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“Il ramo spezzato” di Karen Green a dieci anni dal suicidio di David Foster Wallace

“Il ramo spezzato” di Karen Green a dieci anni dal suicidio di David Foster WallaceEra una giornata qualsiasi per Karen, avrebbe fatto quello che faceva ogni giorno: sarebbe andata al lavoro o a fare qualche commissione, poi si sarebbe fermata a prendere qualcosa di buono per la cena di quella sera, forse aveva qualche appuntamento fissato da un pezzo, e poi, come ogni giorno, sarebbe rientrata a casa a Claremont, nel sud della California, contenta di poter parlare con David della sua giornata anche se forse lui sarebbe stato troppo depresso per ascoltarla davvero. Non immaginava niente di diverso da questo quando si era svegliata quella mattina, il 12 settembre 2008, perciò ha fatto tutto come sempre e poi è tornata a casa.

C’era silenzio, a parte i cani. Karen era entrata in casa come faceva ogni volta, sollevata di essere al sicuro dopo una giornata faticosa qualsiasi. E invece ad attenderla aveva trovato il suo corpo appeso a una trave al soffitto, in quella casa che avevano deciso di costruire insieme. Il corpo di suo marito, David Foster Wallace.

 

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Finisce così una vita, a 46 anni, e la leggenda assume proporzioni ancora maggiori. Ed è questo che ci restituisce Karen Green con il suo memoir Il ramo spezzato. Erano in tanti a considerare Wallace uno dei più grandi scrittori contemporanei, arrivato al successo nel 1996 grazie a Infinite Jest, opera monumentale degna di un Grande; e dopo il suicidio il mito non può che allargare i suoi confini e raggiungere sempre più persone. L’ambiente letterario, e artistico in generale, reagisce immediatamente con serate commemorative, tributi e letture dei “capolavori”. Tra i vivi, però, resta Karen Green, la moglie che all’improvviso è rimasta senza un pezzo fondamentale della sua esistenza, la compagna a cui Wallace aveva promesso di esserci “in salute in malattia” e che ora si trova abbandonata, con due pagine scritte fitte fitte come flebile spiegazione per un gesto estremo a cui nessuno può porre rimedio.

“Il ramo spezzato” di Karen Green a dieci anni dal suicidio di David Foster Wallace

A dieci anni dalla morte di uno dei più grandi scrittori contemporanei d’Oltreoceano, Baldini+Castoldi pubblica il memoir di Karen Green, Il ramo spezzato, nella traduzione di Martina Testa. È un libro duro e particolare in cui la memoria sensoriale, lucida e implacabile, si scontra con l’emotività e la speranza di una moglie che si ritrova a dover affrontare un lutto che è quasi un assassinio:

«Chiamo il dottore: sto soffrendo, è imbarazzante, e ho bisogno bisogno bisogno. Lui risponde qualcosa. Dice ginger beer, bagno caldo, rifugiarmi in un posto sicuro, ma nella vasca da bagno non riesco a respirare; non sopporto le pretese del mio corpo a mollo, milza e viscere, e orifizio: non c'è rifugio nell'architettura, non pontificate. Il dottore dice che se fossi stato così tra virgolette perfetto per me, probabilmente saresti ancora qui, non per offenderla eh». Seguiamo (a fatica) il percorso della Greene lungo le fasi del dolore perché tanti sono i rimandi all’intimità condivisa con Wallace da cui il lettore resta sempre, comprensibilmente, escluso. Eppure non è difficile partecipare della disperazione folle che si legge in certi lucidi passaggi che trascinano verso il baratro di un amore perso all’improvviso per volontà dell’amato: «Mi angoscia l’idea di averti spezzato le rotule quando ti ho tirato giù. Continuo a sentire quel rumore. Voliamo via dal mondo, no, come angeliche schegge di proiettile, ma allora perché quaggiù è tutto così pesante?».

“Il ramo spezzato” di Karen Green a dieci anni dal suicidio di David Foster Wallace

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Il libro è un memoir di scorci narrativi sconnessi risalenti al periodo successivo alla morte di Wallace corredato da francobolli e frammenti di poesie in cui Karen Green si mette a nudo e ripercorre il suo dolore così come l’ha vissutoSe Wallace non fosse un’autorità in campo letterario forse si potrebbe anche dimenticare la causa di un dolore così persistente perché ciò che conta davvero in Il ramo spezzato è la spirale discendente del dolore che ti fa seguire le orme del suicida come una dolce melodia pur di scampare a ciò che resta. «Sono cattiva e sto soffrendo e mi serve più aiuto di quanto ne serva a te ma tu sei come la luna: illumini la mia insignificanza da un'enorme distanza muta».

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