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"Il vizio della speranza", un libro e un film per raccontare un'Italia difficile

"Il vizio della speranza", un libro e un film per raccontare un'Italia difficileEdoardo De Angelis è uno dei più promettenti registi italiani dell'ultima generazione e torna sugli schermi con Il vizio della speranza, ambientato a Castel Volturno, sua città natale, dopo il successo del precedente lungometraggio Indivisibili (2017), che ha ottenuto numerosi premi. In contemporanea, esce per Mondadori un libro con lo stesso titolo del nuovo film, che non coincide esattamente con la vicenda narrata sullo schermo, ma è in realtà la storia del percorso formativo del regista, dall'infanzia fino alla realizzazione di questo lungometraggio.

Per De Angelis, nascere a Castel Volturno è molto diverso rispetto al nascere in qualsiasi altro luogo d'Italia: si parla di un comune che conta venticinquemila abitanti, ma altrettanti stranieri, in gran parte clandestini, che vivono in condizioni spesso disumane nei luoghi più degradati. Una seconda città illegale, tollerata dalle amministrazioni locali e del tutto ignorata dallo Stato, nonostante i numerosi fatti di sangue avvenuti in quel territorio.

 

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"Il vizio della speranza", un libro e un film per raccontare un'Italia difficile

Come De Angelis ha raccontato direttamente al pubblico, presentando il film in anteprima a Milano, negli anni Sessanta in questo tratto di costa a nord di Napoli era sorto il Villaggio Coppola, dal nome del costruttore: si trattava di un progetto molto ambizioso, comprendente villette, palazzine e aree commerciali, che nelle intenzioni dei progettisti doveva rivaleggiare con le località balneari del settentrione, grazie anche alla vicinanza della base militare americana e dei suoi numerosi occupanti. Le cose però sono andate diversamente: ci sono stati numerosi processi per gli abusi edilizi, molte case sono state requisite nel 1980 per ospitare i terremotati dell'Irpinia e poi lasciate nel degrado più completo, mentre la base americana veniva chiusa, così che napoletani e casertani hanno pian piano abbandonato quel tratto di litorale, divenuto col tempo rifugio per migliaia di immigrati. Gli uomini lavorano nei campi o sono impiegati in traffici illeciti, le donne finiscono in gran parte a prostituirsi sulla Statale Domiziana che corre lungo la costa.

"Il vizio della speranza", un libro e un film per raccontare un'Italia difficile

Il film, girato interamente a Castel Volturno, racconta la storia di Maria (la bravissima Pina Turco, moglie del regista), una ragazza scampata per miracolo a una violenza da bambina, che vive con una madre fuori di testa lavorando per una losca signorotta locale: il suo compito è quello di condurre le prostitute che restano incinte in un luogo dove partoriranno i loro bambini, già venduti a donne che non ne possono avere, anche se ogni tanto c'è chi si ribella a questa legge spietata.

"Il vizio della speranza", un libro e un film per raccontare un'Italia difficile

In mezzo alla miseria e allo squallore dei luoghi splendidamente filmati da De Angelis – la foce del fiume Volturno, i resti di una darsena che avrebbe dovuto ospitare imbarcazioni di lusso, i muri diroccati di cui s'intuisce l'originaria architettura elegante – Maria riesce comunque a mantenere una speranza per il futuro, grazie alle poche persone positive che incontra.

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Il libro è invece, in un certo senso, una premessa al film. Nelle sue pagine De Angelis, prima delle vicende che ha trasferito sullo schermo, ci racconta infatti il suo percorso di vita, partendo da un'infanzia dominata dalla possente figura di nonna Mena e proseguendo con le sue prime esperienze cinematografiche, per arrivare a questo ritorno a Castel Volturno: un luogo che, se ci sei nato e cresciuto, non può non rimanerti dentro per sempre, con tutta la disperazione di tanta parte dei suoi abitanti, ma che può allo stesso tempo lasciarti, nonostante tutto, Il vizio della speranza.

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