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Il mondo parallelo delle guerre segrete in "Prigionieri dell'Islam" di Lilli Gruber

Il mondo parallelo delle guerre segrete in "Prigionieri dell'Islam" di Lilli GruberPrigionieri dell'Islam (Rizzoli, 2016) della giornalista Lilli Gruber è un libro ambizioso, che si propone di creare un po' di ordine nel caos delle informazioni, che circolano in un Occidente in piena crisi, riguardo quanto sta accadendo nel mondo arabo «in pieno naufragio».

Un libro che accoglie in sé: la cronistoria degli attacchi terroristici all'Occidente, a partire dall'11 settembre 2001; un'analisi geopolitica della situazione occidentale, mediorientale, delle primavere arabe, dell'Iran, della Turchia, della Siria... il resoconto dettagliato delle esperienze dirette dell'autrice come inviata; la trascrizione delle interviste fatte come giornalista; riferimenti diretti alla trasmissione televisiva che conduce; episodi e riflessioni legati alla propria vita privata e sentimentale.

Un intreccio di informazioni e stili che a volte funziona altre meno. La struttura del testo è circolare, l'autrice ritorna spesso sullo stesso punto o argomento, arricchendo di volta in volta quanto detto di nuovi particolari oppure analizzando il tutto da un'angolazione diversa.

Il discorso che la Gruber vuole portare avanti in Prigionieri dell'Islam sembra chiaro fin dal principio: non si possono incolpare tutti i musulmani per quanto sta accadendo nel mondo arabo e in Occidente, dobbiamo riconoscere le responsabilità dello stesso Occidente. La situazione in oggetto è molto complessa, colpe ed errori vanno imputati a entrambe le parti in causa (Occidente e anti-Occidente) e naturalmente l'autrice non ha una soluzione ai problemi in corso né per quelli prospettati dal prosieguo o dalla degenerazione delle attuali circostanze.

Ma il vero limite di un libro come questo è l'ostinazione al voler definire una situazione globale analizzandola dal solo punto di vista occidentale. Ammettere in qualche modo le responsabilità delle grandi potenze ma fermarsi nell'esatto momento in cui ci si rende conto che un mondo diverso equivale anche a un Occidente diverso, alla rinuncia dei tanti, troppi, privilegi accaparratisi da chi il mondo lo ha sempre conquistato non solo abitato

Nel Prologo di Prigionieri dell'Islam la Gruber racconta di aver assistito alla conversione di una giovane ragazza napoletana presso la comunità islamica di viale Jenner a Milano. «Non passa giorno senza che bussi alla porta un nuovo aspirante musulmano», le dicono.

Perché l'Islam attrae sempre più nuovi proseliti? Questo quanto si connette alla diffusione del terrorismo islamico?

Per l'autrice «nel caos di un mondo arabo in pieno naufragio e nelle incertezze di un Occidente in crisi, l'Isis rappresenta un'alternativa concreta».

 

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Nell'Introduzione al libro l'autrice si sofferma sul resoconto dettagliato di come gli eventi di Parigi del 13 novembre 2015 siano entrati con irruenza nel suo privato lasciando esterrefatti lei e il compagno, il quale proprio mentre gli attacchi avevano luogo era su un volo diretto a Roma e partito da Parigi.

Racconta di come tutto ciò l'abbia riportata indietro nel tempo, all'attacco alle Twin Towers dell'11 settembre 2001 e a due giorni dopo l'accaduto, quando l'allora presidente degli Stati Uniti d'America George W. Bush «accende la fiaccola che darà fuoco al mondo: quella della "guerra al terrore"».

Viene da chiedersi se quindici anni di "guerra al terrore" non abbiano portato solo altra guerra e terrore.

La Gruber ipotizza, timidamente, che faccia tutto parte di una sorta di piano, organizzato e giostrato per il potere e il denaro. «Nulla è impossibile nel mondo parallelo delle guerre segrete» "combattute" tra governi e servizi di spionaggio, fatte di embarghi, destabilizzazioni, minacce dirette o indirette, palesi o latenti, infiltrazioni e corruzioni varie... In punta di piedi allude a come il potere decisionale, in fin dei conti, sia sempre e solo nelle mani delle grandi potenze e che a muovere i loro gesti non sia sempre il mero desiderio di proteggere i popoli.

 

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I limiti di queste "guerre segrete" si sono visti già nel marzo 2011, quando «le capitali occidentali sperano che Assad alzi bandiera bianca», come Ben Ali e Mubarak, ma «gli occidentali sono molto meno influenti in Siria che in Tunisia o in Egitto. L'esercito è corrotto, ovvio, ma l'infiltrazione da parte di potenze straniere è meno capillare che in altri Paesi arabi».

