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Intervista a Caterina Armentano

Ospitiamo un’intervista di Emanuele Pettener, docente di Lingua e Letteratura Italiana presso la Florida Atlantic University.

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Caterina ArmentanoCaterina Armentano, nata e residente in Calabria, pubblica nel giugno 2006 la raccolta di poesie “Il sentiero delle parole”, edito da Torchio Editore, nel febbraio 2008 la raccolta di racconti “Sotto l’albero di mimosa”, edito da Aletti Editore, e nel novembre 2010 “Libero arbitrio”, edito da 0111 Edizioni, oltre a numerose poesie, racconti e fiabe inserite in raccolte antologiche. Collabora con il sito Good Morning, cura il blog personale Libero arbitrio e il B-file.


La sua scrittura si occupa soprattutto di donne, spesso offese e maltrattate. Perché?


Perché c’è una realtà che va ancora trattata. In molti, credendo fermamente all’emancipazione, si dimenticano che esistono ancore situazioni di disparità, di patriarcato, di abuso del proprio potere sui più deboli, su coloro quali non hanno possibilità di riscatto. Quante donne sono senza lavoro, senza sostegno familiare, costrette a vivere con uomini che non amano? Che si lasciano maltrattare ogni giorno, per amore dei figli, per paura di non farcela, perché non sanno a chi chiedere aiuto? Quante donne, intelligenti, preparate, colte finiscono con il subire i ricatti morali e psicologici di uomini ossessivi che dopo aver creato strutture mentali cementificate sull’incertezza e l’inadeguatezza, riducono la donna l’ombra di se stessa? Schiava delle proprie paure? 


Si considera una scrittrice femminista?


No. Sono una scrittrice, punto. Scrivo la realtà che vedo, che percepisco, che trovo scavando intorno a me. Quante bugie dietro l’apparente normalità, quanti abusi, sconfitte, violenze e quanti credono di meritare maltrattamenti e una vita infelice, indegni di un percorso soddisfacente. Definirmi scrittrice femminista è riduttivo perché scrivo “degli altri” non solo delle donne ma di chi vive ogni giorno cercando un pezzo di se stesso tra le macerie.


Ha senso la distinzione fra scrittura femminile e maschile? Se sì, come definirebbe entrambe?

No, io non trovo distinzioni, quest’ultime sono solo dei modi per classificare quello che esprimiamo, il modo in cui uno scrittore lavora. Come può la scrittura avere sesso? La scrittura non ha le regole ferree in cui l’uomo la imprigiona, una storia scritta bene, una storia carica di pathos, di energia, che fa vibrare il cuore e le membra di chi legge non ha bisogno di assiomi certificati ad arte. A volte bisognerebbe leggere senza conoscere il nome, l’origine e il sesso dello scrittore per provare a capire se queste informazioni pesano o meno sul nostro giudizio finale. Io da lettrice, prima che da scrittrice, posso dire che molte storie mi hanno colpita per la veridicità, per la carica emotiva e per il genio dell’intuizione di chi in quel momento creava. “Madame Bovary” è stato scritto da un uomo eppure è un romanzo fortemente femminista che rompe gli schemi della società del Diciannovesimo secolo, e altrettanto “Anna Karenina” tratta temi considerati persino “peccaminosi” per l’epoca, riuscendo a fare un’analisi dei personaggi e soprattutto della protagonista profondamente psicologica. 


Può raccontarci il suo percorso editoriale fino alla pubblicazione di "Libero arbitrio" (0111 edizioni, 2010) e quali sono stati vantaggi e svantaggi di questa avventura?


Il mio percorso è iniziato nel 2006 con la pubblicazione di una raccolta di poesie “Il sentiero delle parole”, Torchio Editore, ho continuato nel 2008 con la pubblicazione di “Sotto l’albero di mimosa”, Aletti Editore, una raccolta di racconti. Nel mentre ho pubblicato racconti, fiabe e poesie su diverse antologie e ho iniziato un percorso alternativo: scrivere post e articoli per giornali telematici e siti culturali. La pubblicazione di “Libero arbitrio” è stato il mio primo vero salto nel mondo dell’editoria, della scrittura. Non solo perché quest’ultimo è un romanzo, quindi più strutturato, ma credo che da esso emerga di più la mia personalità di scrittrice. Ho lavorato molto alla stesura e alla revisione del romanzo, circa dieci anni. Dopo aver creduto che il materiale fosse pronto alla pubblicazione ho iniziato il percorso della trafila dell’invio alle case editrici. Ho avuto cinque risposte positive, quella della 0111 Edizioni mi è sembrata la più onesta e la più fattibile. L’unica vera pecca è che lo scrittore contemporaneo naviga in un mare pieno di altri scrittori, aspiranti tali o pseudo-scrittori che si fanno abbagliare dal fascino della pubblicazione a pagamento per emergere dalla massa, dalla confusione; è davvero difficile, anche se con tenacia e perseveranza alcuni risultati si ottengono, ma non bisogna mai abbassare la guardia, questo lavoro non lo consente. 


In che modo la rete l'ha aiutata nel promuovere il suo romanzo?


