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Incontro con Gian Antonio Stella su “Se muore il Sud”

Gian Antonio Stella, Se muore il SudGiovedì 2 gennaio 2014, al Teatro Millepini di Asiago, in provincia di Vicenza, Gian Antonio Stella ha presentato il suo ultimo libro Se muore il Sud, edito da Feltrinelli e scritto in collaborazione con Sergio Rizzo. Le inchieste riportate lasciano l'amaro in bocca. Ma di chi è la colpa: del Sud, dei «terroni che non hanno voglia di lavorare»? Del Nord, dei «polentoni che sfruttano i Meridionali e si arricchiscono alle loro spalle»? O la colpa è forse di una Italia intera che continua a portare avanti il teatrino delle differenze?

Nord vs. Sud

La storia
8 agosto 1860, strage di Bronte (CT). Il militare settentrionale Nino Bixio fu inviato a ristabilire l'autorità garibaldina, scossa a causa di una insurrezione popolare. La guerriglia portò alla condanna a morte di 5 brontesi, ma i rivoltosi del Sud causarono sedici vittime: un dato che viene in genere omesso dai neoborbonici. Tra i sedici che persero la vita, figura il figlio di un notaio al quale venne spaccata in due la testa con un colpo d'ascia, per poi essere esibita come trofeo.
14 agosto 1861, massacro di Pontelandolfo e Casalduni (BN). Dopo essere stati uccisi 45 militari dell'esercito piemontese  da alcuni briganti del posto, arrivarono i bersaglieri guidati dal vicentino Pier Eleonoro Negri per punire gli attentatori: furono massacrate migliaia di persone, stuprate donne e uccisi bambini. Soltanto nel 2011 il Presidente della Repubblica si scusò a nome dell'Italia per quel delitto. Tuttavia, anche in questo caso non è vero ciò che racconta qualche neoborbonico, ovvero che l'Italia si voltò dall'altra parte. Almeno, non tutta.
Giuseppe Ferrari, uomo politico dell'Ottocento, dichiarò in Parlamento di voler condurre un'inchiesta per fare luce sull'accaduto, ma ciò gli venne negato, in quanto i fatti furono etichettati come “mali passeggeri”. Durante quella strage, le foto dei morti furono trasformate in manifesto: celebre il caso di Gioacchino di Pasquale, la cui testa venne mozzata e portata in giro per i paesi.

La politica
Federico Menabrea, savoiardo, un gretto diventato Presidente del Consiglio, chiese all'Argentina di vendere una parte della Patagonia per trasferire «i meridionali che davano fastidio». Non accontentato, propose di comperare una parte del Borneo.

Infrastrutture
Nel 1861, i chilometri percorsi dai treni nel Centro-Nord erano più di 1800, quelli nel Regno delle due Sicilie solo 184. La situazione non sembra migliorare con il passare degli anni. Giustino Fortunato, uno dei più celebri meridionalisti, nel 1904 scrive: «Le città mancavano di scuole, le campagne di strade, le spiagge di approdi e i traffici andavano ancora a schiena di giumenti come per le plaghe d'Oriente».

Istruzione
Nel 1861, la popolazione del Sud che sapeva leggere e scrivere era inferiore al 10%. Nulla, invece, l'alfabetizzazione delle donne fino all'Umbria e alle Marche. Come dimostrano i seguenti dati, dieci anni dopo l'Unità d'Italia, le percentuali aumentano: gli analfabeti nelle regioni del Nord raggiungono il 42% della popolazione in Piemonte, il 45% in Lombardia e il 64% in Veneto. Nelle regioni del Sud, invece, gli analfabeti costituiscono l'80% della popolazione in Campania, l'84% in Puglia e l'88% in Lucania.

Ambiente
ACNA di Cengio, colorificio in Liguria. Il tasso di inquinamento prodotto dallo stabilimento era così elevato che i liguri si ribellarono per poter ripulire il fiume Bormida. Ebbene sì, è stato ripulito. Ma dove è finito il materiale tossico? A Giugliano in Campania, nella discarica illegale della Resit. Risultato? Terreni avvelenati.
Napoli, caso "Taverna del Re”: il più grande deposito di ecoballe del mondo. 4,5 chilometri quadrati, è grande come l'Isola di Procida, dieci volte più grande del Vaticano. Ultimo rimasto a vivere: Salvatore Picone (cercate la sua casa sul web). Da dove arrivano i veleni? Principalmente dal Settentrione, che non sa come sbarazzarsene.
Il Nord dirà «affari loro se stanno sprofondando». Ma siamo sicuri che siano solo affari loro?

