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Il potere salvifico del mare. “Manhattan Beach” di Jennifer Egan

Il potere salvifico del mare. “Manhattan Beach” di Jennifer EganIl mare… Il mare è uno degli elementi più affascinanti e potenti della natura. Scriveva Federico Garcia Lorca: «Come si può capire qualcosa della vita, e capire fino in fondo se stessi, se non lo si è imparato dal mare?» Guardando il mare vengono fuori svariati e molteplici stati d’animo: gioia, tristezza, nostalgia, dolori repressi. Il mare è, però, anche pericoloso. Da esso possono generarsi tsunami devastanti o nubifragi distruttivi. Eppure, è proprio questo complesso insieme di fattori a conferirgli magia e incanto.

Jennifer Egan, vincitrice nel 2011 del Premio Pulitzer con Il tempo è un bastardo, un romanzo che è stato definito “sperimentale”, torna nelle librerie con un nuovo lavoro il cui titolo è Manhattan Beach (Mondadori, traduzione italiana di Giovanna Granato), un romanzo la cui stesura le ha richiesto anni di accurate ricerche storiche cominciate nel 2004. Vincere un premio prestigioso come il Pulitzer comporta grossa responsabilità, un fardello enorme di cui la Egan è riuscita a farsi carico pure stavolta nel modo completo che ci si sarebbe aspettato da lei. Manhattan Beach risulta essere infatti un romanzo ricco di minuziosi dettagli storici e con una buona caratterizzazione dei personaggi descritti. Se si scrive utilizzando una metafora potente come è quella del mare ci si aspetta che l’autore indaghi nell’inconscio dei personaggi che descrive, che scavi nelle viscere in profondità, che vada fino in fondo, e di fondo reale in questo romanzo non c’è solo la camminata sui fondali marini compiuta dalla protagonista ma il percorso da lei intrapreso dentro se stessa. Nel finale, quando Anna riemerge dalle acque lo farà con la consapevolezza di avere acquisito una nuova versione di se stessa, diversa dalla donna che era stata fino a quel momento. L’autrice riesce a descrivere con la giusta enfasi la dinamica di tale cambiamento interiore.

 

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Questa la trama: Anna Kerrigan ha dodici anni quando accompagna il padre a fare visita a un uomo potente, Dexter Styles, che spadroneggia sull’ambiente della malavita della città di New York. Dexter vive in una casa che si affaccia sull’oceano. Anna resta quasi ipnotizzata sia dall’alone di mistero che aleggia nella conversazione tra suo padre e quell’uomo sia dal suo primo incontro con l’oceano. Anni dopo il padre è misteriosamente scomparso. Anna ha diciannove anni; è diventata una donna audace e combattiva e ha un sogno, essere la prima donna palombaro degli Stati Uniti. Una sera, in un nightclub, rivede Dexter Styles e tra i due esplode la passione. La giovane Anna comprende tuttavia che quell’uomo può essere la chiave per svelare i misteri legati alla scomparsa del padre. È l’inizio di una serie di cambiamenti nella sua vita.

Il potere salvifico del mare. “Manhattan Beach” di Jennifer Egan

Manhattan Beach è un romanzo diviso in sette parti. Ogni parte ha un titolo che anticipa i dettagli che i vari capitoli andranno a sviluppare. La prima parte è intitolata La spiaggia ed è proprio in una spiaggia che tutto comincia, nella spiaggia in cui Eddie e Dexter conversano e in cui Anna vede per la prima volta sia Dexter che l’oceano che guarda incantata. L’oceano le suscita una strana sensazione, «un misto elettrico di attrazione e di ombre». Nella seconda parte, Il mondo delle ombre, avviene un salto temporale e ritroviamo Anna diciannovenne. Il padre è misteriosamente scomparso. È uscito di casa quando lei aveva quattordici anni come tutti i giorni e non è più tornato e la «speranza era diventata il ricordo della speranza: una chiazza insensibile, morta». Anna crede che il padre sia morto, perché non può concepire e accettare l’idea che sia stato capace di abbandonare lei, sua sorella Lydia che è malata e la loro madre. La verità verrà piano piano a galla durante l’evolversi della storia.

Una sera Anna rivede Dexter Styles. In lei riaffiora un ricordo lontano, «quell’uomo […] su una spiaggia ghiacciata».

