Corso online di scrittura creativa

Corso online di editing

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Iniziare a scrivere a 70 anni. Intervista a Jeffrey Archer

Iniziare a scrivere a 70 anni. Intervista a Jeffrey ArcherCon I peccati del padre (Harper Collins – traduzione di Seba Pezzani) prosegue la pubblicazione da parte di HarperCollins Italia della "saga dei Clinton" di Jeffrey Archer, eclettico autore inglese che, dopo una brillante carriera politica nel partito conservatore ai tempi di Margaret Tatcher, ha saputo inventarsi una seconda vita da romanziere di successo, vendendo decine di milioni di copie dei suoi romanzi in tutto il mondo. Ecco quindi arrivare in libreria, a pochi mesi dall'uscita di Solo il tempo lo dirà (Harper CollinsItalia – traduzione di Seba Pezzani) il secondo capitolo della saga, mentre l'uscita del terzo è prevista per il mese di aprile del 2019. In questo secondo volume assistiamo alle vicende del protagonista Harry Clifton, di cui il primo libro ci aveva narrato infanzia e adolescenza, sballottato dagli eventi tra Inghilterra e Stati Uniti ai tempi della seconda guerra mondiale, ma anche di tutti gli altri personaggi che i lettori hanno conosciuto nel primo capitolo della saga: sua madre Maisie, gli amici Giles ed Emma e il loro perfido padre, il potente Hugo Barrington.

 

LEGGI ANCHE – L’inizio di una nuova saga. “Solo il tempo lo dirà” di Jeffrey Archer

 

Jeffrey Archer è venuto a Milano in occasione dell'uscita de I peccati del padre e abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo prima della presentazione al pubblico del romanzo.

 

A proposito di scrivere saghe familiari, un genere che possiamo trovare nella letteratura classica e in quella contemporanea - pensiamo alle saghe fantasy che appassionano soprattutto i lettori Young Adult -, lei aveva già in partenza l'idea di scrivere una saga oppure questa si è sviluppata in seguito?

A settant'anni anni ho deciso che avevo bisogno di una missione, di qualcosa da fare per cui alzarmi ogni mattina, e mi sono messo in testa di scrivere una saga in cinque capitoli che avrei chiamato La cronaca dei Clifton, in cui tre personaggi principali, Harry, Giles ed Emma, partissero dall'infanzia per raggiungere i settant'anni e chiudere la storia.

Quando però ho finito i cinque romanzi, mi sono reso conto che i personaggi avevano soltanto quarantuno e quarantadue anni, e che in realtà non avevo terminato la storia che avevo pensato di scrivere, per cui ho dovuto aggiungere altri due capitoli, in cui i tre protagonisti arrivano a essere ultrasettantenni come desideravo in partenza.

Nel momento in cui ho avuto la prima idea della saga, però, avevo in mente solo le prime dieci pagine del primo romanzo e nient'altro: non avevo la minima idea di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, che è arrivato perché io sono un narratore. Il dono della narrazione è un talento che ti viene dato da Dio, non si inventa: è quello che mi ha permesso di arrivare alla fine della saga.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

C'è molta autobiografia nei suoi romanzi. Questo secondo libro si apre con il protagonista che finisce ingiustamente in carcere, esperienza che anche lei ha vissuto.

Io scrivo storie, non racconto la mia vita, ma ci sono senz'altro molti elementi autobiografici nella narrazione. Harry è decisamente il sottoscritto, Giles è stato ispirato da un mio caro amico, anche se possiede a sua volta qualche mio tratto personale, ed Emma è mia moglie praticamente sotto ogni punto di vista. Anche molti altri personaggi rispecchiano persone reali, che ho conosciuto e con cui ho lavorato, amici e conoscenti. Se qualcuno di voi aspira a scrivere un romanzo o magari l'ha già fatto, lo fareste di sicuro prendendo spunto da ciò che conoscete già, perché per me un vero scirttore scrive di cose che conosce. È probabile, ad esempio, che voi decidiate di ambientare le vostre storie a Milano, perché è la realtà che conoscete, mentre io non potrei mai farlo. I miei libri sono ambientati a Bristol, a Londra, in parte negli Stati Uniti, perché sono i luoghi che conosco bene e perché questo mi fa sentire a mio agio quando scrivo.

Iniziare a scrivere a 70 anni. Intervista a Jeffrey Archer

Anche se scrive di luoghi che conosce, le sue storie partono comunque dal passato e quindi avrà per forza dovuto fare delle ricerche per capire come fossero questi luoghi all'epoca in cui si svolgono i fatti narrati. Come si organizza tra ricerche e struttura creativa?

Quando scrivo i miei romanzi lo faccio senza interruzioni dall'inizio alla fine, quindi non mi sono preoccupato del lavoro di ricerca e mi sono basato soltanto su ciò che sapevo io del passato, sulla mia conoscenza dell'ambiente, sulle passioni che ho sempre avuto per l'arte, per la politica e per i viaggi. Solo quando sono arrivato alla fine della stesura del romanzo ho compiuto un processo inverso e sono tornato indietro per documentarmi. Quando scrivo lo devo fare seguendo un flusso continuo e ininterrotto dall'inizio alla fine. Non voglio e non posso interrompermi, perché il mio obiettivo è quello di fare in modo che il lettore legga il libro avidamente dall'inizio alla fine, che non avverta pause. Dopo c'è tutto il tempo di controllare i dettagli.

