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Il metodo italiano per crescere bambini felici. Intervista a Paola Maraone e Alessandra Di Pietro

Il metodo italiano per crescere bambini felici. Intervista a Paola Maraone e Alessandra Di PietroÈ arrivato da poco nelle librerie Mammamia! (Baldini+Castoldi, 2018) scritto a quattro mani dalle giornaliste di “Elle” Paola Maraone e Alessandra Di Pietro.

Di cosa si tratta? Come spiega il sottotitolo, lo scopo delle autrici è quello di presentare «il metodo italiano per crescere bambini felici ed essere genitori sereni», ma il risultato è tutto fuorché un noioso manuale sul mestiere di genitori. Forti dei loro cinque figli e tre mariti (di cui per la precisione due ex), oltre che di anni di blog, articoli e inchieste giornalistiche su tutti gli aspetti possibili dell’essere genitori oggi, le autrici sono riuscite prima di tutto a scrivere un libro che si legge con piacere. Il merito va sia allo stile scorrevole e spesso davvero divertente, sia alla struttura molto agile: ottantotto capitoli di non più di due-tre pagine, ciascuno dedicato a un singolo problema che viene presentato attraverso il racconto di un’esperienza personale. È quindi possibile leggere il libro in modo tradizionale dalla prima all’ultima pagina, ma anche consultarlo alla ricerca di un argomento specifico.

Qual è dunque il metodo italiano di cui si parla? Un cocktail di esperienze personali e pareri di esperti, dal quale emerge il ritratto della “mamma polpetta” come prototipo a cui ispirarsi.

 

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Perché una polpetta «non è un pasticcio improvvisato ma richiede sempre ottimi ingredienti, un occhio esperto per dosarli, una mano amorevole per mescolare. E in fondo, non è così che si crescono i bambini? Ci metti amore, attenzione, cura, regole, teorie, esperienza, risate, sbuffi, e poi coccole, rimproveri, qualche strillo. Tutto q.b., quanto basta, come nelle ricette, cambiando le dosi degli ingredienti a seconda di quel che hai in casa quel momento. Di quel che ti serve. Proprio come con i figli: ti affidi all’intuito per aggiungere un pizzico di severità o una bella manciata di ricompense.»

In sintesi, «il succo del metodo italiano per fare figli felici ed essere genitori (quasi) sereni è … ACE, il sanissimo estratto di carota, arancia e vitamina E che però per noi vuol dire: Autonomia, Condivisione, Empatia.»

Ma come è nato questo divertente manuale? Lo abbiamo chiesto alle autrici.

 

Voi siete colleghe di lavoro e vi siete occupate di argomenti affini, ma di chi è stata la prima idea di scrivere un libro insieme e perché?

Alessandra – L’idea è nata una sera a cena, un anno e mezzo fa. Paola, che studiava Psicologia, aveva appena dato un esame da 30 e lode a Roma, la mia città, e festeggiavamo con un buon vino rosso: abbiamo passato una bellissima serata raccontandoci come avevamo risolte le grane con i nostri figli, tra risate ed emozioni. Prima di andare a dormire ci siamo chieste: sarà questo il metodo italiano per crescere i figli felici? E da lì è partito tutto.

Paola – Ricordo di aver detto a un certo punto: «Ma possibile che esistano il metodo danese, quello francese, quello cinese… tutto il mondo sa educare i bambini tranne noi? Perché non scriviamo un metodo italiano?». Quelle relative ai figli, poi, sono tematiche che mi interessano da sempre, per esperienza personale (ne ho tre) ma anche perché anni fa ho scritto un libro sull’argomento, Ero una brava mamma prima di avere figli, da cui è nato un blog.

 

I libri scritti a quattro mani incuriosiscono in modo particolare i lettori: ci si chiede quale sia effettivamente la distribuzione del lavoro per arrivare a confezionare un libro armonico. Voi come vi siete organizzate, considerando anche il fatto che vivete in due luoghi distanti?

Alessandra – Ci siamo prese un week end (quasi) tutto per noi e per il nostro progetto, abbiamo steso per terra un cartellone e ci abbiamo scritto tutto quello che volevamo raccontare, elaborato una scheda e individuato alcuni punti fermi, come la struttura per storie e l’idea di due voci narranti. Poi abbiamo iniziato a scrivere e a inviarci le storie finite. Paola le ha assemblate. Molte telefonate e decine di e-mail. Il segreto quando scrivi a quattro mani è avere il coraggio di lasciar fare a ognuno quello che sa fare meglio, senza misurare con il bilancino il tempo speso sul libro. E non essere permalosi!

Paola – Riprendo una frase di Alessandra per dire che l’importante quando si lavora assieme è che ciascuno dia il massimo compatibilmente con il tempo che ha, con le risorse e i propri talenti personali. E pensare che l’altro stia facendo il meglio che può. Proprio come dovrebbe essere nelle coppie di genitori, tra l’altro.

 

I vostri figli sono i protagonisti indiscussi del libro. Cosa ne pensano? Lo hanno letto, almeno i più grandi?

