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“Impronte” di Hasan Ali Toptaş

“Impronte” di Hasan Ali ToptaşIn Impronte lo scrittore turco Hasan Ali Toptaş racconta tra memoria e presente la storia drammatica di Ziya e Kenan. Edito da Del Vecchio Editore, il romanzo esce nel novembre 2015 con una traduzione di Giulia Ansaldo.

La signora Binnaz dovrebbe solo riprendere le chiavi che Ziya le consegna dopo aver lasciato l’appartamento in affitto. Ma non lo fa andare via subito, al contrario lo rende partecipe di un racconto personale, dei dettagli di un’esistenza condotta nel dolore e nel sacrificio. E anche se Ziya è ascoltatore passivo, lei continua offrendo particolari non richiesti. Binnaz dimostra ben presto, però, di non conoscere solo il proprio vissuto, ma anche quello degli altri, come se un occhio dall’alto la tenesse informata. E sa che Ziya è in partenza per un luogo isolato dove la frenesia della vita urbana non può arrivare. Ad aspettarlo nel silenzio di un villaggio, c’è Kenan. Anche se trent’anni li dividono dal loro ultimo incontro, Ziya e Kenan sono amici e, quando si ritrovano, scoprono di condividere gli stessi tratti di un passato drammatico. Entrambi hanno perso la moglie e condividono l’esperienza di una paternità mancata. Se per Ziya la perdita affettiva coincide con lo scoppio di una bomba che ha assorbito per sempre energie vitali, sentimenti e progetti, Kenan conosce la condizione dell’abbandono quando esplode la rabbia di una donna arrivata al limite. Terrorismo politico e psicologico si confondono producendo un unico risultato: l’impossibilità di poter costruire una famiglia, di creare una nuova generazione e liberarsi dai vecchi complessi destinati a rimanere attuali. Mentre i due si scambiano con sofferenza le informazioni che la distanza e il tempo gli hanno negato, il ricordo del servizio militare si inserisce lungo il corso del romanzo. Attraverso una memoria che ospita scene dall’infanzia, immagini di guerra, umiliazioni nel corpo e nello spirito, si va in profondità nel legame che tiene uniti Kenan e Ziya.

«A dire il vero mi mancano i vecchi mondi. O meglio i tempi andati. Eppure, qualunque sia il mondo che mi manca, una volta che lo incontro so che comincerò a sentire la mancanza di un altro».

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“Impronte” di Hasan Ali ToptaşIn Impronte Hassan Ali Toptaş alleggerisce i confini tra ciò che viene vissuto dai personaggi nel presente e un passato che prende la forma di una visione onirica. Ma anche quelli che sembrano sogni sono i ricordi che la memoria non ha perso definitivamente e che pretendono di ritornare attraverso metafore e sensazioni vive. Così Ziya potrebbe osservare il mondo con occhi da bambino caricando di significato anche quelle tracce in cui un adulto non riesce a trovare un valore specifico. E un significato particolare viene riconosciuto alle impronte che un ventenne Ziya imparerà a decifrare mentre si trova alla frontiera tra Siria e Turchia. Perché in Toptaş c’è sempre un andare e venire nel flusso della memoria. Ci si ritrova dentro un episodio che è ricordo, senza prendere coscienza del salto temporale. Uno dei motivi è che qui i ricordi, al pari dei sogni, sono rielaborazioni che il personaggio subisce senza neanche rendersene conto, costretto a ricordare anche quando non avrebbe voluto: «volente o nolente, avrebbe attraversato l’accumulo dei ricordi e sarebbe tornato indietro nelle profondità del tempo, si sarebbe puntato su quest’erba che nel frattempo si era mescolata alla terra da tanto e, immobile, avrebbe guardato quell’uccello una volta in più. La visione dell’uccello si sarebbe completata dunque in un periodo di più di quarant’anni». Proprio perché non c’è soluzione di continuità tra eventi conclusi e quelli aperti del presente, Ziya percepisce un unico tempo interiore, non scandito dal procedere naturale delle cose o dalla misurazione convenzionale che proviene da regole condivise, ma meno reali dei sogni.

Con Impronte lo scrittore Hasan Ali Toptaş si fa conoscere per la prima volta in Italia dopo essersi affermato nel suo Paese come «un maestro del linguaggio e della trama».

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