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“Il mercante di libri maledetti” e “L’enigma dei quattro angeli” di Simoni: storia d'una rimozione

Il mercante di libri maledetti, L’enigma dei quattro angeli, Marcello SimoniNonostante la fascetta editoriale riporti l’avviso che Il mercante di libri maledetti (Newton Compton, 2011) è enigmatico come “Il nome della rosa” e avvincente come “I pilastri della Terra”, vorrei tranquillizzare Umberto Eco e Ken Follett: dormite tranquilli, era solo una battuta.

Incuriosita da un’intervista rilasciata da Marcello Simoni a una radio locale, mi sono finalmente decisa a leggere il suo primo romanzo, già pubblicato in Spagna nel 2010 con il titolo "El secreto de los 4 Ángeles", così riferisce la sovraccoperta. Ohibò, credo che Simoni in questo periodo soffra di una momentanea amnesia. Il mercante di libri maledetti non può essere stato scritto nel 2008 – come l’autore ha sostenuto alla radio e in questa intervista – , lo stesso romanzo era, infatti, uscito in Italia già nel 2007 col titolo L’enigma dei quattro angeli (Il Filo).

Posso quindi immaginare che la Newton Compton, che saluta Il mercante di libri maledetti come un esordio che rimarrà nella storia, non sia a conoscenza di questo particolare. Certo sarebbe bastata una veloce ricerca online per colmare tale lacuna.
Per fortuna ho avuto modo di leggere entrambi i romanzi ed è con vero piacere – e assoluta onestà – che vi esporrò quanto è rimasto inalterato e quanto, invece, ha subito variazioni degne di nota.

D’ora in poi chiamerò soltanto Il mercante la nuova veste uscita dalla fucina Newton Compton, mentre la versione Il Filo sarà I quattro angeli.
Ne Il mercante sono scomparse quasi completamente le digressioni storiche presenti ne I quattro angeli, non a caso la versione Newton Compton ha 351 pagine invece di 409. L’ansia di creare differenze non ha prodotto, però, buoni risultati, almeno in questo caso: il romanzo di Simoni è un thriller medievale ma, privato di tutte le spiegazioni del caso, diventa estremamente semplicistico. È anche vero, però, che a pagina 16 e 17 de I quattro angeli il chiarimento relativo agli albigesi pare più adatto a History Channel che non a un thriller, ma credo sarebbe stato meglio mediare: tagliare di netto non è stata la soluzione narrativa migliore. Lo stesso è avvenuto a pagina 24 de Il mercante, dove la cronaca relativa alla IV crociata è letteralmente sparita.
Ancora, nell’edizione Newton Compton molti punti esclamativi e di sospensione sono scomparsi dal discorso diretto, molti altri, però, sono rimasti al loro posto. Capisco la discrezione dell’editing, ma al lettore rimane la spiacevole sensazione di un intervento frettoloso e talvolta non necessario. Ma non è ancora finita: sono state rese in italiano tutte le definizioni latine, proprio quelle che ci lasciavano intendere d’essere nel tredicesimo secolo.
Spiace poi constatare alcuni cambiamenti a dir poco discutibili: ne I quattro angeli, ad esempio, a pagina 211 troviamo la frase vestito con un mantello, chiara e corretta. Purtroppo ne Il mercante, a pagina 176, si è trasformata in un’illeggibile indossava con un mantello. Lo stesso accade a pagina 344 – ne Il mercante – dove siamo costretti a leggere un brutto sì, credevo d’averlo perso ma lo ho ritrovato, che ne I quattro angeli era invece un normalissimo l’ho ritrovato. Stento a capire i motivi di questi interventi, ma ci sono molte altre cose che mi lasciano perplessa: virgole che spariscono e verbi che dal plurale passano al singolare, con costernazione di chi, come me, ha notato che ne I quattro angeli non c’era traccia di tutti questi errori.

E mi chiedo anche perché quest’ansia di cambiamenti, tagli e correzioni non sia stata applicata a correggere alcuni difetti de I quattro angeli, come ad esempio la lentezza della narrazione, un ritmo al rallentatore per una storia che vorrebbe essere d’azione. Alcuni esempi, tanto per intenderci.

A pagina 87 de Il mercante mi imbatto in questa descrizione: Davanti ai suoi occhi sfilavano piccole scene di vita agreste, un drappello di villani dava la caccia a un cinghiale; un bifolco portava ad abbeverare i buoi; un crocicchio di massaie lavava i panni sulla riva; un gregge di pecore pasceva in un prato; un pastore ronfava all’ombra di un faggio. Il capitolo 52 de Il mercante – pagina 190 – si apre così: L’alba si stava affacciando sulle terre d’Occidente. Coronava i Pirenei con la sua luce dorata, metallo incandescente in procinto di liquefarsi e di colare sui pendii in budelli di fuoco.
Ora, non so a voi, ma qualche sbadiglio a me è scappato.

