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Incontro con Alessia Gazzola su “Le ossa della principessa”

Alessia Gazzola, Le ossa della principessaAlice Allevi sarà presto in televisione? Non lo sappiamo, ma noi, nel frattempo, abbiamo incontrato Alessia Gazzola, qualche giorno fa alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires, a Milano, in occasione di una delle presentazioni pubbliche di Le ossa della principessa (edizioni Longanesi). Per chi ancora non conoscesse le due, Alessia Gazzola è una delle scrittrici italiane più lette di questo periodo, Le ossa della principessa è il titolo della sua ultima fatica letteraria, mentre Alice Allevi è il personaggio principale dei suoi romanzi.

Di professione medico legale, la trentaduenne messinese Alessia Gazzola, negli scorsi anni, partendo dal suo primo romanzo L’allieva, ha saputo creare, oltre a un caso editoriale, un personaggio nuovo, curioso e intrigante come quello di Alice. Trentenne arguta nelle indagini quanto impacciata nelle relazioni (soprattutto con l’altro sesso), che ha attirato su di sé le simpatie di un numero sempre crescente di lettori. E poco importa se la critica ha presto etichettato le sue storie come chick lit, che letteralmente sta per “narrativa per pollastrelle”. Quanto le importi di ciò, Alessia Gazzola lo fa capire fin dalle prime battute della sua chiacchierata con la giornalista Alessandra Tedesco davanti al folto pubblico milanese.

Che ne pensi della critica? Leggi ciò che i giornali scrivono di te? «All’inizio mi interessava, leggevo molto ciò che i critici scrivevano di me e dei miei libri, ma ora non più. Scrivo per me stessa e per chi mi apprezza. Anzi, ringrazio i miei lettori, con i quali ho instaurato un contatto diretto. Ma i critici no, non mi interessano e non li leggo più. Anche perché se avessi dovuto fare attenzione a ciò che hanno scritto probabilmente avrei smesso di scrivere subito».

E invece così non è stato, e Alessia Gazzola è ora giunta con Le ossa della principessa, al quarto romanzo con protagonista Alice Allevi. Personaggio molto amato dal pubblico, come dimostrano i presenti, interessati tuttavia più alle vicende sentimentali di Alice che non alla sue attività principali: lo studio della medicina, con l’obiettivo di diventare medico legale, e le indagini “amatoriali” su delitti e omicidi.

Un personaggio per certi versi anomali, e che mancava nel panorama narrativo italiano, quello di Alice Allevi. A metà strada tra la Kay Scarpetta di Patricia Cornwell e la Bridget Jones di Helen Fielding, con una vena rosa che attraversa con decisione ogni romanzo e che ha fruttato all’autrice, come detto, l’appellativo di scrittrice per pollastrelle (tanto che poi un po’ stride sentire che dal pubblico gli interventi più numerosi e convinti sono quelli maschili).

«Non la vedo come un’offesa – spiega subito Alessia Gazzola –, in realtà i miei romanzi non si sa bene cosa sono, non sono facilmente classificabili. Forse proprio per questo piacciono molto. D’altronde io non me ne preoccupo molto, non guardo neanche le classifiche di vendita. Ci pensa il mio editore a dirmi se sta andando bene (fortunatamente finora è sempre stato così) e mi basta così».

E a proposito del rapporto diretto, così stretto, con i lettori? «In molti mi scrivono, e io cerco di rispondere a tutti, anche se non sempre riesco a farlo con immediatezza. Principalmente mi scrivono perché vogliono sapere particolari in più in merito alle vicende personali di Alice. Mi chiedono dettagli sulla sua vita amorosa, cose che tuttavia spesso neanche io conosco, pur essendo la mamma di Alice». Spiega l’autrice sorridendo e guardando, tra la folla, il marito e la figlia di pochi mesi.

Poi si parla anche del rapporto con altri scrittori. «Mi hanno ispirato molto Alicia Giménez-Bartlett e la sua Petra Delicado, che ho provato a immaginare con un pizzico di rosa in più. Non vedevo altre Alice Allevi nel panorama editoriale italiano, ma il mio non è stato un freddo calcolo a tavolino. Alessia è nata da ciò che sentivo dentro, una creazione che semmai è stata influenzata dalla mia passione per le serie tv, in particolare Cold case (molto legata a Le ossa della principessa), Senza traccia e Bones. Ma ammetto di essere una grande fan anche di Downton Abbey, Homeland – Caccia alla spia e Game of thrones».

