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“In territorio nemico”, l’unico romanzo con più di cento autori

In territorio nemico, Scrittura Industriale CollettivaVenticinque mesi di lavoro, novecentoquattordici schede per un totale di quattromila pagine scritte e rielaborate da centoquindici autori. Sono i numeri dai quali è nato In territorio nemico, il romanzo con più autori al mondo, uscito il 4 aprile per i tipi di Minimum Fax, collana Nichel.

L’opera è nata dall’idea di una coppia di scrittori toscani, Vanni Santoni e Gregorio Magini, ideatori nel 2007 della Scrittura Industriale Collettiva. La Sic è un metodo di lavoro nel quale gli autori lasciano l’intero palcoscenico al prodotto finale. Un po’ come avviene nella produzione industriale, di cui entrano in gioco solo gli aspetti migliori, dall’organizzazione alla precisa suddivisione dei compiti; con la convinzione che la collaborazione tra più autori possa garantire un risultato migliore di quello che avrebbe potuto dare, individualmente, ogni singolo scrittore.

Così è nato il Grande romanzo aperto Sic, preceduto da una serie di racconti scritti con lo stesso sistema che hanno permesso di raffinare il metodo. Ma se con i racconti i partecipanti si potevano contare sulle dita di una mano, la sola idea di un romanzo da Guinnes dei primati ha ottenuto un ben diverso successo. 115 sono stati i partecipanti totali, tra scrittori, direttori e revisori. Un lavoro iniziato nel 2009 con la raccolta di aneddoti famigliari riguardanti il periodo finale della Seconda Guerra Mondiale e proseguito con la definizione collegiale delle storie e dei personaggi che si intrecciano ne In territorio nemico, fino alla conclusione scritta sul finire del 2011.

La trama di In territorio nemico si sviluppa nell’arco di venti mesi, quelli che vanno dall’8 settembre 1943 all’aprile 1945. Quasi due anni nei quali i tre personaggi principali, un ufficiale disertore, la sorella e il marito di lei, vengono travolti dalla Storia che cambia per sempre le loro vite. Vite reali, in quanto ogni fatto narrato deriva da aneddoti raccolti dai partecipanti tra famigliari, vicini di casa e conoscenti che hanno vissuto quel periodo così cupo della storia italiana.

Il risultato di questa prova collettiva è un romanzo di 308 pagine, piacevole da leggere, già presente sugli scaffali delle librerie al prezzo di 15 euro e in versione digitale a 6,99 euro, ma la cui presentazione ufficiale è in programma nelle prossime settimane. Sono, infatti, già una cinquantina gli appuntamenti fissati in tutto il Paese per promuovere il testo, a partire dalla prima ufficiale, il 17 aprile, nella libreria Feltrinelli di Firenze, alla quale saranno presenti gli ideatori del Metodo Sic.

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Commenti

molta curiosità

sì, ma come può darsi letteratura senza una qualche forma di vanità personale, più pubblica o più riservata a seconda dei caratteri, ma sempre vanità personale? Non credo che dirsi 'sono uno dei 115' funzioni altrettanto bene.
Sarà questa moda d'oggi secondo cui la 'storia' è l'unica cosa che conta e l'autore nulla (e così pure i personaggi, che devono essere funzionali alla 'storia') e che a me pare tanto una...

la moda di oggi in realtà (altrimenti detta "Mondadorizzazione") è focalizzare tutta l'attenzione sull'autore come "personaggio" e non sull'opera.
Tanto più che è una cosa recente (figlia della pubblicità o, al massimo, del romanticismo) che nulla ha a che vedere con la storia della letteratura, dove l'opera è tutto e l'autore molto poco se non nulla.

Ci sono mode e mode, pubblicitarie e critiche: per esempio la moda, fra quanti ne capiscono di letteratura, di credere che un tempo l'opera fosse tutto e l'autore nulla.
Tempi diversi e modi diversi, d'accordo: ma sbaglio o i greci si accanirono a credere che uno stesso autore, 'Omero', avesse scritto l'Iliade e l'Odissea e se ne disputarono i natali? Sbaglio o Dante Alighieri non si limita a descrivere l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso ma descrive se stesso che li visita e viene pure riconosciuto come Dante Alighieri da dannati e beati? E' vero o falso che miriadi di poeti, antichi e moderni, hanno vantato il fatto che i loro versi immortali (a torto o a ragione) li avrebbero resi, loro e i loro soggetti, famosi nei secoli? Quanti testi antichi - da Sant'Agostino a Montaigne - dipendono per la loro efficacia dall'idea che l'autore dica la verità su se stesso? Le opere antiche anonime dipendono o da motivi politici o dal caso - e spesso per non lasciarle anonime si inventavano attribuzioni, anche ridicole, basandosi sul fatto che un testo era più autorevole se l'autore era un nome riconosciuto, tipo Aristotele (quei libri che oggi vengono attribuiti a uno pseudo-Aristotele).
In altre arti forse la cosa funzionava diversamente: i quadri non erano firmati, come pure le sculture e i palazzi. Ma può darsi che fosse quella l'aberrazione e non la presenza di un autore e i motivi non fossera artistici ma biecamente sociali, tipo la distinzione fra 'arti meccaniche' basse e 'arti liberali' alte...
Insomma, non è che solo noi, per il dubbio privilegio di essere vivi proprio adesso, non corriamo il pericolo di imporre i nostri schemi mentali al passato...

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