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Gian Antonio StellaNord e Sud Italia vs. Europa

Stipendi
Il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha uno stipendio di 13.823 euro lordi al mese, che In Italia corrisponderebbero a circa 7-8000 mila euro. L'ultimo segretario generale dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Tomasello, percepisce 13.145 euro netti al mese, più del doppio di Barack Obama e più del triplo di Giorgio Napolitano.

Investimenti fondi europei
In Spagna, a Valencia, i fondi europei sono stati investiti nella costruzione della Città delle Arti e delle Scienze, una cittadella che copre una superficie di 350mila metri quadrati. La Grecia, invece, ha utilizzato i fondi per la realizzazione del ponte che unisce il Peloponneso al continente, lungo ben 2.883 metri. E l'Italia? A Bagheria (PA) sono stati spesi 3.541 euro per la trattoria “Don Ciccio”, specialità “pasta cu finocchiu e i sardi”. A Siracusa 2.270 euro sono stati investiti per la profumeria “Profumo di Lavanda”, mentre a Tortorici (ME) i fondi sono stati destinati alla macelleria “Ileana”: ben 12.367 euro. Forse per garantire un posto migliore in Paradiso, 3.264 euro sono stati spesi per l'Agenzia funebre “Al giardino dei fiori” di Gangi (PA).

Ci saranno alcuni esempi positivi? Sì.

Sud vs. resto del mondo

A Catania, Ivo Costanzo ha terminato un cantiere sulla Salerno-Reggio Calabria con un anno e mezzo di anticipo. Ancora a Catania, più precisamente a Riposto, i fratelli Santo e Rosaria Finocchiaro hanno fondato l'azienda Dolfin. Chi non conosce i Polaretti? Sono esportati anche fuori Europa. È Grottaglie, in provincia di Taranto, la città che ha contribuito alla costruzione del Boeing 787; proprio qui oggi viene realizzato un ottavo dei Boeing di tutto mondo. A Monopoli, in provincia di Bari, i trentenni Luciano Belviso, laureato in ingegneria aeronautica, e Angelo Petrosillo, laureato in giurisprudenza alla Normale di Pisa, hanno vinto il primo premio mondiale per l'aereo ultraleggero in fibra di carbonio più tecnologico del mondo.

Risultato? Si rimane sbigottiti di fronte a tutti questi dati. Ma la dichiarazione finale del giornalista ci lascia una speranza: «Puntiamo tutto sui ragazzi del Sud come anche del Nord, perché con loro sono sicuro che ne usciremo».
I giovani sono una risorsa fondamentale per il Bel Paese e siamo convinti che il problema non sta nella differenza tra Nord e Sud, ma nella dicotomia tra chi critica e chi agisce. E gli italiani, spesso, parlano troppo.

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Commenti

A me è sempre piaciuto Gian Antonio Stella. L'ho sempre stimato per l'obiettività e onesta intellettuale che l'hanno sempre contraddistinto. Ed è Apprezzabile lo sforzo di dare un equlibrio alla dialettica Nord-Sud di questi 150 anni. Ma ahimè, stavolta Stella ha cannato.

Non è assolutamente vero che i "neoborbonici" (attributo riduttivo e fuorviante) dimenticano di Giuseppe Ferrari e il suo interessamento alla faccenda. Tutt'altro, a Pontelandolfo viene intitolata una strada al senatore Ferrari (http://www.pontelandolfonews.com/index.php?id=2008), il quale viene indicato tra i (troppo) pochi politici dell'appena nata Italia ad interessarsi a un'equa costruzionione della patria, dalle Alpi all'Etna.

Il motivo per cui Stella, come affermavo, non ha la giusta lucidità e obiettività di giudizio, è che, dopo aver citato la denuncia di Ferrari, dimentica di condannare gli altri 49 parlamentari che se ne sono volutamente infischiati. La notizia non è che 1 su 50 ha chiesto di parlarne, ma che tutte le istituzioni abbiano sempre preso decisioni che facevano gli interessi economici e politici del nord, rendendo il processo di unificazione nient'altro che un'annessione coatta di un regno (gia sovrano) che assumerà il ruolo di colonia interna. Nient'altro che un bacino di risorse naturali, fiscali, umane (emigrazione), economiche (vendita interna dei prodotti industriali), elettorale.

Tutto ciò si è retto per secoli anche grazie all'appoggio totale dello stato alle criminalità organizzate (vedi Liborio Romano che fa uscire di prigione i camorristi, delegandogli gli incarichi dell'ordine pubblico napoletano. Oppure vedi gli accordi di Garibaldi con la mafia siciliana per favorirgli la presa della Sicilia. Solo negli ultimi anni ha fatto finta di combatterle.

