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Instagram, alcune dritte per usarlo meglio. Intervista a Francesco Mattucci

Instagram, alcune dritte per usarlo meglio. Intervista a Francesco MattucciInstagram è di sicuro il social network del momento, tra foto, video e storie condivisibili con gli utenti che ci seguono, influencer che diventano sempre più importanti per le aziende vista la quantità di follower che sono in grado di raggiungere.

Con Instagram non è fotografia (Dario Flaccovio Editore), Francesco Mattucci prova a fare chiarezza su questo social network, su come utilizzarlo al meglio e su come invece non si dovrebbe utilizzare.

E proprio su questi punti abbiamo incentrato la nostra chiacchierata con l’autore.

 

Vorrei cominciare proprio dal titolo. Perché Instagram non è fotografia? E cos’è con precisione?

Instagram è un Social Network, e come tale va utilizzato. Non è una semplice galleria fotografica sulla quale pubblicare le proprie opere, il significato stesso del suo nome “Instant Telegram” suggerisce un utilizzo più ampio, legato al racconto e all’interazione tra le persone. I contenuti, fotografici o video, sono ovviamente rilevanti ma, ancora prima, viene la costruzione di una community attiva e interessata che ruoti attorno al proprio account. La conversazione, il coinvolgimento, la partecipazione, vengono prima di tutto, essere in una piazza affollata e guardare il proprio smartphone significa essere comunque soli.

È quindi fondamentale, a mio parere, costruire relazioni, anche solo virtualmente, con chi ci segue e con le persone che parlano delle cose che apprezziamo e che ci interessano.

 

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Qualche tempo fa ha fatto molto discutere un articolo dello scrittore Massimiliano Parente contro la modalità scelta da molte influencer per promuovere libri su Instagram. Secondo lei, ci sono dei prodotti che per la loro natura sono poco adatti a una promozione su questo canale? Oppure la differenza sta nel mondo in cui si adopera lo strumento in questione?

Definirei l’articolo in questione “carino”.

Non voglio discutere delle modalità, effettivamente in molti casi abbastanza simili, con le quali queste persone promuovono i libri, ma piuttosto sui risultati. Il lavoro delle book influencer funziona, secondo i dati pubblicati dall’AIE (Associazione Italiana Editori) nel periodo 2017-2019 tra le fonti che portano a scegliere un libro da acquistare e leggere i media tradizionali scendono dal 13% al 9% mentre i Social Network salgono dal 14% al 16%.

A mio parere non ci sono prodotti o servizi inadatti a questo canale, la vera differenza tra una promozione che funziona e una che non lo fa è data dalla maniera nella quale ci si rapporta allo strumento.

Account molto verticalizzati su un argomento e con una community attiva e interessata possono rivelarsi ottimi strumenti di marketing per veicolare qualsiasi tipo di messaggio.

Instagram, alcune dritte per usarlo meglio. Intervista a Francesco Mattucci

Mi soffermerei questa volta sul ruolo degli e delle influencer che su Instagram sembra aver preso il volo suscitando spesso non poca ironia e critiche pungenti. Perché invece la loro importanza è andata sempre più crescendo? È solo una questione di marketing?

È una questione di mercato, l’Influencer Marketing è un canale di promozione che funziona e sul quale i Brand mettono a budget cifre sempre più rilevanti. Nell’immaginario stereotipato dei più, “Instagram” (come se fosse un luogo fisico) è popolato da influencer da copertina che passano da un continente all’altro pasteggiando a ostriche o con calici alzati, elegantemente vestiti e comodamente auto-ritratti in “location” da cartolina. Questi “influencer” per autodefinizione, hanno come tratto distintivo il numero di follower contati rigorosamente in centinaia di migliaia o milioni, sempre ben vicini al loro nome reale o d’arte, quasi fosse il segno zodiacale o la data di nascita. Gli influencer, ammiccanti, popolano feed e timeline mostrando cuori rossi per quella bevanda o fuochi accesi per quell’accessorio e, sempre nell’immaginario collettivo, subito i carrelli degli e-commerce di chi li paga per fare quello che fanno si riempiono veleggiando verso il tutto esaurito. Influencer che vivono una vita libera e felice dove si è pagati per fare “una vita in vacanza”, che sia viaggiare, cucinare o dedicarsi al make-up. Un life-style social h24, patinato e sempre ludico, recensito da riviste e quotidiani con articoli che, con interesse al limite del voyerismo, periodicamente raccontano quanto vale un post di quell’influencer o una story di quell’altro. Se è vero che ci sono esempi illustri e notevoli di come creare imprese di successo utilizzando il contesto dei social network con marcato orientamento al business (casi nostrani più che meritevoli come Chiara Ferragni per nominare un’influencer che, attraverso i Social, ha costruito un’azienda, o Aniye By, azienda che attraverso Instagram ha raggiunto un nuovo mercato) è altrettanto vero che però sono pochi, numericamente parlando, i casi imprenditoriali che davvero possono rientrare in questa definizione. Ma per ovvio e naturale spirito di emulazione di successo, passa l’idea che imitare questi casi e quindi dare vita a storie professionali di successo sia alla portata di tutti, o almeno di tutti quelli dotati di un minimo di intraprendenza e, soprattutto, di smartphone. Un po’ come dire che con lo smartphone siamo tutti fotografi. Un’interpretazione decisamente estrema della proprietà transitiva. Quello che dovrebbe essere messo in discussione non è la figura dell’influencer, quanto l’idea di competenza e professionalità delle figure che si fanno interpreti e operano in un determinato contesto, qualsiasi sia l’ambito di esercizio. Il contesto social network, considerandone le evoluzioni e le possibilità, si sta sempre più configurando come contesto al quale aziende di natura merceologica diversa guardano con attenzione per le innegabili potenzialità di marketing e pubblicità. Ma si tratta appunto di marketing e pubblicità, ambiti nei quali professionisti si formano e agiscono in base a competenze.

Instagram, alcune dritte per usarlo meglio. Intervista a Francesco Mattucci

Ci indicherebbe tre cose da non fare assolutamente su Instagram?

  • Non avere un obiettivo chiaro (sarebbe uno spreco di tempo e denaro).
  • Non considerare che Instagram, come tutti i Social Network, è una piattaforma orizzontale. Il pubblico di Instagram oggi chiede contenuti originali, pertinenti e rilevanti: gli “instagramers” vogliono la curiosità nel contenuto e allo stesso tempo la fruibilità del contenitore ma, più di ogni altra cosa, vogliono essere considerati come utenti, desiderano un mercato “nuovo” indipendentemente dalla loro età e sono loro che scelgono i Brand che vogliono avere nella loro vita.
  • Considerare Instagram come la “discarica” delle immagini e video che non sono stati ancora utilizzati in azienda (la piattaforma parla con un linguaggio chiaro e univoco, i contenuti devono essere studiati e realizzati ad hoc).

 

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E le tre cose che possono essere indice di un profilo Instagram ben gestito?

Un profilo Instagram ben gestito, a mio parere, deve avere tre caratteristiche:

  • Informare.
  • Intrattenere.
  • Ispirare.

Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Solen Feyissa su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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