E dopo le premesse ecco che si comincia a parlare dell’ultimo romanzo di Alessia. Le ossa della principessa è una storia che inizia con la scomparsa di una ragazza, conoscente di Alice ma nei confronti della quale Alice (e, scopriremo, anche l’autrice stessa) non prova molta simpatia. Man mano che la studentessa si fa prendere dalla ricerca di Ambra, questo il nome della scomparsa, si scoprono segreti più o meno celati, come la relazione che Ambra avrebbe avuto in passato con un uomo del quale anche Alice era innamorata. Una relazione che si rivela tuttavia con dei tasselli mancanti, tanto che la stessa autrice, per definirla, cita ai presenti una frase di un suo conoscente siciliano: «Lei è per lui la polpetta che non potrà mai mangiare».

In una delle storie parallele e intrecciate tra loro ecco svelato il titolo di Le ossa della principessa. Vengono trovati i resti di Viviana, giovane archeologa, socialmente impegnata… e qui Gazzola spiega che in questo si è ispirata a qualcosa di realmente accaduto: «È un racconto nato da una mia esperienza nella città di Gerico – spiega – dove sono stata qualche anno fa con mio marito. Ho visitato un sito di scavi archeologici, gestiti peraltro da un gruppo di italiani, nel quale erano da poco state rinvenute, in una tomba regale, le ossa di quella che pareva essere una giovane donna di alto rango, probabilmente una principessa. Tutto il resto, sia chiaro, è fantasia».

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Alessia GazzolaVenendo al tipo di scittura di Alessia Gazzola, Alessandra Todesco fa notare la mancanza di particolari scabrosi, macabri, che invece la professione della scrittrice (medico legale) potrebbe facilmente produrre. «È anche una forma di pudore – spiega Alessia Gazzola – conoscendo il disagio che si prova davvero a stare davanti a un cadavere voglio evitare questo ai miei lettori. Personalmente poi, anche a me certi particolari non piace leggerli nei romanzi di altri, mi fanno riaffiorare lo stesso disagio, sensazioni che poi non mi piace provocare in altri.»

Ma una scrittura così pulita e lineare, con scene così cinematografiche, possibile che non abbia ancora suscitato l’interesse di nessun regista? Ed ecco la rivelazione, annunciata a denti stretti, forzatamente, e confermata solo grazie alla giornalista che la prende alla sprovvista. «Ho già venduto i diritti televisivi, ma non chiedetemi di più». Inutile chiedere chi, quando, dove, come vedremo Alice Allevi sul piccolo schermo.

Bene, ma chi potrebbe essere almeno l’attrice che presterà il volto ad Alice? «Impossibile prevederlo – continua Gazzola –. Certo, a me piacerebbe che potesse essere Zooey Deschanel (l’attrice che interpreta il personaggio principale nel serial New Girl)». Già, che guarda caso nella vita reale è sorella di Emily Deschanel, il volto di Temperance Brennan in Bones, giusto per stare in tema di serie tv.

Ma ecco che si torna a parlare di scrittura, di contenuti però, con i fan già impazienti di sapere quali saranno i prossimi sviluppi nella vita di Alice. Se ci sarà magari uno spin-off sul personaggio di Ambra… «ma io proprio non capisco come fa ‘sta qui a esservi tanto simpatica», risponde Gazzola non provando nemmeno a celare l’antipatia nei confronti di questo suo personaggio.

E Alice? Alice incontrerà finalmente l’uomo giusto? E chi sarà? Uno dei due che già conosce? «Ma perché non un terzo uomo?» ribatte Gazzola.

E leggeremo mai di una Alice matura, mamma, professionista? «Per il momento no, non credo proprio. Non sento né il bisogno né il desiderio di affrancarmi da questo personaggio, come hanno fatto molto altri scrittori arrivando anche a sopprimere il loro personaggio principale. Ecco, penso a quello che ha fatto Helen Fielding con Bridget Jones, presentandocela nell’ultimo romanzo nei panni di una cinquantenne, per giunta vedova. No, ecco, questa è una cosa che non si fa – dice risoluta Gazzola – non si fa questo ai propri lettori, è una crudeltà, il lettore soffre e non si fa soffrire il lettore».

Dunque Alice Allevi non la farai mai morire? «Ma non ci penso nemmeno!»

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