Come leggere un libro

Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Il professore sul ring – Perché gli uomini combattono e a noi piace guardarli

Il professore sul ring – Perché gli uomini combattono e a noi piace guardarliIl professore sul ring in questione è l'autore del libro, Jonathan Gottschall, del quale in Italia era già uscito solo un anno prima e per lo stesso editore, Bollati Boringhieri, L'istinto di narrare (tradotti entrambi da Giuliana Oliviero).

Lo dico subito: questo libro mi ha conquistato nel medesimo istante in cui l'ho visto in libreria, già a partire dal titolo ma soprattutto per l'argomento. Eppure raramente mi è capitato di essere affascinato persino dalla quarta di copertina, spesso buona solo per slogan ingannevoli (qui invece la frase del «Washington Post» è più che mai eloquente: «Come Fight club, ma per professori di letteratura»), o dai risvolti (dove si può trovare il primo assunto del libro: «...più una società mette in mostra la propria violenza in contesti regolati, meno la violenza tracima poi davvero nelle strade»). Nella prefazione l'autore sfata già un mito, quello dei guantoni come elemento civilizzatore della boxe (al contrario, essendo le ossa delle mani inadatte a colpire il cranio, i pesanti guantoni le rendono perfetti strumenti da combattimento e fanno sì che polso e pugno diventino quasi invulnerabili), poi sfila una serie di domande che saranno centrali nel testo e infine introduce il concetto di “danza della scimmia”, definendola come «un'infinita varietà di competizioni ritualizzate e vincolate da regole precise» (come, ad esempio, il provocarsi e rimbeccarsi in una lotta di sguardi sempre più fissi e minacciosi). Nel primo capitolo, Gottschall mi ha conquistato del tutto, semplicemente raccontandomi il primo combattimento in assoluto della UFC (Ultimate Fighting Championship, la più importante organizzazione mondiale di MMA, Arti Marziali Miste): svoltosi nel 1993 tra un lottatore hawaiano di Sumo e un olandese cintura nera di karate, è durato qualcosa meno di quaranta secondi. E dire che le arti marziali non mi sono mai interessate più di tanto. Come è possibile allora, mi sono chiesto?

Facciamo conto che un professore di inglese di un qualsiasi college si iscriva in palestra e cominci ad allenarsi duramente per il suo primo e unico combattimento. Non un combattimento qualsiasi: un incontro di MMA in una gabbia. E poi dopo ci scriva su un libro. Il risultato è questo, un concentrato di ricerche storiche, studi sociologici, riferimenti scientifici, aneddoti, situazioni personali, racconti, nel quale l'arte dello storytelling permette di godere di un testo che diventa d'improvviso universale, avvincente anche per chi non abbia alcun interesse per la boxe o discipline simili.

Dalla storia dei duelli andando indietro nei secoli (l'autore ci porta dritti al notissimo poeta e scrittore russo Puskin, che perse la vita proprio a causa di un duello del tutto evitabile) alle culture machiste basate sull'onore, dal sistema carcerario fondato sul rispetto fino alle teorie di Darwin sulla selezione. Quest'ultima serve da spunto per rendere conto delle differenze tra maschi e femmine nella predilezione della violenza.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Leggete le nostre pubblicazioni

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Il professore sul ring – Perché gli uomini combattono e a noi piace guardarliOltre alla componente biologica, Gottschall individua la diffusa tendenza negli uomini, soprattutto giovani, a infilarsi in situazioni rischiose per ostentare la propria forza e il proprio coraggio (come attraversare la strada senza molta attenzione oppure, appunto, entrare in una gabbia per vedersela a cazzotti con un altro...). Nei maschi, sin da piccoli, i giochi sono orientati al contatto, alla dominanza, e si instaura una lotta aggressiva e competitiva (nelle femmine invece la lotta è più leggera e votata al divertimento; in ogni caso, le ragazze sono più interessate alla coesione e alla collaborazione che alla dominanza e alla competizione). Dal gioco competitivo poi, con la crescita, si passa allo sport, attraverso il quale si possono esibire forza fisica, coraggio, abilità atletica in una maniera codificata. Gli sport favorirebbero inoltre la socializzazione, il cameratismo e la correttezza. Sport visti anche come guerre simulate, in special modo quelli di squadra (basti pensare al football americano, che anche nella terminologia riprende il gergo bellico). E la guerra, invece, quella vera e propria, espressione massima dell'attrazione innata per la violenza da parte dell'essere umano, che trova nel combattimento orrore ma allo stesso tempo brivido d'eccitazione, persino esaltazione, un amore controverso simile all'effetto di una droga.

Non trascurabile anche l'altra componente dello scontro fisico, quella passiva, che riguarda lo spettatore. Gottschall spiega quanto una lotta possa essere seducente e di come ci piaccia guardarla, perché, in sostanza, il pubblico ha sete di combattimenti («Guardavo perché – Dio aiuti la razza umana – non c'è niente di più difficile da non guardare di due uomini che combattono»). Spettatori, come del resto di film come Rocky o Karate Kid (citato come sorta di cliché nel capitolo in cui si demitizzano le presunte imprese leggendarie di venerabili maestri di arti marziali asiatiche). Tra gli autori letterari chiamati in causa, ecco infine F.X. Toole (creatore di molti racconti sul mondo della boxe, primo fra tutti quelloda cui Clint Eastwood ha tratto il capolavoro Million Dollar Baby), Sun Tzu (celebre per il trattato di strategia militare L'arte della guerra) e Guy de Maupassant (con un estratto dal magnifico racconto Un vile). Un libro per tutti, Il professore sul ring di Jonathan Gottschall: letterati o fighter, curiosi o appassionati.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.