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Il racconto del sentimento paterno. “La bambina ovunque” di Stefano Sgambati

Il racconto del sentimento paterno. “La bambina ovunque” di Stefano SgambatiFra una narrativa di impianto moderno e una tecnica memoria di Joyce divampa un puro sentimento paterno.

Pubblicato nel settembre di quest’anno da Mondadori, l’ultimo romanzo di Stefano Sgambati La bambina ovunque è un libro probabilmente molto autobiografico e notevolmente commovente.

Certo per provare un sentimento affettuoso nei confronti di questo IO narratore e padre protagonista è doveroso arrivare fino in fondo. Mi si dirà, anche con i gialli, i thriller, i fantasy è così. Vero, ma in questo libro il finale è l’ultimo atto che accende, anzi suscita uno stato d’animo intenso.

L’aspetto più tortuoso e meno affascinante di questo romanzo è, per una strana opposizione, proprio l’inizio.

L’incipit parte subito immerso in un ambiente poco comune nei romanzi odierni. Tanto è vero che sembra di essere davanti a un movimento di un carrello cinematografico. La telecamera è fissata sul televisore, più tardi si allarga e si sposta verso il protagonista. È un effetto che ci sorprende. . Iniziare un romanzo descrivendo lo stralcio di una puntata di Affari tuoi denota originalità. Solo poco dopo si delinea la coppia che sarà protagonista di tutto il romanzo: il padre e la madre. L’uno è davanti alla TV e attende l’altra, che è di ritorno da una lezione di yoga.

Così, passo dopo passo, a ritmo compassato, il narratore (in terza persona) avvicina il lettore verso il proprio quadretto di famiglia: un padre in cucina e davanti alla Tv, una madre di ritorno da una seduta di yoga e getta lì un primo indizio:

«Un’idea della ginecologa: quel dolore insistente dietro la coscia era sciatica, normale nelle fasi iniziali di una gravidanza, e lo yoga poteva aiutare».

 

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La parola gravidanza è proprio la chiave di lettura di tutto il romanzo. Sarà infatti il protagonismo del più volte nominato padre a riempire pagine e pagine di questo libro. Sarà lui, con le sue ansie, le sue riflessioni, le sue inquietudini, i suoi improvvisati stati d’animo di felicità e le sue litigate a prendersi tutto il palcoscenico, fino a giungere alla coincidenza fra autore, narratore e protagonista.

Il racconto del sentimento paterno. “La bambina ovunque” di Stefano Sgambati

Ecco, il consiglio fondamentale per apprezzare La bambina ovunque è non orientarsi, non cercare quei punti di riferimento delle fiabe di Propp, che individuò protagonista, antagonista, ecc. Piuttosto bisogna non aver fretta di porsi delle domande. Sarà bene sapere che bisogna entrare nel libro con la mente, ma farlo con calma. All’inizio si susseguono continui dialoghi, monologhi e alcuni flashback, ma non è facile mettere insieme questi stralci di discorso.

Ma, così come Stefano Sgambati ha architettato un romanzo intricato e da assorbire con pazienza, nel recensire e commentare questa storia, bisogna andar piano. Presentato quindi un quadretto famigliare sereno, il narratore si diverte e non per poco a modificare camaleonticamente le focalizzazioni del testo: interna, esterna, zero. E così lo ritroviamo onnisciente, oppure interno, o anche esterno. In realtà sa tutto, ma pianifica il suo racconto saltellando fra ricordi e percezioni del presente. Il padre e la madre descritti e riportati con i loro più remoti e nascosti pensieri in terza persona; il futuro papà che in prima si confida con se stesso e con il lettore; la futura mamma che vive in tutta la sua magica esperienza la gravidanza e con soppesate e pregnanti parole  parla in prima persona. Ma a volte il narratore in terza persona riprende la parola; in alcuni casi i piani narrativi si intrecciano. E a complicare la fabula ci si mette pure uno sfasamento e una miscela dei tempi: il vivo e dinamico presente; il nostalgico e romantico passato. È proprio una scelta joyciana quella di Sgambati. Madre e padre riportano nei brevi capitoli tutto il loro IO più subconscio che conscio. Proprio come per i protagonisti di Ulysses di Joyce il flusso di coscienza, il periodare fatto di libere associazioni non si ferma mai.