Io adoro il web: è grazie a questa grande “macchina” se sono arrivata laddove “le mie gambe non avrebbero potuto portarmi”. Le collaborazioni, i concorsi letterari, la possibilità di fare uno scarto delle case editrici non idonee alla pubblicazione per chi desidera fare questo lavoro con serietà, la possibilità di confrontarsi con altri colleghi. Internet consente a delle semplici idee di diventare veri e propri lanci promozionali. L’estate scorsa ho ideato “Il libero arbitrio blog tour” che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, successivamente “Il libero arbitrio spin-off concorso letterario” che mi ha vista collaborare con i più conosciuti autori emergenti italiani e per ultimo “Lo dico io per primo!” una rubrica su “Libero arbitrio blog” che mette alla prova la bravura dei lettori, degli amanti della letteratura attraverso una prova di memoria e di talento. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza internet, almeno non in maniera così ampia e continuativa! In più le recensioni, le interviste, e anche la possibilità di contattare librerie e fiere diventa veloce e comodo con un clic da casa! 


Qual è il suo sogno nel campo della scrittura?


Scrivere e pubblicare. Sembrerà banale ma non sempre le due azioni coincidono! Riuscire ad arrivare al pubblico senza dover fare tante capriole e salti mortali perché molte librerie e associazioni culturali non apprezzano gli emergenti e coloro i quali non pubblicano con case editrici dal nome altisonante. Se ci fosse più coesione tra case editrici e librerie il lavoro dello scrittore sarebbe più facile.


Vi é uno scrittore sconosciuto ai più (magari perché pubblicato da un piccolo editore o poco promosso dai media) che si sentirebbe di consigliare?


La mia collaborazione con il sito culturale Good Morning mi ha portato a conoscere un giovane scrittore italiano: Alessandro Marchi che ha esordito nel 2009 con “Parada Opera”(Marco Pagliai editore, 2009), un romanzo intriso di realismo magico ma profondamente realistico che mi ha colpito per l’essenzialità, la maturità emotiva, artistica e psicologica dello scrittore e anche per il tema trattato: in una realtà editoriale in cui si leggono soprattutto storie di vampiri, scrivere un pezzo di storia mondiale, che appartiene a tutti, circoscrive Marchi nella cerchia dei coraggiosi! Uno scrittore da tenere d’occhio e un’opera che consiglio vivamente di leggere.

 

Emanuele Pettener insegna lingua e letteratura italiana alla Florida Atlantic University, a Boca Raton, quaranta miglia a nord di Miami. In Italia e negli Stati Uniti, ha pubblicato diversi racconti e saggi, fra cui “John Fante e gli altri: lo strano destino degli scrittori italoamericani” (In Quei bravi ragazzi, a cura di Giuliana Muscio e Giovanni Spagnoletti, Marsilio, 2007) e curato il cinquantesimo numero della rivista Nuova Prosa, Essere o non essere italoamericani (Greco&Greco;, 2009); è autore del volume Nel nome del Padre, del Figlio, e dell’ Umorismo: i romanzi di John Fante (Franco Cesati Editore, 2010) e del romanzo È sabato mi hai lasciato e sono bellissimo, inserito nella collana “L’Isola Bianca”, diretta da Roberto Pazzi per Corbo Editore (2009).

 

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Commenti

Bella intervista, belli i concetti espressi. Mi permetto di dire, però, che Aletti a quanto risulta a me attraverso le esperienze di amici poeti, è una casa editrice a pagamento. Magari la Armentano è stata pubblicata a titolo gratuito, però stigmatizzare "un mare pieno di altri scrittori, aspiranti tali o pseudo-scrittori che si fanno abbagliare dal fascino della pubblicazione a pagamento per emergere dalla massa" non lo trovo giusto viste le scelte iniziali operate. Preferirei che una scrittrice che ha raggiunto buoni livelli, quale la Armentano, mettesse in guardia senza giudicare.
Ovviamente è un mio parere e vale quel che vale.
Laura Costantini

La ALETTI è rigorosamente a pagamento e lo sanno tutti. Concordo con Laura Costantini. Mi dispiace ma è un controsenso assurdo quanto affermato dall'autrice dopo.

