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"Il segreto dell'inquisitore", James Rollins e l'ultimo romanzo della Sigma Force

"Il segreto dell'inquisitore", James Rollins e l'ultimo romanzo della Sigma ForceJames Rollins, scrittore di bestseller tradotti in tutto il mondo, è in libreria con Il segreto dell'Inquisitore (Editrice Nord,2019 – traduzione di Paolo Falcone), quindicesimo appuntamento con la Sigma Force, immaginaria divisione segreta del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, i cui operatori altamente specializzati hanno il compito di proteggere il loro Paese e il resto del mondo da tutte le possibili minacce tecnologiche. In questi romanzi, Rollins mescola con abilitàgli aspetti più avanzati del presente ipertecnologico a tracce di oscuri avvenimenti passati che rischiano di avere conseguenze nel mondo contemporaneo. Questa volta si parla di Inquisizione e di streghe, ma anche della possibilità che le intelligenze artificiali possano in un prossimo futuro sfuggire al controllo degli esseri umani e agire in modo autonomo.

Gray Pierce e Monk Kokkalis, agenti Sigma Force e amici nella vita, stanno raggiungendo la casa di Gray per festeggiare insieme il Natale, ma qualcuno ha fatto irruzione nell'appartamento prima del loro arrivo: Kathrin, la moglie di Monk, è a terra in gravi condizioni, mentre Seichan, la compagna incinta di Gray, è scomparsa insieme alle due bimbe degli amici. Chi le ha rapite? Col passare delle ore, il rapimento appare collegato a un raid avvenuto quattro giorni prima in un laboratorio sotterraneo dell'università di Coimbra, dove un commando armato ha sterminato un gruppo di studiose riunite per effettuare insieme un importante esperimento. Toccati nei loro affetti profondi, Gray e Monk questa volta devono combattere per salvare le loro famiglie oltre che per sventare i piani di una gigantesca organizzazione criminale.

A Milano in occasione del Wired Next Fest 2019, il più importante festival italiano che parla di scienza, tecnologia, ricerca e innovazione, James Rollins ha gentilmente risposto alle nostre domande sul suo nuovo romanzo.

 

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Quando e perché ha deciso di dare ai suoi romanzi questo taglio particolare, accostando eventi anche molto antichi al mondo moderno ultratecnologico?

Mi piace molto mischiare vari piani temporali, andare a cercare misteri nella storia passata e poi vedere qual è il rapporto con il presente. Per me c'è moltissimo da imparare dalla storia, per cui occorre vedere quali insegnamenti possiamo trarre da essa. Prendiamo l'Inquisizione e l'uccisione di tante donne accusate di stregoneria: anche oggi in tanti luoghi del mondo le donne sono perseguitate quasi allo stesso modo. M'interessa osservare questi collegamenti tra passato e presente.

 

Qual è di solito il punto di partenza di una nuova storia? A cosa si ispira?

Ho sempre le antenne accese e osservo ciò che mi sta attorno. Ho ventiquattro abbonamenti a riviste storiche e scientifiche, sia cartacee sia online, e leggo moltissimo, guardo anche spesso i documentari televisivi su History Channel e Discovery Channel. Mi piace anche farmi raccontare cose dalle persone straniere con cui entro in contatto: metto tutto nella mia testa e poi sto a vedere se da questo nasce qualche spunto interessante.

"Il segreto dell'inquisitore", James Rollins e l'ultimo romanzo della Sigma Force

Oggi più diventiamo tecnologici e più sembra rafforzarsi la tendenza di una buona parte dell'umanità a credere alle superstizioni, ai miti, ai santoni, a tutto ciò che è irrazionale. È una reazione di rifiuto o di paura del progresso?

È una domanda molto intrigante, che credo nessuno mi abbia mai fatto finora! Credo che ci siano due scuole di pensiero: da un lato religione, ma anche superstizione, dall'altro scienza, divise da una linea molto precisa. Forse quello che faccio nei miei libri è cercare un territorio comune, mostrando che questa linea oggi non è più così netta. Tecnologia e scienza ci radicano sempre di più nella nostra fisicità, ma le persone si rendono conto di andare oltre e di voler raggiungere un livello superiore, perchè non siamo fatti solo di atomi, ma anche di qualcosa di più.

 

Poche settimane fa ho intervistato Federico Faggin, l'inventore del microprocessore, che da anni si dedica a studi sulla possibilità di analizzare scientificamente gli stati di coscienza, e che è molto scettico riguardo agli sviluppidell'intelligenza artificiale, per cui le giro una sua domanda: in un mondo popolato da sette miliardi di esseri umani, con i loro sette miliardi di intelligenze da utilizzare, ha senso pensare di creare intelligenze artificiali?

Sono assolutamente d'accordo sul fatto che si debbano usare i cervelli esistenti, tuttavia ci sono comunque coloro che pensano che non arriveremo mai a sviluppare un'intelligenza artificiale dotata di coscienza, ma altri invece credono che lo faremo. Il fatto che questo possa essere possibile spinge comunque governi e organizzazioni a seguire questa strada, perché chiunque controllerà un'intelligenza artificiale avanzata avrà tra le mani uno strumento potentissimo.

Io spero che non si varchi mai quella soglia, ma dobbiamo preoccuparci di ciò che potrebbe accadere. Tra i ventitré scienziati esperti di intelligenza artificiale con cui ho parlato, la maggioranza ritiene che entro cinque-dieci anni si potrebbe raggiungere e forse varcare quella soglia, secondo alcuni la cosa potrebbe addirittura essere già avvenuta.

"Il segreto dell'inquisitore", James Rollins e l'ultimo romanzo della Sigma Force

Ma l'uomo non mantiene comunque il vantaggio di poter staccare la spina di un computer?

È proprio quello che suggerisco nel mio libro: di fronte alla minaccia emanata da un'intelligenza artificiale,tu non devi scappare e basta: prima di scappare, stacca la spina! Il problema è che un'intelligenza di questo tipo dipenderà da altri tipi di alimentazione e forse non basterà staccare la spina.

 

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Quanto si diverte a distruggere città e a collocare disastri in vari luoghi del mondo quando scrive i suoi romanzi?

In realtà adoro distruggere i siti protetti dall'Unesco e mi sono proposto di farli distruggere tutti attraverso i miei libri... Parlando più seriamente, mi piace condurre i miei lettori in viaggio in luoghi diversi, che forse non hanno mai visto, e le eventuali distruzioni fanno parte dell'avventura.

 

È arrivato al quindicesimo volume di questa serie sulla Sigma Force: pensa che continuerà ancora a lungo, oppure cambierà strada? Non ha magari voglia di creare altri personaggi dopo aver convissuto per tanti anni con questi?

In realtà io scrivo due libri all'anno, uno sulla Sigma Force e uno di genere diverso. Per molto tempo ho evitato di scrivere romanzi seriali, ma quando mi sono messo a farlo ho scelto di creare un intero gruppo di protagonisti, una squadra, anziché concentrarmi su un eroe solitario, perché mi piace avere la possibilità di mettere un personaggio in una situazione di pericolo estremo, magari anche di eliminarlo, cosa che non è possibile fare se hai un solo protagonista. Nel corso degli anni ho potuto sostituire personaggi della Sigma Force, e questo mi permette di sentirmi fresco e originale, di cambiare qualcosa ogni volta.


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Per la prima foto, copyright: Leonel Fernandez su Unsplash.

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