Certo una sintassi in parte moderna, soprattutto quando a rispecchiarsi in se stessi sono l’uomo e la donna, molto più accurata ed elegante la prosa del narratore accompagnatore.

Il racconto del sentimento paterno. “La bambina ovunque” di Stefano Sgambati

Il libro, quindi, nella prima parte prosegue in questa maniera (e forse fra flashback e prolessi, mamma/papà, uomo/donna, bambina/genitori, presente/passato un po’ il lettore si perde); ma, a un certo punto, durante il ricordo mieloso del viaggio di nozze, il padre/narratore prende per sempre la parola. L’intreccio del romanzo si fa più comprensibile. La storia segue il suo corso biologico e le sue scandite fasi temporali: dal viaggio di nozze alla gravidanza e infine al parto. L’esperimento narrativo novecentesco si acquieta e a quel punto questo romanzo inizia sì a regalare pagine emozionanti. Le riflessioni profonde e metodiche del papà; il suo sciogliersi da uomo ansioso e preoccupato a padre amorevole e affettuoso davanti alla sua bambina; le preoccupazioni per il degrado spaventoso e terrificante del nostro mondo (esemplare è il padre, che nell’indifferenza degli amici impegnati a chiacchierare, si addolora e si ritrova sconvolto alla notizia dell’attentato del lungo mare di Nizza, anno 2016). I suoi dissapori, i suoi umori, i suoi mutevoli stati d’animo e le sue elucubrazioni sul senso della vita si diffondono sotto gli occhi del lettore. E non bisogna dimenticare che l’esperienza di questa gravidanza non è quella dei consueti nove mesi con controlli regolari e mille cure e attenzioni, ma il risultato di una scelta ben precisa: la fecondazione in vitro. Tutta un’altra prassi, molto più dolorosa, estenuante e complicata. Da questo punto di vista il romanzo, conservando una scrittura lucida, a tratti scientifica e ben documentata, rappresenta un “vademecum” per le coppie che si apprestano a fare scelte simili. Anche se con ogni probabilità non è questo l’obiettivo dello scrittore.

 

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La grande abilità di saper trasporre tutto se stesso padre/figlio/marito/uomo nella pagina è un flusso emotivo penetrante e avvolgente. Chi si trova davanti a quelle pagine rivive o vive un personaggio, che non si nasconde mai: nei fallimenti, nelle gioie e nei turbamenti. È semplice, è genuino, non è mai artefatto. Si incolpa, si ingelosisce, si arrabbia, si rallegra come un bambino. Fa tutto ciò che faremmo noi, se fossimo nelle sue stesse situazioni. Non si può, tuttavia, ridurre questo romanzo a una semplice e pedissequa rappresentazione di stati d’animo e comportamenti comuni. C’è molto di più: la piena coscienza che il mondo e la vita sono ovunque. Non possiamo mai pensare di essere sereni fino a quando altri soffriranno e potranno mettere in pericolo i nostri figli.

La mirabile indagine dell’inetto novecentesco di un Pirandello o Svevo o Joyce riprende vita e si ricolloca nel secolo presente. In fondo, quello che siamo noi stessi, i nostri pensieri, le nostre sensazioni immediate sono quello che ci fa definire esseri umani: imperfetti, ma inestinguibili, almeno per ora.

La bambina ovunque di Stefano Sgambati è un romanzo, o un diario, o un racconto autobiografico che con un linguaggio modernissimo, una tecnica narrativa multidimensionale e uno stile particolare colpisce quei lettori che hanno il coraggio di giungere fino all’ultima parola Ma lì, alla fine dell’epilogo, a quel punto, diventa difficile, anzi improbabile non emozionarsi almeno per un minuto.


Per la prima foto, copyright: Danielle MacInnes.

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