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Perché scrivere? Le ragioni di George Orwell

internodue: Graziano Delorda, Bill cammina con passo sicuro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bill cammina con passo sicuro, la spalla sinistra che sfiora il

muro, la destra urta boe controvento, il flusso è a suo favore, veloce

e denso.

Bill è alto e ha il passo sicuro perché è sicuro dentro.

Bill indossa un lungo doppiopetto di lana tenuto sbottonato, la

sigaretta tra le labbra, fuma.

La sequenza è: fumare-sfiorare-fumare.

Bill è sicuro perché sa già come andrà a finire, è un salmone che

depone uova d’acciaio Bill.

Giunto al primo incrocio, lì dove termina il marciapiede, arresta

la propria marcia a pochi centimetri dal ciglio della strada, attende

che il semaforo pedonale si tuffi dal rosso al verde e nel mentre

prende la sigaretta tra pollice e indice, allontanandola dalle labbra

sottili come prua.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bill mantiene le punte delle scarpe dentro il ciglio, indice e pollice

si caricano perdendo colore, l’omino in rosso è ancora immobile

sull’attenti e senza cappello.

Accanto a sé altri passanti, sul marciapiede opposto come un

riflesso senza Bill che è senza labbra.

L’aria smossa dalle automobili in corsa fa ondeggiare il suo

giaccone come gabbiani risorti dal catrame.

Quando l’omino senza cappello s’illumina di verde, Bill lancia

la sigaretta oltre, facendo scattare pollice e indice dal bianco nuovamente

al roseo.

Bill mette a riva lasciandosi notare dagli orsi.

Altro isolato da guadare, marciapiede più largo e affollato, non

si vede la fine, il suo cammino è come un genoa gonfiato dal vento.

La sequenza è: lanciare oltre-cazzare-strambare-mettere a riva.

Bill tiene la sinistra perché conosce le regole, cedendo di traverso

all’arrembaggio di un frettoloso dirimpettaio; se ci fosse un locale nel

quale entrare lo farebbe per primo, perché conosce bene le regole Bill.

 

Nella tasca interna del giaccone tiene un pacco di Marlboro morbide,

i fiammiferi in quella dei pantaloni li sagomano in rottura.

Ancora un leggero urto prima di giungere alla fine.

Nuovo incrocio, posizione di controllo con parabordi calati,

semaforo rosso e automobili in movimento verso nord-est.

Rosso-verde è la sequenza, nord-est l’errore che prende tutte le

partenze in bolina.

Bill lasca sul marciapiede, sempre alcuni centimetri dal ciglio

della strada, i piedi vicini, simmetrici, lucidi e pronti.

I passanti lo superano senza sfiorarlo, alcuni di quelli provenienti

dall’isolato di fronte notano la pistola issata sulla destra, si

disperdono come gocce di mercurio libero.

Verde-giallo-rosso è la sequenza.

Vinci la partenza e copri la vittoria! La regola.

Bill alza il ferro, mira al capo del guidatore di una Mercedes in

folle, spara tre volte, una per sé, le altre due per chi non c’è.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il boato perde forza tra il caotico rumore di fondo, la testa dell’uomo

alla guida della Mercedes esplode, il finestrino è aperto,

sangue e brandelli di carne piovono fuori.

La sequenza è: bang!-bang!-spioot-bang!

La sequenza è controllo.

Tra gli automobilisti in fila qualcuno lascia la propria vettura

fuggendo a piedi, altri si nascondono sotto il volante come antifurti

senza palle.

Bill avrebbe dovuto prevederlo mettendosi sopravento.

C’è anche un inutile tamponamento, inutile perché Bill è alto e

sicuro.

Bill punta la pistola contro la sua tempia, abbandona il marciapiede

e mette i piedi sull’asfalto.

Terra ferma.

Bill cambia idea, si ficca la lunga canna in bocca e tira il grilletto

una volta sola, tutta per sé.

Il colpo è percepito ad isolati di distanza, Bill e il suo uovo.

Bill che piove dappertutto.

Bill che va di moda.

 

 

 

 

Dall'autore del romanzo Pace e della raccolta di racconti La serpe nera, entrambi editi con la Pungitopo Editrice, un racconto tratto da quest'ultima raccolta del 2011.

http://grazianodelorda.altervista.org/

 

Disegni di Coda di Lupo

 

 

A cura di Sara Gamberini e Giovanni Ragonesi

saragamberini@sulromanzo.it

giovanniragonesi@sulromanzo.it

 

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Commenti

Bello il ritmo, l'uso dei termini, la disillusa violenza. Carini anche i disegni.

Finale a parte, quante volte ho pensaqto di fare come BILL!!!!

sergio

kill kill kill

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