Le operazioni di ingerenza occidentale nel mondo arabo sembrano essersi rivelate dei fallimenti sia dove l'estirpazione del regime è riuscita, come in Tunisia ed Egitto, sia dove non è andata a buon fine, come in Siria. Allora il lettore si chiede il motivo per cui si portano avanti azioni e politiche già rivelatesi fallimentari oppure se nel "mondo parallelo" si sono registrate delle vittorie che non è dato a tutti conoscere.

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Il mondo parallelo delle guerre segrete in "Prigionieri dell'Islam" di Lilli GruberIn Prigionieri dell'Islam si legge che, in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno intrapreso la guerra contro il terrorismo per annientare al-Qaeda ma anche «per trasformare il mondo musulmano al grido di "esportare la democrazia"».

Con quali risultati? A costo di sacrificare cosa?

In seguito all'uccisione di Osama Bin-Laden e allo smantellamento di gran parte delle cellule che componevano l'organizzazione tutto l'Occidente ha creduto, su input di capi di stato, di governo e organi di stampa, che il terrorismo di matrice islamica fosse stato sconfitto. L'Isis e non solo hanno dimostrato al mondo intero che non è così.

Per la Gruber dall'inizio di aprile 2016 i miliziani dell'Isis sono in difficoltà, le operazioni speciali americane stanno eliminando uno dopo l'altro tutti i capi e ciò lo si può interpretare come l'inizio della fine di questo "mostro" che ha preso il posto di al-Qaeda come nemico numero uno degli Occidentali. Ma c'è poco da esultare perché ci si deve aspettare che, da un momento all'altro, possa «resuscitare altrove e tornare a seminare paura.»

 

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La Gruber conclude il suo Prigionieri dell'Islam con l'esortazione alla disobbedienza, ma non quella di Gandhi bensì quella di Obama.

«Le dimostrazioni più evidenti della sua disobbedienza sono il riavvicinamento con l'Iran e il rifiuto di muovere guerra alla Siria».

Parla anche dell'umiltà di papa Francesco, dell'ultimo sermone del profeta Maometto nel quale invitava i suoi fedeli a trasmettere il proprio messaggio, di Gesù Cristo e del fatto che cacciasse i mercanti dal tempio, dell'ingresso di nuovi attori (Cina e Russia) pronti a dire la loro sugli squilibri del pianeta, ma soprattutto tiene a sottolineare che «il Medioriente, il Golfo e i loro tormenti non devono minacciare le relazioni tra i colossi del mondo globalizzato».

 

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Con le sue 352 pagine il libro di Lilli Gruber si presenta al lettore carico di informazioni, di nozioni, di citazioni... ma la situazione analizzata è talmente complessa che tanti sono i dubbi e gli interrogativi che restano.

Ci si chiede chi siano i veri prigionieri dell'Islam: gli arabi o gli occidentali? È l'Islam l'unico vero carceriere di cui aver paura? Che relazione c'è tra il terrorismo di matrice islamica e le “guerre segrete” combattute nel “mondo parallelo” di governi e servizi di spionaggio?

Per la Gruber terrorismo, Islam e immigrazioni «congiungendosi in un triangolo, formano una trappola mortale» che «cambia la nostra vita». Ma chi ha fatto scattare questa trappola? Se i tre vertici del triangolo sono una conseguenza dell'ingerenza occidentale nel mondo arabo non dovrebbe essere l'Occidente il primo a invertire la rotta?

La verità è che l'Occidente è “prigioniero” anche di sé stesso, come ricorda pure l'autrice parlando della disobbedienza del presidente degli Stati Uniti d'America: «Mi colpisce il fatto che l'uomo più potente del mondo abbia il coraggio di riconoscere che è lui stesso prigioniero delle convenzioni, dei preconcetti, dei diktat dell'ideologia».

La morsa che stringe l'Occidente e il mondo intero sembra essere alimentata quindi da molto altro oltre il terrorismo, le migrazioni e l'integrazione, ovvero i vertici del triangolo che per la Gruber ci rendono tutti “prigionieri dell'Islam”.

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Commenti

Cosa aspettava della Gruber ... mentre il neo confermato PAkistano sindaco di Londra minaccia USA e UK .. o fai entrare immagrati, o ci ammaziamo.. o parole tale.. (dai)... o Obama ... il terrorism npn è Islamica... (dai)

mamma mia.. la sinistra davvero pericolosa!

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