Alessandra – I miei figli sono contenti del libro ma non lo hanno ancora letto. Ho chiesto loro il permesso di raccontare le nostre storie, ho spiegato come lo avrei fatto e anche, in linea di massima, quali storie avrei raccontato: hanno detto di sì, fidandosi. Ma hanno anche voluto un regalo per ciascuno come compenso per l’uso della loro immagine! Inquesti giorni ho regalato a ciascuno una copia con dedica, quindi spero che adesso lo leggano e aspetto emozionata i commenti.

Paola – La mia primogenita tredicenne è una delle mie più grandi fan. L’ha letto tutto in bozze e ora lo sta rileggendo, l’ha anche portato a scuola per mostrarlo alla classe e alla prof. di lettere. Quando mi legge ride e si emoziona, dice di riconoscersi, e questo mi riempie d’orgoglio e mi commuove. Il secondogenito, che ha appena compiuto dieci anni, ha letto i passi che lo riguardano e si è detto soddisfatto. Alla piccola di quattro anni piace molto la copertina del libro con la giostra!

Il metodo italiano per crescere bambini felici. Intervista a Paola Maraone e Alessandra Di Pietro

I manuali sulla genitorialità sono in continuo aumento. Padri e madri oggi hanno più bisogno di essere rassicurati rispetto al passato? Oppure i manuali devono sopperire alla mancanza di quel supporto che un tempo veniva dalle madri, dalle famiglie, da rapporti sociali diversi rispetto a quelli contemporanei, soprattutto nelle città?

Alessandra – Entrambe le cose. Aggiungo che il confronto con le esperienze degli altri è sempre necessario: ispira, rilassa, stimola intuizioni, aiuta a trovare soluzioni, dunque è una pratica di cui ci sarà sempre bisogno.

Paola – Un tempo la leggendaria saggezza delle nonne matriarche era un faro che illuminava la strada; c’erano tante zie, sorelle, cugine con cui confrontarsi. E poi, il volere e i diritti dei bambini erano poco ascoltati, gli adulti si mettevano poco in discussione. Oggi facciamo meno figli ma abbiamo molte più incertezze: un “metodo/non metodo” come il nostro non è certo il sostituto di una relazione umana ma permette alle persone di riconoscersi, alimenta il senso di condivisione, fa sentire meno soli. E se non dà tutte le risposte, certamente stimola tante buone domande.

 

Secondo voi, la strada per arrivare a una migliore condivisione del ruolo di genitori fra madri e padri è ancora lunga, oppure i progressi degli ultimi anni appaiono incoraggianti?

Alessandra – Anche qui, sono vere entrambe le affermazioni. Il lavoro di cura è ancora in prevalenza a carico delle madri, ma i padri sono sempre più coinvolti nella gestione dei figli e sempre più capaci di trovare il loro modo di essere padre. Però se consideriamo che la maggior parte dei papà contemporanei non ha avuto dei modelli maschili a cui ispirarsi, direi che anche loro stanno facendo una rivoluzione: forza ragazzi!

Paola – Sono d’accordo, i padri stanno migliorando moltissimo, e sulla suddivisione della cura dei figli non farei una questione “di quote”. Mi piace citare una frase di Chimamanda Ngozi Adichie: «Un carico equamente condiviso non è quando raggiungi il 50 e 50, ma quando non provi risentimento».

 

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Riguardo alla vostra esperienza complessiva di madri, c'è qualcosa che, potendo tornare indietro, vorreste cambiare radicalmente o abolire?

Alessandra – Tutto sommato no, ogni esperienza è stata utile.

Paola – Sapevo così poco, all’inizio! Pensavo che i bambini piccoli si addormentassero poggiandoli semplicemente nella culla, come bambolotti. Ma è andata bene così e rifarei, potendo, gli stessi errori; perché quel che ho imparato poco alla volta, magari con fatica, mi ha aiutato a costruire un bel sentiero di mattoni gialli come quello che nel Mago di Oz porta alla Città di Smeraldo: ogni tanto ti sembra che scompaia nella foresta, ma poi ritrovi sempre la strada, l’importante è avere buone gambe e buon cuore.

 

E qualcosa invece che non avete ancora fatto ma che vorreste realizzare?

Alessandra – Come madre, spero di stare sempre al passo con i bisogni e i desideri dei miei figli, aiutandoli dove posso – e dove loro mi chiedono – a realizzare i loro sogni. Come persona, ho decine di cose che voglio realizzare, ve ne dico alcune: il giro del mondo, imparare il tombolo (un metodo di ricamare), vivere un anno in Cina, comprare una fattoria nel Salento.

Paola – Vorrei portare i miei figli alle Galapagos, fare con loro il Cammino di Santiago, pedalare lungo il Danubio in bicicletta. Un viaggio è uno strumento fantastico: anche quando, con il passare del tempo e col crescere dei figli, in famiglia cambiano gli equilibri, spostandoci assieme affiniamo la nostra capacità di tenere salde le relazioni.


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Per la prima foto, copyright: Edward Cisneros on Unsplash.

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