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“Insonnia” di Tahar Ben Jelloun. Si può morire per mancanza di sonno?

“Insonnia” di Tahar Ben Jelloun. Si può morire per mancanza di sonno?«La ricerca disperata del sonno può essere mortale»: queste le parole pronunciate dal protagonista di Insonnia di Tahar Ben Jelloun, edito da La Nave di Teseo nella traduzione di Anna Maria Lorusso.

Uno sceneggiatore di Tangeri soffre di insonnia, un’insonnia disperata e incontrollabile, che lo devasta al tal punto sia nella mente che nel corpo da spingerlo a cercare una soluzione drastica, senza via di ritorno, a superamento del problema. Una risoluzione macabra: scopre infatti che porre fine alla vita altrui è l’unica strategia per sconfiggere l’insonnia.

La prima vittima è sua madre. È così che veniamo calati all’interno della narrazione dai tratti noir di Jelloun, che ci racconta di un uomo a volte estremamente lucido, in un contrasto sorprendente tra l’accuratezza del dettaglio nel resoconto fatto dal protagonista e le ragioni che lo spingono ad agire in maniera così efferata. L’omicidio segue delle regole precise: egli non uccide a caso, o per vendetta, ma spinge verso la Morte solo chi è a un passo da essa, infliggendo il colpo fatale ai loro corpi esanimi.

 

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Con l’omicidio di sua madre, scopre che alla sua insonnia è stata sottratta forza, fatto – questo – che si traduce in “crediti di sonno”, ovvero notti di tranquillo benessere non intaccate dai disturbi che da tempo lo attanagliano. Chi soffre di insonnia non è mai veramente sveglio né mai veramente addormentato: in questo limbo l’interruzione del sonno si traduce in un’interruzione più generale della vita stessa, rendendo incapaci anche i gesti più quotidiani. La possibilità di mettere da parte la tremenda privazione di sonno è motivo sufficiente per portare a termine nuovi omicidi.

“Insonnia” di Tahar Ben Jelloun. Si può morire per mancanza di sonno?

Il romanzo segue così l’andamento stesso del sonno del suo protagonista: incalzante e frenetico, laddove il non dormire diventa insopportabile, lento e morbido quando le morti inflitte finalmente gli concedono un po’ di riposo. Lungo tutta la storia, resta però una costante, un senso di distacco nei confronti delle cose e delle persone, che strania il lettore fin dall’attacco del libro. Sembra che nulla possa realmente scalfirlo, nulla eccetto l’insonnia, chiaramente.

Lo sviluppo della trama viene quindi scandito dagli omicidi che conclude e dai crediti di sonno che accumula, in un ciclo continuo di sonno e veglia, a contatto con alcuni dei personaggi più influenti del Marocco. Il protagonista si avvicina loro con una scusa, magari in veste di infermiere, come pura compagnia, o proponendosi come sceneggiatore per raccontare la loro vita. Strategie che il lettore impara a conoscere, man mano che procede la lettura.

“Insonnia” di Tahar Ben Jelloun. Si può morire per mancanza di sonno?

Nonostante la straordinarietà dell’azione che ci viene proposta, che lascia intatto il posto di quest’uomo all’interno della società senza gravi conseguenze, qualcosa in questo libro scricchiola comunque, suona stonato. L’impressione è che ci si trovi di fronte una macchina perfetta, in grado di gestire situazioni pericolose e compromettenti con una calma che sembra però impossibile per la sua stessa condizione esistenziale, l’insonnia appunto. Come può un uomo che non dorme da settimane calibrare le sue azioni e premeditare ogni colpo senza mai rischiare? Come è possibile? E più il lettore si accanisce su questi interrogativi, più il protagonista continua la sua strada, rincarando la dose coi suoi prescelti, in un circolo vizioso che al culmine del romanzo diventa spiazzante.

 

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Jelloun è in grado di proporre una storia asettica, senza odori e senza amori, una storia che è lo specchio di quello sceneggiatore che ha prima pensato e poi raccontato nero su bianco. In questo libro mancano i colori del Marocco, i suoi profumi, ed è giusto così: se l’autore avesse dato più sfumature a questo romanzo, non sarebbe stato più credibile. La sua bellezza sta proprio qui. E nell’epilogo degno dell’intero romanzo si conclude questa parabola: tra il sonno e la veglia si gioca il destino del protagonista e delle persone che incontrerà nel suo percorso, senza via di ritorno.

Insonnia rivela una penna acuta che merita di essere letta.


Per la prima foto, copyright: Nik Shuliahinsu Unsplash.

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