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Il racconto di una violenza atroce. “Le acque del nord” di Ian McGuire

Il racconto di una violenza atroce. “Le acque del nord” di Ian McGuireLe acque del nord di Ian McGuire (Einaudi, traduzione di Andrea Sirotti) riprende i grandi romanzi d’avventura dell’Ottocento come Moby Dick di Melville, Gordon Pym di Poe, L’isola del tesoro di Stevenson e tanti altri. La novità rispetto ai modelli sta nella violenta descrizione dei personaggi principali. Fin dal primo capitolo ci si immerge in quello che sarà il tema del romanzo, gli elementi strutturali e contenutistici si delineano forse con troppa premeditazione: la taverna, il mare cupo, la baleniera fatiscente, i marinai assunti sbrigativamente, l'umanità reietta… L'autore ha di sicuro strizzato l'occhio al mercato e ai topos dell’Ottocento.

È soprattutto Moby Dick il modello ispiratore della nostra storia, il viaggio della Volonteer, baleniera diretta verso nord. I fatti nel romanzo di McGuire si svolgono nel 1859; la data precisa in cui si svolge la vicenda del romanzo di Melville non la si conosce, la si presume dalla vita stessa dell'autore, e comunque la sua pubblicazione avviene nel 1851. I dati temporali quindi coinciderebbero.

Vicenda di soli uomini (le rare donne sono descritte di riflesso e sono prostitute da mar, a parte qualche “comparsa” eschimese),i personaggi vengono proposti nella loro fisicità fino ai particolari più infimi e disgustosi. Grande attenzione è posta all’odore, ai miasmi di escrementi, di orina, di sudore, di sangue e di grasso di balena e di altri pesci. Una descrizione così realistica da sembrare privilegiata rispetto allo sviluppo effettivo della storia. La scrittura è agile e avvincente (l’autore è stato tra i fondatori del Center for New Writing): valgono gli archetipi romanzeschi fin troppo noti (a rischio di stereotipo). È un racconto all'antica, aggiornato alla rappresentazione mediatica della violenza, soprattutto sessuale, particolareggiata nell'omosessualità e nella pedofilia.

C’è il sodomita, il capitano della baleniera che porta con sé una maledizione di un passato naufragio, un secondo ufficiale ambizioso e non troppo brillante, l’armatore cinico, infine il medico di bordo Sumner dipendente, dal laudano, che fugge da un passato burrascoso in India e dal cui punto di vista e narrazione si irradia l'intera vicenda. Tutti uomini “senza qualità”. Si ha l’impressione che i personaggi vengano pensati a sé stanti e poi inseriti nella storia.

 

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Il racconto di una violenza atroce. “Le acque del nord” di Ian McGuire

La baleniera che viaggia verso la Groenlandia, la Volunteer, sembra già segnata da atroci destini ancora prima di salpare. Si affacciano segreti torbidi, patti illeciti, interessi fin troppo venali e vendicativi. Si può dire che sia il denaro l'elemento primo che muove i comportamenti della ciurma. Carte alla mano si fa riferimento a una ricchezza senza ampliarne la descrizione.Si tratta probabilmente di una truffa ai danni di chi aveva assicurato il riempito, gestita da compagnie e da privati senza scrupoli.

L’insieme è violento: scene di caccia alle balene che si alternano alle vicende di bordo, prima fra tutte la violenza sessuale ai danni di un mozzo ragazzino. L'autore non risparmia la descrizione delle parti del corpo lese da simile violenza. L'arpionare i cetacei è descritto concompetenza e dovizia di particolari, evidenziando “la crudeltà” dell’azione: carcasse aperte da cui trarre il prezioso grasso, una orsa uccisa per impossessarsi del cucciolo da vendere allo zoo.

La forza del romanzo sta nella capacità dell'autore di descrivere tecniche e rituali di navigazione, la caccia alle balene con i conseguenti effetti di ribollimento marino, spargimento di sangue non solo animale. Lo stesso sangue che in condizioni estreme l'uomo berrà per scaldarsi tra i geli polari. Ci sono pagine in cui si descrive l'incontro con gli eschimesi e la cupidigia di profitti che anima i cacciatori a rischio della loro vita. Banchise, iceberg, igloo, smottamenti e scioglimenti di ghiacci sono argomenti che l'autore tratta con padronanzae senso della rappresentazione. Sono avvincenti le pagine in cui il protagonismo spetta alle disperate tecniche di sopravvivenza dei marinai fuggiti a un naufragio e intrappolati tra i ghiacci. Sono pagine in cui emergono toni apocalittici.

Romanzo debitore di altri romanzi, la storia narrata di McGuire, vissuta sempre nell’aurora boreale non offre al lettore quanto un deja-vu, configurandosi come esercizio di fede nei riguardi della letteratura d'avventura di ogni tempo. Non a caso il protagonista negli intervalli della navigazione-odissea, legge l'Iliade di Omero. La cosa contrasta con la brutale animalità della vita di bordo, anche se un marinaio di nome Otto si destreggia in salmi biblici e profetici, il che vale come contrappunto simbolico così frequente nei testi che trattano la marineria. Si parla molto del Diavolo e della sua personificazione umana, (nelle dottrine svedesi di Swedenborg, impersonate da Otto).

Il racconto di una violenza atroce. “Le acque del nord” di Ian McGuire

Fuori dal mondo chiuso della baleniera si sperimentano gli unici contatti e sole conoscenze possibili tra i ghiacci polari. Apprendiamo che angakoq in lingua eschimese significa stregone e che connota lo spirito-guida mandato da Sedna, la dea con un occhio solo. L'etnologo MacGuire ci informa pure che Tupilaq è lo spirito maligno...

 

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Infine arriva la salvezza, a goderne come in Moby Dick è un uomo solo: l'oppiomane medico di bordo. L'uomo dal passato burrascoso, costretto per fame a cacciare un orso, ucciderlo, sventrarlo e per ripararsi dal freddo conficcarsi al suo interno tra viscere e sangue. È solo una delle tante forme di sopravvivenza che premiano lo sventurato dottore, predestinandolo a un riscatto fin troppo velocemente susseguito nel romanzo. È questo forse il limite della storia, il “lieto fine” che punisce i “cattivi” e premia i “buoni”, anche se trattandosi di un personaggio particolare, il protagonista più che premiato sembra esser sospeso in un divenire solo per il momento sicuro. La figura di un prete missionario tra i ghiacci è l’unica limpidamente positiva di tutto il romanzo.

Grande maestria ha avuto il traduttore Andrea Sirotti, che si è immerso in un linguaggio difficoltoso per i suoi tecnicismi che ha saputo rendere in maniera colorita e stupefacente.


Per la prima foto, copyright: paul morris.

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