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Il mito di Frankenstein torna al cinema

Il mito di Frankenstein torna al cinemaChissà se Mary Shelley nel 1816, quando ancora diciannovenne scrisse il suo Frankenstein, o il moderno Prometeo, immaginava che da quel libro sarebbe venuto fuori un mito in grado di appassionare generazioni di lettori, e non solo.

Un mito che continua ad affermarsi nonostante siano passati ormai due secoli dalla sua creazione (la pubblicazione del libro ebbe luogo nel 1818 in forma anonima) grazie anche alle molte trasposizioni.

 

Il successo al cinema

Sono ben trentasei le trasposizioni che dagli inizi del Novecento hanno portato la storia di Frankenstein sul grande schermo.

Il primo fu l’omonimo cortometraggio muto diretto, nel 1910, da J. Searle Dawley e con Augustus Phillips nel ruolo principale.

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Per ben cinque volte il regista Terence Fisher metterà mano a film ispirati al libro della Shelley: La maschera di Frankenstein (1957) con Christopher Lee nel ruolo della creatura, La vendetta di Frankenstein (1958) con Michael Gwynn, La maledizione di Frankenstein (1967), Distruggete Frankenstein! (1969) e Frankenstein e il mostro dell'inferno (1974).

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L’attore che, però, ha saputo legare il suo nome a quello di Frankenstein è stato sicuramente Boris Karloff, protagonista di tre pellicole dedicate alla creatura di Mary Shelley: La moglie di Frankenstein (1935) per la regia di James Whale, Il figlio di Frankenstein (1939) diretto da Rowland V. Lee e Frankenstein 70 (1958) di Howard W. Koch.

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Anche il regista shakespeariano Kenneth Branagh rimane affascinato dalla figura del moderno Prometeo e nel 1994 porta sul grande schermo Frankenstein di Mary Shelley con Robert De Niro nel ruolo della creatura.

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Dalla televisione al musical

Anche il piccolo schermo, però, s’interessa a Frankenstein. A lui, infatti, fu dedicata un’intera miniserie televisiva nel 1973, Frankenstein – Una storia vera, di Jack Smight. Ma il suo personaggio sarà anche al centro di serie TV come La famiglia Addams (ci riferiamo a Lurch) e Carletto il principe dei mostri, fino ad arrivare alla serie TV Penny Dreadful, che però è un mix di tanti libri e personaggi.

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Dalla Tv al musical il passo è stato breve. Come dimenticare, infatti, The Rocky Horror Picture Show  diretto da Jim Sharman nel 175, fino al più recente Frankenstein Dramma Rock di Renato Billi (2012).

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E i fumetti?

Non possono certo mancare i fumetti che hanno visto Frankenstein in versione manga ad opera di Junji Ito e della graphic novel Angel vs Frankenstein di John Byrne.

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Il Frankenstein del 2015

È del 2015 l’ultima versione cinematografica del mito di Frankenstein, che tornerà a breve anche nelle sale italiane. Il regista è Bernard Rose (che ha già diretto The Kreutzer Sonata, adattamento per il grande schermo di Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj) che, per il ruolo della Creatura, ha scelto Xavier Samuel, che sarà affiancato da Danny Huston nel ruolo di Viktor Frankenstein e di Carrie-Ann Moss nel ruolo di sua moglie.

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Raggiunto dall’Ansa, il regista ha dichiarato:

«Frankenstein rimane attuale oggi così come lo era duecento anni fa. La sua premessa centrale – il fatto che lo scopo finale della scienza sia creare la vita – fa presa su di noi perché si tratta della verità e perché solo nella nostra epoca questa possibilità si sta facendo decisamente concreta. […] Nonostante l’incessante processo della scienza, non si ha un’idea più chiara di ciò che costituisce la coscienza rispetto ai tempi di Mary Shelley. Il mostro ha una vita interiore, è un essere vivente dotato di emozioni complesse; sogna, ama, odia: è essenzialmente l’uomo Romantico, e queste sue facoltà ci convincono che è “vivo”.

 

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Proviamo empatia nei suoi confronti, per via della sua ingiusta nascita, per il comportamento violento che gli viene insegnato e che mette in pratica all’ennesima potenza, e per la sua sofferenza nell’essere rifiutato dai suoi simili. Questo è ciò che mi ha attratto di questa vecchia storia, il fatto che si potesse entrare nella sua testa, sentendo la sua confusione ed il suo dolore; percepire la sua crescente curiosità mentre scopre la vera natura delle sue origini e vorrebbe avere le risposte alle domande che prima o poi tutti si pongono: chi sono? Da dove vengo? Qual è il mio destino?».

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Che siano queste le ragioni del fascino senza tempo di un personaggio come Frankenstein?

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