che siano bravi e preparati, molto più di coloro che non hanno avuto la fortuna di seguire anche a scuola un corso del genere. Io ho fatto degli stage di due giorni in alcune scuole, tornando poi dopo un mese per commentare i lavori che avevo chiesto di svolgere.

 

Qual è il suo prossimo progetto a livello personale? E in materia di scrittura creativa?

A livello personale esce in questi giorni il mio ultimo romanzo: La storia di Tonia. Parla dell'immigrazione italiana in Australia alla fine dell'Ottocento, della forza d'animo e coraggio che dimostrarono gli italiani e delle discriminazioni che subirono. Parla della "Stolen generation", i soprusi che gli inglesi fecero agli aborigeni, strappando i bambini mezzosangue alle famiglie per inserirli nel "loro" mondo ed eliminare il "negro" che era in loro. Parla di due gemelli appassionati, Marc, cacciatore e allevatore di serpenti, accusato di un omicidio che non ha commesso, e Diane, musicista di talento che sacrifica la sua vita alla causa dei nativi. Ma soprattutto della loro indomita madre, Tonia, partita dall'Italia a sedici anni e diventata proprietaria di uno dei migliori ristoranti di Sidney.

In materia di scrittura creativa continuerò i corsi fino a luglio per riprenderli a ottobre. L'undici giugno porteremo a teatro una raccolta di atti unici e monologhi dei corsisti, dobbiamo terminare un'antologia di fiabe, una sui personaggi "colorati", una sui "malvagi", un altro lavoro che si intitola Girotondo napoletano in cui ogni autore scrive un racconto su due personaggi e passa il secondo al prossimo autore che lo accoppia a un secondo personaggio, e così via finché il cerchio si chiude.

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