 

Lei ha avuto una vita molto intensa, ha intrapreso carriere poi interrotte. Se potesse tornare indietro vorrebbe essere sempre uno scrittore oppure compiere una brillante carriera politica e diventare magari primo ministro, come poteva accadere quando era vicepresidente del partito conservatore ai tempi di Margaret Tatcher?

Non avrei potuto prendere il posto di Margaret Tatcher perché lavoravo per lei, l'ho fatto per diciassette anni. Al massimo avrei potuto diventare ministro dei trasporti... In Italia sarebbe più semplice perché voi cambiate il primo ministro molto più spesso che in Inghilterra, quindi ci sono più probabilità di diventarlo. Margaret è stata un grande primo ministro, una grande leader e una cara amica, per cui non avrei mai potuto prendere il suo posto. In compenso ho venduto duecentottanta milioni di libri e quindi non mi posso certo lamentare di aver fatto lo scrittore.

 

Quale fra tutti i suoi libri vorrebbe vedere come film sullo schermo?

Alcune mie serie sono state sceneggiate in passato, ma ultimamente Netflix sta mostrando un certo interesse per questa "saga dei Clifton", per cui vediamo come andrà. Hugh Jackman non sarebbe male come protagonista nel ruolo di Harry.

Dovrebbe comunque essere una lunga serie e non un film, visto che sono sette libri che portano dalla nascita alla morte di Harry. Netflix lo sta considerando appunto per farne una serie televisiva in più puntate.

 

Nei suoi romanzi sembra voler dire che il nostro destino ce lo costruiamo noi, contro ogni difficoltà, contro la nascita in una classe sociale svantaggiata, contro le ingiustizie. Quale capitolo della sua vita lei conserverebbe così com'è e quale cancellerebbe?

Credo che non cambierei nulla. Ricordatevi che la "saga dei Clifton" è una serie di romanzi e non la mia autobiografia,  perché si può scrivere di ogni cosa. Ci sono narratori come Jane Austen che parlano sostanzialmente sempre di se stessi: Jane racconta del tentativo di trovare un marito, di avere in fondo una vita semplice e normale, ma è una narratrice favolosa, per cui qualunque cosa scriva spinge il lettore ad andare avanti nella lettura. Il talento narrativo è un dono naturale, se l'avete potete parlare di qualsiasi cosa.

 

Nel libro e nella saga ci sono personaggi positivi, ma anche altri molto negativi. Di quali preferisce scrivere?

Mia moglie dice sempre che le pagine più divertenti da leggere sono quelle dove si parla dei cattivi, che per lei sono i personaggi più interessanti. Devo dire che per me è molto più facile scrivere le pagine che riguardano i personaggi negativi rispetto a quelle dei personaggi positivi e leggendo le email che ricevo dai lettori mi rendo conto che la maggior parte di loro adora i personaggi più cattivi, anche se magari si augura che alla fine della storia vadano incontro a una morte terribile.

Iniziare a scrivere a 70 anni. Intervista a Jeffrey Archer

Nella vita ha esercitato diverse professioni e nei suoi personaggi troviamo differenti tipi di umanità. Quale tipo di uomo può incidere di più nella società di oggi, un politico, un romanziere o uno scienziato?

Mia moglie è uno scienziato, ha studiato e insegnato chimica a Oxford, attualmente dirige il Museo delle Scienze di Londra, ed è stata la prima donna inglese a dirigere un museo nazionale.

Di questi tempi le vite si sono allungate e viviamo fino a un'età molto avanzata: non è più pensabile avere un solo lavoro nel corso di un'esistenza. Le cose possono cambiare. Ho un amico che ha fatto il medico per diciassette anni e poi ha aperto una galleria d'arte e ora fa il gallerista.

Anch'io ho avuto due o tre vite diverse, oggi ho settantotto anni, scrivo e continuerò a scrivere.

Credo che un politico, in particolare, debba avere anche altre esperienze nella vita, se vuole incidere nella società.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Vista la sua esperienza politica, cosa pensa della Brexit e di come sta andando?

Sta andando male, molto male. Io ho votato per rimanere in Europa, perché credo da sempre in una forte Europa, ma ho perso, per cui posso solo accettare il verdetto, cercando di minimizzare al massimo il danno creato: tra democrazia e dittatura scelgo sempre la democrazia, con tutti gli inconvenienti del caso, tra cui il voto sulla Brexit. In realtà penso che dovremmo restare tutti uniti,adesso bisogna superare il momento e andare avanti, ma sarà di certo un divorzio molto doloroso.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Robert Tudor.

Per la terza foto, la fonte è qui.

Nessun voto finora
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.