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Il ritratto della provincia italiana in “Cronache della discordia” di Francesco Marocco

Il ritratto della provincia italiana in “Cronache della discordia” di Francesco MaroccoCi sono libri che ti entrano nel cuore con una risata, a volte dal retrogusto amaro, ma pur sempre una risata. È questo il genere di romanzo racchiuso tra le pagine di Cronache della discordia di Francesco Marocco, edito da Mondadori. L’Italia appare come una commedia, grazie ai personaggi che popolano la narrazione ambientata nella Basilicata, più precisamente in due angoli di mondo dimenticati dall’uomo, dalla storia e, forse, anche da Dio.

Ci muoviamo tra Paludazzo e Montesole, due comuni che si odiano da sempre, o meglio da quando un certo militare francese ha deflorato la purezza di alcune autoctone, creando scandalo e tragedia. Niente è più riuscito a ricreare un accordo tra i due comuni e la situazione ricorda qualcosa dei medievali guelfi e ghibellini. Tuttavia, la storia, anzi la Storia, sta per rimescolare le carte in tavola grazie a un mucchio di scartoffie firmate dal premier Bazzi. Il mucchio di scartoffie in questione è una riforma elettorale, perfetta secondo il premier. E la convinzione di aver fatto una cosa buona spinge Bazzi a chiamare gli italiani al voto. Non teme una sconfitta, benché, forse, dovrebbe. Parlando appunto di Bazzi, dice Marocco: «Fu mentre la lasciò cadere nell’urna, sorridendo trionfante a favore dell’ennesimo clic, che il presidente del consiglio si accorse dell’atroce e inconfessabile dettaglio di avere aperto, osservato e richiuso la scheda senza ricordarsi di votare. Si sentì un vero pirla».

 

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Se questo accade a Roma, a Paludazzo e Montesole le elezioni creano altrettanto caos. I comuni si odiano, ma ora devono imparare a vivere in armonia, sebbene, dice il parroco di Paludazzo, «nessuno deve unire quel che Dio ha diviso». A contendersi il titolo di primo cittadino del nuovo comune di Fiumesecco, nato da questa umana unione, sono i due ex sindaci di Paludazzo e Montesole, Gino Matera, del Centro-Sinistra, e Bernardino Chiarelli, del Centro-Destra. Lo schieramento a destra e a sinistra non è dovuto a profonde convinzioni politiche, ma a scelte per esclusione. Loro hanno scelto destra; bene, noi scegliamo sinistra. E in questa costellazione di figure di spicco dal punto di vista sociale, emergono con forza i due sacerdoti dei rispettivi comuni. A uno basta un po’ di buon vino per infervorarsi contro i cattivi comunisti, scordandosi che il buon vino arriva proprio dal sindaco comunista per il quale avrebbe dovuto fare una bella propaganda durante l’omelia. L’altro, invece, ha chierichetti tecnologici e usa YouTube per diffondere il verbo. Si legga la squisita descrizione della registrazione:

«Dopo un paziente lavoro di montaggio a cui lui sovrintendeva personalmente, anche quella santa messa di lì a qualche ora sarebbe finita sul canale TvDomenica di YouTube, dove avrebbe superato di poco le cento visualizzazioni. Alla funzione delle sette di sera, i banchi erano pieni. Prima di passare all’atto eucaristico, don Potito chiamò a sé la telecamera, fece stringere l’inquadratura sul suo volto e ricordò a tutti l’importanza di andare a votare “con coraggio”».

 

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Il ritratto della provincia italiana in “Cronache della discordia” di Francesco Marocco

Nulla è lasciato al caso e, come in qualsiasi piccola realtà che si rispetti, le vite degli uni sono legate alle vite degli altri. Il sindaco di Montesole ha una figlia, una bambina bella e brava, Fulvia Chiarelli. Paludazzo, invece, ha un giovane imprudente, Maurizio Riccio, che è rimasto stregato da questa meravigliosa creatura che è Fulvia. Tra i due sboccerà un amore avvolto da sfumature quasi shakespeariane e dalla freschezza della gioventù. Ed è grazie al loro amore che quel tratto di strada che separa Montesole e Paludazzo si trasformerà nello spazio del pensiero, quello da percorrere per tornare «a casa in bici, in discesa a rotta di collo e dopo aver trascorso un’altra serata nella quale lei non si era innamorata di te, potevi sempre raccontarti che quelle che ti rigavano il volto non erano lacrime d’amore, ma che era solo colpa del vento».

Stilisticamente, Francesco Marocco è un maestro della parola che dà alle sue Cronache della discordia una grande freschezza, scorrevolezza e ironia che ti impediscono di smettere di leggere.

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