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In Italia: più libri e meno lettori. I nuovi dati Istat

In Italia: più libri e meno lettori. I nuovi dati IstatStando ai nuovi dati Istat tratti dal report Produzione e lettura di libri in Italia, la situazione italiana si presenta alquanto contradditoria: continua ad aumentare la produzione libraria, ma il numero dei lettori non cresce.

E infatti mentre la percentuale dei lettori (cioè di chi ha letto almeno un libro per motivi non professionali) nel 2017 si è attestata al 41% (registrando un -1% rispetto al 2015 e appena un +0,5% rispetto al 2016), la produzione libraria continua a crescere: i titoli pubblicati aumentano del 9,3% e le copie stampate del 14,5%.

Ma andiamo per gradi.

 

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Il genere dei lettori

Rispetto all’anno precedente sono gli uomini a mostrare un tasso di crescita, passando dal 33,5% del 2016 al 34,5% del 2017, mentre la percentuale di lettrici resta invariata: 47,1%.

Sono sempre le donne dunque a mostrare una maggiore propensione alla lettura.

 

Quanti anni hanno?

Secondo i dati Istat, la quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni (56,5%), mentre sono gli over65 a leggere di meno (30,1%). Il 12,7% è un lettore “forte”, ossia legge almeno un libro al mese. Tra i lettori «forti» anche le persone da 55 anni in su, che mostrano le percentuali maggiori: 16,5% tra i 55 e i 64 anni e 17,4% tra gli over65.

 

Titolo di studio e occupazione

L’incidenza percentuale è inoltre più alta tra le persone con titolo di studio elevato (laurea o dottorato), tra dirigenti, imprenditori o liberi professionisti (17,1%) e tra i ritirati dal lavoro (17,5%).

 

Dove si legge di più?

Persistono ampi divari territoriali: legge meno di una persona su tre nelle regioni del Sud (28,3%), quasi una su due in quelle del Nord-est (49,0%). Il Centro si posiziona come spartiacque tra le ripartizioni con un 44,5% di lettori. Nelle Isole la realtà è molto differenziata, come nel 2016: si passa dal 25,8% della Sicilia al 44,5% della Sardegna.

 

Perché in Italia si legge poco?

Nell’opinione degli editori, i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese sono il basso livello culturale della popolazione (42,6% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (38,4%).

 

Altri dati sulla produzione libraria

Dei 1.459 editori attivi nel 2017, quasi l’85% pubblica non più di 50 titoli all’anno. Oltre la metà (54%) sono “piccoli” editori, con un massimo di 10 opere in un anno, e il 31% sono “medi” editori, che producono da 11 a 50 opere in un anno.

I “grandi” editori, con oltre 50 opere all’anno, rappresentano il 15,1% degli operatori attivi nel settore. Pubblicano più dell’80% dei titoli sul mercato e circa il 90% delle copie stampate.

Nel 2017 si rileva un netto segnale di ripresa della produzione editoriale: rispetto all’anno precedente i titoli pubblicati aumentano del 9,3% e le copie stampate del 14,5%. nLa ripresa, tuttavia, sembra aver interessato esclusivamente i grandi marchi (+12,6 per i titoli e +19,2% per le tirature) mentre per i piccoli e ancor più per i medi editori si sono riscontrate flessioni.

 

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L’editoria per ragazzi è in forte crescita rispetto al 2016: +29,2% le opere e +31,2% le tirature, ma è l’editoria educativo-scolastica a incrementare di più la produzione, raddoppiando sia i titoli sia il numero di copie stampate.

Le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dagli editori i canali di distribuzione su cui puntare per espandere domanda e pubblico dei lettori.

Continua a crescere il mercato digitale: circa 27 mila titoli (oltre il 38% dei libri pubblicati nel 2017) sono disponibili anche in formato e-book; la quota supera il 70% per i libri scolastici.


Per la prima foto, copyright: Jason Wong su Unsplash.

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