Eccomi! Ringrazio Emanuele Pettener per l'intervista e per le domande, davvero interessanti. Nel voler rispondere alla signora Costantini e alla signora Rosella volevo precisare che il mio non è un giudizio. Non è nella mia natura giudicare le scelte altrui, posso non condividerle ma non mi sono mai imposta come giudice e certamente non desidero iniziare in questo campo! Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Credo di essermi espressa male, tutto qui, la mia risposta era riferita alla domanda di Pettener " ... svantaggi di questa avventura?" ... gli svantaggi sono emergere dal caos di tanti autori, pseudo - autori e aspiranti tali che intasano il mercato, intasano le case editrici con il desiderio di "diventare famosi", in molti credono che pubblicare sia diventare la futura Rowling o il Dan Brown de "Il codice da Vinci". Non è facile ricavarsi uno spazio e far capire che si vuole fare questo mestiere con serietà se nove italiani su dieci desiderano pubblicare a tutti i costi. Sarebbe così onesto verso se stessi e verso i lettori prendere sul serio il proprio lavoro. Un libro è un universo con diversi mondi e bisogna presentarlo anche in un certo modo, gli scrittori sono responsabili ( almeno per me è così) di quello che scrivono. E' come mettere al mondo un figlio e lasciarlo al suo destino senza soddisfare neanche i bisogni primari. E poi bisogna dire che un romanzo, un'opera in genere ha un costo e che al lettore è giusto dare un "prodotto" di buona qualità. Poi se la storia, lo stile non piace è un altro fattore!
La mia esperienza con la Aletti non è stata positiva, l'ho sempre affermato, in vari forum e in varie interviste. Sono arrivata alla pubblicazione di "Sotto l'albero di mimosa" attraverso un concorso. La precedente pubblicazione era stata "idilliaca". Un editore generoso, disponibile, pronto a "caricare" tomi di libri e partire per fiere e mercatini, ho pensato ingenuamente che gli editori operavano tutti allo stesso modo. Non conoscevo il mondo dell'editoria. L'esperienza con Aletti mi ha aperto gli occhi perché in molti hanno rifiutato di recensire la mia raccolta di racconti perché proveniva da una casa editrice a pagamento, molti forum mi hanno snobbato, molti concorsi non hanno accettato la mia candidatura. E mi è dispiaciuto tanto!
Non ho commesso lo stesso errore con "Libero arbitrio" perché l'esperienza mi ha maturato. E vorrei che ogni scrittore, aspirante tale o pseudo tale prima di arrivare alla pubblicazione pensasse al lettore e poi a se stesso. Io in un certo senso sono stata fortunata perché pubblicare con l'Aletti non mi ha danneggiata più di tanto, anzi ha rafforzato alcune mie convinzioni. Ma autori seri si arenano a causa di case editrici poco serie che non sostengono l'autore. In molti credono che pubblicare sia l'arrivo, invece è la partenza, la fase più difficile, è un percorso in salita e con molte curve e se lungo il percorso oltre a chi è davvero motivato ci sono anche le "belle statuine" che vogliono notorietà e gloria allora la strada diventa anche acciottolata! Tutto qui! Poi siamo in un paese libero e democratico, una persona con i propri soldi può fare quello che vuole. Anche pubblicare un libro!

Pubblicare a pagamento? Io l'ho fatto e non ci ho guadagnato esattamente nulla. Perchè l'ho fatto? Perchè credevo in me stessa (anche adesso credo in me stessa) e dicevo che se un prodotto è buono, sarà il lettore a deciderlo. Non è vero, come dice Caterina, l'editore di cui vai vestito può arrivare a penalizzarti, a escluderti, a umiliarti. Oggi dico, no al pagamento, assolutamente, questi sono millantatori senza neppure la conoscenza minima per editare un libro e salvare la faccia. Ma lo dico con l'esperienza sulle spalle, senza rinnegare nulla di ciò che ho fatto. Diciamo che adesso sentir elogiare un mio scritto in maniera troppo perfetta, mi fa escludere ulteriori contatti con questi elementi. Detto questo... vorrei congratularmi per l'intervista con domande davvero interessanti e risposte che non deludono le aspettative. Io ho letto Caterina Armentano ed una di quelle autrici che un giorno, e io ci prendo sempre, potrà andare vestita d'un degno editore.

ho pensato ingenuamente che gli editori operavano tutti allo stesso modo

Se posso permettermi, visto che si sta parlando di scrittura ed edizioni, di solito: "ho pensato ingenuamente che gli editori operassero tutti allo stesso modo".

Per il resto, grazie per il consiglio su Marchi.

@Annalisa: Se posso permettermi me ne ero accorta dell'errore ma non ho puntualizzato ( con una sorta di rettifica!) perché leggendo l'insieme si nota ( almeno per me!) che è stata una svista, causata dall'impeto, visto che ho scritto di getto e purtroppo non ho riletto prima di pubblicare. ( Sempre colpa mia! Per carità!) Qui tutti professori e maestrine, comunque. Accoglienza davvero calda, fate concorrenza all'inferno, complimenti!

Essendo io l'autore dell'intervista e quindi responsabile dell'editing finale, assieme al titolare del blog, mi prendo io la responsabilita' di qualsiasi svista o errore. Ma qui c'e' poco da recriminare. Esiste l'uso della lingua che via via modifica le regole. E' l'uso a determinare la grammatica, non il contrario. Nella frase in questione, benche' il congiuntivo imperfetto sia preferibile, per eleganza e antico rispetto della regola (che lo impone in una frase dipendente da un indicativo imperfetto) l'indicativo imperfetto "operavano" e' assolutamente accettabile come forma colloquiale - e questo e' un colloquio, un'intervista, un dialogo. Trovo anch'io piuttosto stucchevole quest'ansia da penna rossa, ma ognuno faccia quel che vuole del suo tempo.

Spero che la spiegazione di un docente di lingua e letteratura italiana basti a chetare gli animi!

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