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Il Nuovo Rinascimento Letterario in Puglia: i numeri di un (in)successo

PugliaArticolo a cura di Alessio Viola, giornalista e scrittore, in risposta a una discussione sorta su Facebook a proposito di un possibile nuovo rinascimento letterario in Puglia.

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E dicevamo dell’effetto “fata morgana” per quanto riguarda la Puglia letteraria. Ma potremmo anche distinguere, come si fa con le temperature, fra quella che viene definita “temperatura percepita” e quella effettiva, per cui in estate 30° sembrano 40° solo se l’umidità sale e c’è assenza di vento, per dire.

Insomma sì, è tutto uno scrivere quaggiù in Puglia. Popolo di mangiatori di cozze crude, marinai e scrittori senza dubbio. Dal punto di vista della quantità la Puglia letteraria ha un PIL probabilmente record rispetto a molte altre regioni, una quantità di scrittori, artisti, operatori della cultura in ogni senso che, fatte salve per ovvie ragioni le due capitali, è quasi di sicuro al primo posto in Italia. Non ci sono numeri a disposizione qui e ora, rispetto alla quantità di lettori di libri o giornali, di librerie o associazioni culturali, ma i festival e le attività di promozione, le connessioni fra editoria e autori, librerie e scuole sono talmente tante e talmente complesse da dare l’impressione di un’imponente macchina della cultura che si muove e trascina dietro di sé un’intera regione.

Evidenti e potenti le interconnessioni fra “primavera pugliese”, come è stata definita a suo tempo la comparsa sulla scena politica di nuovi amministratori in regione e nei comuni principali, e il proliferare di fenomeni artistici e letterari, che sono ancora tutte da studiare. Dall’esterno forse la percezione è che un diverso clima politico e amministrativo ha favorito questo sviluppo. Dall’interno si può notare che quelle energie erano tutte già sul terreno e sono state fra le protagoniste di quel cambiamento, un traino culturale e di partecipazione che ha portato sugli scudi gli amministratori primaverili. Finendo poi per esserne fagocitati, spesso dando vita a fenomeni di “intellettuali di regime”, cantori acritici di una realtà dalle mille complesse sfaccettature che non necessitava certo di cantori e aedi allineati e coperti.

Ma insomma va bene, il risultato è stata la nascita di un vero e proprio “brand” Puglia letteraria, che ora si propone come riferimento inevitabile per l’intero sistema culturale del Paese. Sistema refrattario, per altro, ad allargare i suoi angusti portoni di ingresso, fossilizzato com’è da sempre nelle grandi lobby, nei centri di potere baronale di case editrici più simili a ministeri che ad aziende culturali. In un sistema di critici e recensori che ormai sono solo protagonisti di un gioco di specchi, io recensisco il libro che scrivi e tu recensisci il mio, Narciso la fa da protagonista e i millenarcisi si trasformano in un’armata brancaletteraria dai ranghi ormai più simili per quantità agli eserciti napoleonici che, per efficacia, alle legioni romane. In Puglia abbiamo recensito personalmente oltre 10 000 scrittori e poeti divisi in categorie auto-proliferanti e dalla ramificazione impossibili da seguire.

Ci sono grosso modo 2123 professori che scrivono di alunni e delle loro storie. Il giorno in cui i ragazzi si metteranno a leggere i libri saranno guai, denunce a raffica per gli scrittori-professori. Tendenza Starnone, diciamo.

Oltre 3416 sono i poeti, si auto-producono e auto-pubblicano e auto-leggono i versi, guardano il mondo dall’alto in basso e vivono sereni nelle loro turris eburnee. Tendenza Penna, diciamo così.

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1952 sono gli scrittori di noir e gialli, tutti convinti di aver scovato la storia giusta e la luce giusta per ambientarli, foschi cupi ma poi non troppo, non sia mai che le signore bene dei salotti si scandalizzino per un “cazzo” in più del necessario. Tendenza Scerbanenco.

2146 sono gli scrittori post-modernisti e vetero-campagnoli, che raccontano di una Puglia agreste, di paesi e di usanze, di emigrati e ciabattini, di quando non c’era la luce elettrica e la televisione. Tendenza Nigro, forse l’ultimo scrittore pugliese degno di questo nome. Seguono sparsi tutti gli altri sottogeneri…

«Che cento fiori sboccino, che cento scuole gareggino» diceva il presidente Mao nei discorsi sulla letteratura e l’arte a Yan’an, alla metà degli anni Trenta. E dunque la Puglia regione maoista dal punto di vista della letteratura. Regione dalle tante case editrici, che si dannano l’anima per tirare fuori prodotti di qualità. Certo ogni tanto cercano “l’aiutino” degli autori, si fanno pagare insomma. Ma la pratica è accettata di buon grado dai 10 000, o almeno da una parte consistente di loro.

A fare da contraltare ci sono per fortuna case editrici piccole, coraggiose, aggressive il giusto, che ancora cercano la qualità, pensate. Fenomeno pugliese degno di essere esportato, questo sì. E le librerie, poi. Che resistono eroicamente, vera frontiera e campo di battaglia, in tanti si ostinano a fare i librai come se davvero fosse un lavoro nobile, oggi. A non mettere in vetrina solo i libri di ricette e dei comici televisivi, ma a curare la diffusione di quello che a loro sembra il prodotto di qualità. Eroi.

Infine i festival letterari. Ce ne sono 258, quanti sono i comuni di Puglia. Grandi, piccoli piccolissimi, specializzati e generalisti, soprattutto estivi, non c’è piazza che non veda un festival letterario in Puglia. Che poi il pubblico compri o legga i libri esposti è un’altra storia.

Perché queste statistiche? Perché i numeri, ancorché inventati e fantasiosi danno l’idea del peso specifico che l’attività letteraria esprime in Puglia. È vero quello che dice Morgan Palmas (un suo commento su Facebook ndr), visto da lassù si sente profumo di rinascimento letterario in Puglia, un movimento che potrebbe fare da traino all’intero sistema Paese.

Questa riflessione che propongo oggi neanche si sogna di entrare nel merito delle “qualità artistiche” dei singoli, delle tendenze, degli editori o dei critici, materia semplicemente impossibile da maneggiare, lava bollente per tutti. Ma il “sistema Puglia letteratura” sì, esiste ed è forte, a sua insaputa. La forza dell’immagine a volte trascende il contenuto, si fa essa stessa protagonista e vettore di trascinamento, induce riflessioni ed emulazione, la forza di un “brand” come sappiamo è ben oltre il suo stesso essere, consiste nel trasformarsi in materia viva oltre ogni cosa, in tempo di sviluppo e in stimoli emulati, i cento fiori sbocciano ogni giorno, in Puglia.

Manca il grande editore, quaggiù. Grande nel senso di come erano i Feltrinelli o gli Einaudi negli anni Cinquanta o Sessanta, cercatori d’oro letterario. Oggi decide “il commerciale” in genere. O il piccolo cabotaggio para-universitario e accademico con cui tutti, più o meno, tirano a campare.

Agli scrittori rimane solo da scrivere. Se si mettono a discettare di sistema letterario possono fare solo danni, come dimostra questo intervento. Ma insomma non si possono tediare i lettori di un blog se non un poco alla volta. Questo avviato da Morgan Palmas può davvero essere un fottuto bel casino di discussione: speriamo nella rissa letteraria.

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