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Il Sud e la sua storia nel romanzo di Raffaele Mastrolondardo

Il Sud e la sua storia nel romanzo di Raffaele MastrolondardoIn Gente del Sud. Storia di una famiglia (Tre60) Raffaello Mastrolonardo racconta una grande saga famigliare, quella dei Parlante, attraverso le storie dei suoi protagonisti la cui vita si intreccia con la Storia che fa da filo conduttore delle vicende. Il tutto è affidato al ricordo e alla memoria di Raffaello Parlante, l’ultimo dei Parlante di Balsignano, paesino delle Murge. Tornato nella casa di famiglia per il funerale dello zio Nello, scopre per caso «un volume di pelle nera con i bordi definiti da una greca continua, l’album di famiglia, muto custode d’un passato che reclamava i suoi diritti». Sono volti sconosciuti che pagina dopo pagina si formano dalle parole, dai ricordi e diventano via via sempre più vivi, palpitanti, senti quasi il loro respiro, il battito del loro cuore. E allora vorresti averli conosciuti personalmente, uomini e donne del Sud, duri come le pietre dei muri a secco, abituati alle difficoltà, coraggiosi e tenaci nel piantare solide radici nella loro terra, una Puglia amara e dolce allo stesso modo, un dualismo ancestrale che ha reso i suoi abitanti tenaci nel creare ricchezza dalla terra dissodata con la fatica che spezza la schiena, che indurisce le mani di calli, che fa bestemmiare. Uomini come Bastiano Parlante e donne come sua moglie Checchina, che hanno sfidato il destino combattendo ogni giorno per migliorare la loro esistenza e quella dei loro figli e nipoti.

Raffaello Mastrolonardo mescola con grande abilità il ramo materno con quello paterno, mimetizzando i protagonisti delle storie che racconta, accompagnando le loro vicende con la narrazione delle vicende storiche che hanno interessato il nostro Paese.

 

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Tutto comincia nell’agosto del 1895, quando Palma Parlante giunge a Balsignano con i suoi figli e con il quarto che porta in grembo. A Napoli ha lasciato il marito Romualdo che come medico sta combattendo la sua personale battaglia contro il colera che ha colpito la città. La accoglie nella sua casa il suocero Bastiano Parlante, Papanonno, come viene chiamato da tutti in famiglia, un uomo intransigente, duro, dispotico, un contadino che con la dura fatica è riuscito a diventare ricco proprietario terriero, e dalla suocera Checchina, figlia di un ufficiale borbonico ucciso da una palla di bombarda piemontese sulle mura di Gaeta, una donna volitiva e tenace che si dice porti sempre con sé un revolver, nascosto nella tasca del vestito.

Il Sud e la sua storia nel romanzo di Raffaele Mastrolondardo

Attraverso un secolo si dipanano le vicende di figli e nipoti, dello zio Aniello segnato da un profondo dolore, di Giovanna che sceglie di passare la sua vita fra le mura di un convento, di Ciccio, il prete poeta, di Costanzo, ardito in guerra e nella vita, di Cipriano, l’uomo della ricostruzione, di Gelica dallo sguardo verde e di tanti altri, ognuno importante a suo modo.

Scenario di questa bellissima saga famigliare è il Morrone, la tenuta di famiglia, un personaggio essa stessa, vivo e pulsante, un genius loci ideale per le vicende che si dipanano fra le sue mura, nelle cui stanze risuonano voci concitate di vecchi diverbi, risate cristalline di bambini, rumori di stoviglie, singhiozzi. Risuona soprattutto la voce di Bastiano, il patriarca giunto ormai al suo autunno, il cui inseparabile bastone non fa più paura come un tempo, che passerà nelle mani del nipote prediletto Cipriano e con lui verrà sepolto; una figura che ricorda Mastro don Gesualdo di Verga nelle sue «virtù eroiche»: lo spirito di sacrificio e la capacità di produrre ricchezza. E come in Gesualdo anche in Bastiano c’è qualcosa di cupo in questa sua ossessiva devozione al solo fine di ottenere ricchezza, vi è anche in lui «la tensione faustiana del self made man».

Il Sud e la sua storia nel romanzo di Raffaele Mastrolondardo

E poi c’è Balsignano, paese immaginario, creato dalla fantasia dell’autore, un luogo dell’anima come può essere Macondo di Cent’anni di solitudine di Marquez o Yoknapatawpha di molti dei romanzi di Faulkner, un paese del Sud bruciato dal sole in estate, ferito dal freddo tagliente in inverno, nelle cui strade aleggiano antichi fantasmi di guerra e d’amore, un paese «così sgradito da doverti amare», come recita il poeta Vittorio Bodini in una sua famosa poesia.

 

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Di William Faulkner è l’esergo di questo bellissimo romanzo: «Il passato non muore mai. Non è nemmeno passato». È vero, il passato non muore mai, è sempre lì che ci ricorda le nostre radici, perché le radici sono importanti e prima o poi ci fanno tornare a casa. Raffaello Mastrolonardo sa bene cosa siano e infatti dedica il romanzo «al nonno Michele e alla nostra amata terra di Murgia», una terra che come afferma, affidando il suo pensiero a Raffaello Parlante, suo alter ego, «sòip’ amàur», cioè che «sa d’amaro» ma può anche significare che «sa d’amore». Un viaggio della memoria nella quale, come dice Proust, si forma la realtà delle cose attraverso la parola.

Con uno stile fluido, con un linguaggio ricco e vivace ben calato in un’architettura narrativa priva di sbavature ed eccessi, con i toni delle grandi opere veriste, Gente del sud è uno di quei romanzi che ti imprigionano fra le loro pagine, che ti commuovono, che ti fanno ancora sperare nella bella letteratura.


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