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Il silenzio delle persone preziose. “Come la luce nei sogni” di Paola Predicatori

Il silenzio delle persone preziose. “Come la luce nei sogni” di Paola PredicatoriCome la luce nei sogni, di Paola Predicatori (Bompiani), è un romanzo dedicato alle persone, rare e preziose, accanto alle quali si può rimanere in silenzio.È la storia di uno zio e un nipote, di un nipote e uno zio, del mondo gentile e rispettoso che riescono a costruire tra loro, destinato a rimanere in piedi a dispetto degli sconvolgimenti della vita, degli abbandoni, delle perdite, delle apparenti sconfitte, delle mancanze.

«Ci sono persone con cui cominciamo un dialogo che non si interrompe mai. E ci sforziamo di guardarci sempre con i loro occhi, perché sappiamo che non ne verrà alcun male».

 

Il male viene invece dalla quotidianità che ci circonda, anche quando nessuno lo sospetta, quando sembra scandita da gesti sempre uguali e avvolta da certe nebbie padane che disorientano e sfumano gli aculei del reale. Tiziano, lo zio, se n’era andato a vivere in una grande città, ma a quasi cinquant’anni la crisi economica lo ha costretto a tornare a vivere con la famiglia di origine, lui che l’impulso di farsi una famiglia propria, fino a quel momento, non l’ha sentito. Gioele è il nipote e per Tiziano ha sempre provato una simpatia complice, serena, adulta, lontana dall’idealizzazione con cui, nell’adolescenza, a volte, tendiamo a imbellettare le persone che ci affascinano e un po’ ci sfuggono, che vorremmo come maestri o come compagni, accanto, mentre cerchiamo di capire chi siamo. Tiziano torna nella vita di Gioele proprio nel momento in cui il ragazzo non fa più le cose che fanno tutti gli altri, alla sua età; zio e nipote si ritrovano nell’attimo brillante e spaventoso in cui Gioele è in bilico sul cornicione dell’età adulta e scopre di avere idee proprie e se ne compiace, ma ne sente anche il peso: la solitudine della peculiarità non si sostiene mai a cuor leggero.

 

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Come la luce nei sogni non è solo un dialogo tra due cuori affini; il libro, con la sua scrittura delicata, parca e incisiva, affronta due argomenti di grande peso sociale: la perdita del lavoro a un’età in cui si hanno le suole ancora senza buchi e la gamba buona, ma il mercato ci butta via come una vecchia scarpa, e il bullismo a scuola. Sarebbe stato facile scriverlo con rabbia, questo romanzo, e lasciarselo sfuggire di mano trasformandolo in dramma; l’autrice però lo governa come fa Gioele al mare con la barca, «a risalire il vento», con vigore ed equilibrio, prendendo il largo dai luoghi comuni, soprattutto quando sono ridicoli (quant’è vuoto il verbo reinventarsi?); e quando descrive la violenza muta della scuola si concentra sulla terribile densità del momento che la precede, più che sul suo scatenarsi.

Il silenzio delle persone preziose. “Come la luce nei sogni” di Paola Predicatori

Se nel corso della vita non si è nutrita troppa fiducia nei confronti degli altri, il lavoro viene sentito come l’energia che spinge avanti, al posto di qualsiasi affetto; e quando lo si perde, nel disincanto pacato di Tiziano non si può non riconoscersi:

«C’è sempre qualcosa che non ho. Ho bussato a tante porte e ogni volta mi mancava qualcosa, e questo nonostante l’esperienza e le capacità. La verità è che il lavoro non te lo vuole pagare più nessuno».

 

Gli fa eco quel nipote così simile a lui, che inizia a prendere le misure all’amore, a chiedersi se sia davvero importante, e se sia facile distinguerlo dal desiderio, dall’elettricità di tutte le altre sfide della vita, che inizia a farsi largo a gomitate:

«L’amore e gli affetti esigono tutto per darti poco in cambio, erano come il lavoro di mio padre: lavoravi ogni santo giorno per avere in premio un mese di vacanze, e io lo consideravo frustrante».

Il silenzio delle persone preziose. “Come la luce nei sogni” di Paola Predicatori

Il finale del romanzo, col suo snodo sorprendente e umanissimo, è quasi anticipato dall’uso della prima e della terza persona; le due voci dei narratori si alternano e si tallonano nel raccontare, facendosi spesso da staffetta l’un l’altro in un gioco di costruzione che è ulteriore testimonianza di quanto il loro legame sia allenato a percorrere lunghe distanze senza uscire di pista. Corrono fianco a fianco per tutta la vita e perfino oltre, ma nessuno invade la corsia intima dell’altro, in un patto tra adulti che funziona fin da quando Gioele è un ragazzino, un’ammirevole discrezione d’altri tempi che tutti dovremmo recuperare. È un rapporto, il loro, che riusciamo a capire fino in fondo solo se conosciamo il senso della malinconia come insegnamento:

«Mi sei mancato come mancano le cose autentiche, che causano un dolore fisico, invisibile agli altri, e per questo più puro».

 

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In un’epoca in cui la sopraffazione è all’ordine del giorno, questo è un libro che fa particolarmente bene al lettore perché gli ricorda, senza alcuna pedanteria, che la cultura può addomesticare la rabbia e salvare le persone, perfino quelle che «per non avere il marchio del perdente» hanno ceduto alla tentazione di opporre altra violenza alla violenza. La cultura e l’amicizia sono i fari che fendono ogni nebbia Come la luce nei sogni, in questo libro di Paola Predicatori.


Per la prima foto, copyright: Laura Marques.

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