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Il racconto della resurrezione. “La metà di bosco” di Laura Pugno

Il racconto della resurrezione. “La metà di bosco” di Laura PugnoEdito da Marsilio, il nuovo romanzo di Laura Pugno, La metà di bosco, è stilisticamente ciò che un lettore vorrebbe leggere quando si accinge a scoprire una storia a metà tra il mondo materiale e quello dell’immaginazione. È limpido, profondo e coinvolgente lo stile dell’autrice, come le acque cristalline attorno all’isola greca dove la storia si dispiega.

Salvo è un medico, un medico insonne. È un uomo torturato e, ironia della sorte, è torturato dalla medesima malattia che cerca di curare nei suoi pazienti. La ragione non è fisiologica, e nonostante i controlli e gli esami non è riuscito a rintracciare le cause del suo disturbo. La situazione ormai non è più sostenibile: il primario lo invita con fermezza a prendersi una vacanza. Salvo ne conviene. Anche perché l’insonnia non è l’unico peso che schiaccia la sua esistenza. Ha una figlia, e una ex moglie. L’assenza della bambina, però, sebbene perduri da tanto, è un vuoto incolmabile. Infatti, l’insonnia gli dà tregua solo quando la piccola passa qualche giorno assieme al padre.

 

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Kostas è un caro amico di gioventù. Un amico la cui famiglia possiede una casetta, in parte distrutta dal tempo, su una suggestiva isola greca. Un’isola minore, per lo più abbandonata, difficile da raggiungere, e sulla quale occorre presentarsi muniti di proviste sufficienti per sopravvivere. Nemmeno la cisterna dell’acqua arriva con regolarità e certezza.

Il racconto della resurrezione. “La metà di bosco” di Laura Pugno

A Halki, vicino a Rodi, si arriva con mezzi di fortuna giungendo in una terra colpita dalla crisi economica e abbandonata dallo Stato nel lento scorrere verso una forma passata di sopravvivenza. Non si torna primitivi, ma di certo si torna in contatto con la natura, con i suoi limiti e con i suoi misteri. La gente di Halki è diffidente verso i pochi turisti, ma anche verso chi ha le tasche piene di soldi e di illusioni. Neumann ha comprato ormai tutta l’isola, o poco gli manca, e ha illuso tutti con progetti di ammodernamento e di futuro per poi deluderli puntualmente facendoli crollare nell’arretratezza.

Sull’isola, Salvo ritrova frammenti di gioventù. La sua. Ma anche quella del sedicenne Nikos, il nipote di Kostas, e figlio di Magdalini. Il ragazzo non è solo nella metà in rovina della casa che condivide con Salvo. Con lui c’è Cora. Una ragazza che profuma di irreale, di evanescenze, di diafano. Negli occhi, ha qualcosa di inafferrabile e di affascinante.

 

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Non meno affascinante è Magdalini. Leggera ed esile, nonostante la gravidanza. Una ninfea che fluttua sulla superficie chiara di un mare conosciuto e le cui radici sono piantate nelle certezze ancestrali della sua terra. Magdalini, vissuta in Italia a lungo con il figlio e l’ex marito, ora, trentenne, è ritornata nella terra in cui è nata e in cui vuole a tutti i costi far nascere la sua bambina, Angeliki, frutto del rapporto con il ricco Neumann. La donna appare come una guida dell’isola, per Salvo, un cicerone che possiede il codice giusto per delucidargli i misteri che alleggiano nell’aria.

Accanto ad Halki c’è l’isolotto di Krev e Laura Pugno, in una nota a conclusione del romanzo, afferma che questa non esiste in realtà. È un’isola inesistente che però c’è. C’è, in primis, come simbolo. E oltrepassa la Grecia, la storia di Salvo, la sua insonnia guarita. C’è come frammento, in ognuno di noi. Anche in chi, come Salvo, non ha mai dovuto sperimentare la perdita di un caro, se non in una forma traslata, attraverso il ricordo di qualcun’altro.

Il racconto della resurrezione. “La metà di bosco” di Laura Pugno

L’isola di Halki, vicino a Rodi, e ancor di più l’isolotto di Krev, raggiungibile anche a nuoto, se si è allenati, nascondono entrambi un mistero. Krev, in particolare, è un’isola ancor più particolare dell’ancestrale Halki. Metà di quest’isola è coperta da una fitta vegetazione, mentre l’altra metà è brulla, arida e arsa dal sole. A detta di Magdalini, sulla parte secca, ci sono solo delle vasche la cui ragione d’essere si è persa nella notte dei tempi.

 

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Krev, però, sopra ogni altra cosa, è il luogo in cui ci si può ricongiungere con i morti. Avviene per poco e secondo una legge inspiegabile, che si può applicare solo ad alcuni in base a criteri altrettanto ignoti. Salvo, un medico non più insonne, si ritroverà davanti al nec plus ultra della guarigione. Perché a Krev non si ritorna a vivere da fantasmi. Si tratta di una resurrezione palpabile, materiale, inconfutabile.  

La metà di bosco di Laura Pugno è un romanzo che resta incuneato nella mente del lettore per giorni. Sopravvive, denso e reale, come i morti redivivi sull’isola di Krev.

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