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Immagini di una crisi

Fotografia, CrisiArticolo pubblicato nella webzine Sul Romanzo n. 6/2013 Racconto della crisi.

La crisi economica, sviluppatasi in particolare dopo i terremoti finanziari di Wall Street del 2008 e che interessa ormai da anni, sia pure a vari livelli, buona parte del mondo occidentale, viene spesso accostata a quella che devastò l’America a partire da un altro, celeberrimo crollo di Wall Street, quello del 1929.

All’epoca, l’economia statunitense impiegò quasi un decennio per uscire dal tunnel e risollevarsi completamente, ritrovando piena efficienza e vitalità solo alla vigilia del secondo conflitto mondiale: fu infatti soprattutto lo sforzo bellico a riportare a pieno regime l’industria, dopo i lunghi anni di decadenza passati alla storia come Grande Depressione.

Di pesanti crisi economiche ce ne sono state tante nella storia, anche recente, del pianeta, dovute sia a politiche errate, sia a eventi naturali. Ci sono i frequenti e lunghissimi periodi di siccità, che periodicamente sconvolgono la fragile economia dei Paesi africani, oppure la Grande Carestia che provocò circa quaranta milioni di morti in Cina nel triennio 1958-1961.

Ma perché, nell’immaginario collettivo, la definizione di “crisi economica” viene comunemente associata, in prima battuta, al periodo della Grande Depressione americana?

La risposta è semplice: perché di quegli anni esiste, oltre alle testimonianze letterarie di molti scrittori, come ad esempio John Steinbeck (soprattutto Uomini e topi, 1937 e Furore, 1939), una ricchissima documentazione fotografica, e cinematografica (il film tratto da Furore e diretto da John Ford nel 1940), che ha permesso di conoscere l’atmosfera e gli avvenimenti di quel periodo.

Di altre fasi critiche della storia recente, che potrebbero essere considerate ugualmente importanti, sono rimaste ben poche tracce, spesso per espressa volontà dei poteri dominanti. A distanza di più di cinquant’anni non sappiamo granché di quanto avvenne esattamente in Cina durante la Grande Carestia, a causa del silenzio imposto dalla dittatura per minimizzare le colpe di una dissennata politica economica da parte del regime di Mao.

Ancora oggi in Cina quel periodo viene eufemisticamente ricordato come I tre anni di Disastri Naturali, sorvolando sul fatto che il governo maoista fu del tutto incapace di varare dei provvedimenti che potessero alleviare, almeno in parte, i danni provocati dalla siccità, compiendo anzi in alcuni casi delle scelte destinate ad aggravare ulteriormente la situazione, come ad esempio l’attribuzione arbitraria di particolari coltivazioni a zone agricole del tutto inadatte a sostenerle.

Se invece possediamo una documentazione così esauriente degli anni della Grande Depressione, lo dobbiamo in realtà a una scelta precisa del governo Americano, intenzionato a utilizzare ogni mezzo possibile per combattere la crisi, ma soprattutto per nulla orientato a minimizzarne gli effetti.

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Il presidente Franklin Delano Roosevelt, eletto nel 1932, varò immediatamente un gigantesco programma economico, il New Deal, con lo scopo di risollevare le sorti del Paese messo in ginocchio dalla crisi. Se la grande industria rischiava di fermarsi completamente, l’agricoltura era in condizioni ancora più drammatiche, perché negli anni dal 1932 al 1936 le vaste campagne del Middle West erano state colpite da una siccità senza precedenti, che aveva trasformato in una Dust Bowl (=catino di polvere) le sterminate campagne nella parte centrale del Paese.

Privati dei raccolti, centinaia di migliaia di agricoltori si erano ritrovati all’improvviso senza nessuna risorsa: perdevano rapidamente la casa e le terre e finivano per spostarsi qua e là alla ricerca di lavoro occasionale come braccianti, in una mastodontica migrazione interna che vedeva intere famiglie in viaggio per mesi, in condizioni di estrema miseria e spesso senza alcuna reale possibilità di migliorare la propria situazione economica.

Il Ministero dell’Agricoltura si rese conto che, per intervenire efficacemente in aiuto dei contadini, occorreva prima di tutto avere una documentazione precisa della loro vita e dei loro problemi, e a questo scopo decise d’istituire la Resettlement Administration, un’agenzia destinata a studiare nuove politiche agricole.

Nel 1935 il suo Direttore, Rexford Guy Tugwell, già consigliere economico di Roosevelt, affidò a Roy Stryker, a sua volta economista e sociologo, nonché fotografo,  il compito di creare una sezione storica, che fornisse le fotografie necessarie a illustrare e promuovere il lavoro dell’organizzazione.

Questa sezione storica, ribattezzata nel 1937 Farm Security Administration (FSA), spedì nelle grandi regioni agricole degli Stati Uniti quarantaquattro fotografi, già famosi o che lo sarebbero presto diventati, che nell’arco di sette anni produssero circa centottantamila fotografie, che rappresentano il primo grande archivio classificato come fotografia documentaria, genere stilistico destinato ad avere un enorme sviluppo nei decenni successivi.

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