Dexter Styles è un uomo pericoloso, un gangster che vive in un mondo diverso, il mondo delle ombre, che può somigliare a quello conosciuto da Anna, «avere gli stessi colori, gli stessi rumori, ma quello che succede qui non esce da questi confini». In questo mondo di tenebre, quando s’intende far scomparire una persona, la s’invita a fare un giro in macchina. Tutti sanno che fine farà e «nessuno la nomina mai.» Così è avvenuto con molta probabilità con il padre di Anna, da braccio destro di Dexter è diventato un uomo che bisognava far fuori e del quale non si sono avute più notizie. Con il personaggio di Dexter Styles riusciamo a farci un’idea di come funzionino le cose nella New York oscura, quali siano le gerarchie del sindacato criminale e quali conseguenze comporti trasgredire tali gerarchie.

L’assenza del padre ha fatto sì che Anna diventasse una persona forte e combattiva, pronta a prendersi cura della sorella malata e della madre. Lydia, sua sorella, non può parlare. Sono i suoi occhi che parlano per lei e che esprimono tutto ciò che questa giovane vorrebbe ma non è in grado di dire. Anche Lydia quando si trova per la prima volta di fronte al mare subisce una trasformazione. «Le labbra che si muovevano come una creatura mitica le cui imprecazioni sono capaci di evocare tempeste e dei alati, i selvaggi occhi azzurri fissi sull’eternità». Queste descrizioni sono i passi in cui la Egan riesce a toccare la sensibilità umana in modo magistrale.

Il potere salvifico del mare. “Manhattan Beach” di Jennifer Egan

La diciannovenne Anna vuole diventare un palombaro. È consapevole che il suo è un sogno che ha dell’impossibile. Il mondo in cui vive è un mondo in cui è l’uomo a dominare, un mondo in cui si crede che lei, in quanto donna, non sia mentalmente e fisicamente capace di compiere un lavoro da uomo. Anna è però caparbia ed è decisa a non arrendersi, è una ragazza «maturata dai tempi difficili e dalle tragedie familiari». Per descrivere al meglio la figura del palombaro Jennifer Egan ha intervistato il sergente Andrea Motley Crabtree che è stata la prima donna palombaro dell’esercito statunitense e che le ha fatto capire quanto sia stato difficile ma al tempo stesso straordinario e coraggioso esercitare tale professione in quegli anni.

Dopo varie peripezie Anna riesce a realizzare il suo sogno e a guadagnarsi il rispetto sia del tenente di vascello che dei colleghi. La prima volta che s’immerge nei fondali marini Anna avverte «un’esplosione di piacere. Era come volare, come una magia… come essere in un sogno». Durante la guerra se una donna riusciva a imporsi e a svolgere un compito riservato a un uomo era solo perché quasi tutti gli uomini erano impegnati sul fronte a combattere. Finita la guerra, la donna sapeva perfettamente che sarebbe dovuta ritornare alle vecchie mansioni e sottomissioni. Questo è però il periodo in cui le donne cominciano a combattere le prime battaglie che le porteranno all’emancipazione. Anna rappresenta in un certo senso questo desidero d’imporsi in un mondo di esclusiva dominanza dell’uomo. Lei non sopporta le regole del mondo in cui vive e in cui persino il sesso è un tabù, così come il restare incinta senza essere sposata o il desiderio di svolgere la professione che si vuole. Anna intende intraprendere il lavoro di palombaro ed è disposta ad aggirare qualsiasi ostacolo pur di realizzare il suo sogno. Con la discesa nei fondali marini di New York è come se Anna discendesse dentro se stessa per riemergere da quelle acque con una consapevolezza maggiore di sé e delle scelte che dovrà compiere.

 

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Il mare, l’acqua sono una metafora potente. L’acqua è l’elemento che maggiormente veicola la vita sul nostro pianeta. Immergersi nell’acqua simboleggia l’aprirsi verso nuovi universi e nuove conoscenze. L’acqua trasforma, purifica. È celebre il frammento del filosofo Eraclito: «Nessuno si bagna nello stesso fiume due volte», perché né l’uomo né il fiume saranno mai gli stessi. L’acqua fluisce, è dinamica, cambia, trasforma; è simbolo di saggezza e di conoscenza. Nel Vangelo di Giovanni è scritto: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». Quella di Gesù è un’acqua che disseta e che permette l’accesso alla vita eterna. L’entrata di Anna nelle acque dell’oceano simboleggia dunque il cambiamento che in lei avverrà e dal quale emergerà una Anna più decisa e consapevole, pronta a sfidare la società pur di portare avanti le proprie decisioni.


Per la prima foto, copyright: Wolf Schram.

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