Non occorre essere un amante dei Borbone per dare un taglio diverso sui dati delle infrastrutture ferroviarie: i napoletani utilizzavano i treni ben 10 anni prima dei torinesi. Ma a differenza del Piemonte, il Regno duosiciliano intratteneva gran parte del commercio internazionale (ingente, ben più di quanto abbiano voluto far credere) via mare. Le grandi quantità di olio di oliva grezzo calabrese, lucano e pugliese, venivano inviati a Londra con le navi insieme agli altri prodotti. Si spiega quindi il ritardo degli anni '50 nell'espansione della rete ferroviara (che comunque era stata pianificata e in parte effettuata al 1861) che non era ritenuta indispensabile e urgente ai fini economici e commerciali come per il regno savoiardo.
A ciò si aggiungano altri due elementi non di poco conto: una corposa differenza in termini di costi (un conto è costruire in aperta pianura padana, un conto è il territorio lucano calabrese e irpino), e un Cavour (non nuovo alla speculazione finanziaria e imprenditoriale) che aveva un piede nella "Compagnie Savoyarde" (società che costruiva ferrovie) e l'altro nella Reale "Commisione delle strade ferrate".
Il conflitto d'interessi non è argomento di cui solo i nostri contemporanei detengono l'esclusiva.

Caro Stella, lei accusa i meridionali di vittimismo: e come dovrebbe ritenersi un popolo che, conquistato, viene depredato di tutte le ricchezze e messo sotto pressione fiscale altissima (laddove per decenni vi era una tassazione irrisoria,minima), con tasse più alte rispetto ai fratelli settentrionali? E perchè non parla del corso forzoso che schiacciò il sud? (http://www.signoraggio.com/signoraggio_invasione_del_sud.html)
E cosa dire del prelievo forzoso delle ricchezze meridionali per pagare l'ingente debito pubblico piemontese? Quando conviene si fa cassa comune, quando no si usano due pesi e due misure?
La Germania ovest, all'indomani della caduta del muro di Berlino, ha deciso di trasferire una somma complessiva di 1500 miliardi di euro (più del debito pubblico tedesco) attraverso l'autotassazione dei propri cittadini. Tutto questo per dimininuire il divario competitivo e di infrastrutture, fino ad annullarlo. ( previsto nel 2019 http://archiviostorico.corriere.it/2009/novembre/05/Germania_Est_passo_c...). Di fatto, al contrario dei meridionali del 1861, i tedeschi dell'est pagavano la metà delle tasse.
E tutto ciò non solo per una strategia economica (domanda-offerta interna maggiore per puntare sulle esportazioni), ma per creare un sentimento di appartenenza ad uno stato che provvede a tutti in egual misura, il cui interesse è che non nessuno rimanga indietro, piuttosto che garantire gli interessi di chi stava gia bene, in modo che ti faccia sentire orgoglioso di appartenervi.
In Italia è avvenuto esattamente il contrario. Sistema fiscale sfavorevole per gli annessi, destinazione di risorse e infrastrutture ai vincitori di una guerra che è stata pagata dagli sconfitti. Sarà mica per realizzare l'auspicio del capo della Banca d'Italia (nonchè cofondatore di Ansaldo) Bombrini? "Il meridione non dovrà essere in grado di intraprendere"?

Si potranno ribadire fino alla nausea le colpe del sud, ma non si otterrà alcun cambiamento fin quando non si ammetteranno le suddette nefandezze perpetrategli, che hanno prodotto inizialmente dei danni economici, e successivamente infiniti danni sociali, quasi irreversibili, forgiando un popolo di sudditi anzichè di cittadini, che deve da 150 anni cercare di fottere lo Stato per non farsi fottere dallo Stato, vivendo di sotterfuggi, e che non potrà mai rispettare una legge con orgoglio, amare un'autorità dello stato, sentirsi rappresentato dalle istituzioni, perchè di quello stato non ne ha mai fatto parte.

Sgor Gian Antonio Stella la stimo molto come scrittore , ma sulle questioni meridionali non ci siamo , sara perche lei essndo veneto si fa influenzare dalle correnti leghiste o semplicemente non avra studiato abbastanza .Le consignerei, se permette, di trattare altr argomenti, e di lasciare questi argomenti a scrittori preferibilmente meridionali che sanno piu esprimere i fatti e i sentimenti meridionali.

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