Inoltre, in questo thriller medievale di dubbia velocità, i personaggi – che mi ricordano vagamente il Dirk Pitt di Clive Cussler – sono sempre sopra le righe. Il mercante menzionato nel titolo è Ignazio da Toledo, che Simoni ci descrive di lineamenti moreschi, carnagione chiara, pelato e con la barba plumbea – queste due caratteristiche gli conferiscono un’aria dottorale – ma è anche il caso d’aggiungere che sono gli occhi a catturare l’attenzione: smeraldi verdi e penetranti incastonati fra rughe geometriche. (Pagina 11). Potrei proseguire ma credo d’aver reso l’idea.
Il mercante di libri maledetti, L’enigma dei quattro angeli, Marcello SimoniBene, il nostro Ignazio è in un bel pasticcio a causa di un libro, ovviamente maledetto, e in questa avventura è coadiuvato da Willalme de Béziers, e anche lui è dotato di uno sguardo da cartolina: Gli occhi azzurri sembravano quelli di un fanciullo, ma i contorni del viso erano decisi, scolpiti dall’espressione rigida delle mascelle (Pagina 12). In seguito si unisce a loro il giovane Uberto – che non a caso ha grandi occhi ambrati – che seguirà i due nuovi compari in mille pericolose peripezie.
Naturalmente non mancano i cattivi. Il più terribile lo incontriamo nel prologo: sta sopra un carro trainato da cavalli neri come la notte, dei veri demoni dell’inferno, e nasconde il viso dietro la Maschera Rossa (Pagina 7 e 8).

Lo stile, come avrete notato, è piuttosto iperbolico. Del resto ci stiamo addentrando in un fine congegno fatto di tranelli e Settimana Enigmistica. No, si sappia, non intendo in alcun modo prendermi gioco del meccanismo narrativo ideato da Simoni, io ho una venerazione per cruciverba e affini! Vorrei anche farvi notare un particolare: nel testo – in entrambi i testi – sono presenti diverse immagini che riproducono gli indizi scovati dai nostri tre eroi... peccato che la soluzione la si possa scoprire soltanto grazie a nozioni che i più – io tra loro – non possiedono. Tali disegni perciò risultano, a mio avviso, assolutamente inutili. Carini da vedere, ma niente di più.

Quindi a conti fatti mi rimangono alcuni dubbi: perché Simoni ha scordato di citare quei poveri quattro angeli? Com’è possibile che siano sfuggiti alla Newton Compton? Possibile che nessun recensore si sia chiesto niente in proposito? E, passatemela, se L’enigma dei quattro angeli ha partecipato a Belgioioso Giallo 2008 tra i romanzi editi da piccole case editrici, potrà partecipare in futuro tra le grandi come Il mercante di libri maledetti?
Ai posteri, sempre a loro, spetterà scoprire la soluzione di questi enigmi. Io mi fermo qui.

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Commenti

Straordinaria recensione! Brava Gaia.

Grazie Stefano, troppo gentile.
In realtà non ho fatto niente di particolarmente difficile, niente che non potesse fare molta altra gente che scrive per blog letterari. Chissà, magari mancava la voglia, o forse la voglia di metterci la faccia. Eh, chi può dirlo...

Grazie per il commento, ciao!
Gaia

Riguardo all'enigma dei quattro angeli.

Mi è piaciuto il suo commento.
Ha ancora il libro L'enigma dei quattro angeli?

Nuovi, inesplorati, enigmi arricchiscono ogni giorno la storia de "Il mistero dei quattro angeli", davvero uno dei libri più maledetti di sempre. Si vocifera che se le due versioni del libro vengono riunite, allora è possibile evocare lo spirito dell’autore e chiedergli la soluzione del mistero.

P.S Il povero ragazzo costretto a seguire Ignazio da Toledo nel Mercante di libri maledetti si chiama Uberto, non Ubaldo. Trattasi di refuso o è veramente cambiato il nome?

E da dove sarà saltato fuori Ubaldo??? Aiuto, è maledetta anche la recensione.
Corro ai ripari chiedendo a Sul Romanzo di ribattezzare immediatamente il tale.

Lieto di essere stato d'aiuto ad una donzella.
*Scompare invocando il nome dei quattro angeli*

Il tuo commento mi ricorda vagamente... ehm... vediamo... "Credi veramente che un tanghero della tua risma riesca a farmela sotto il naso?", ecco, sì, qualcosa del genere (ti ricorda niente?).

A parte che a me già solo leggere "thriller medievale" mi si chiudono di colpo le palpebre, mi chiedo con quali forze tu sia riuscita a comparare i due tomi. Però ciò che conta è la sostanza, ossia: pecunia non olet.
E se quando l'autore spedì il manoscritto al FILO lui si trovava in Ispagna? E poi ricorda cosa ha detto quel famoso scrittore, ossia che la copia è sempre più convincente dell'originale.
E poi non è bello gongolarsi troppo per avere scoperto una cosa che non è nemmeno riuscita a scoprire chi da sempre combatte l'EAP.
In rete si parla solo bene dell'autore, pare sia colto e istruito, tu sei l'unica che getta ombre sulla di lui opera.
Comunque si potrebbe organizzare una presentazione? Io porto caffè a litri.

Caro Mario, tu lanci messaggi subliminali che mi fanno sorridere - no, dai, me la ghigno proprio, lo ammetto - e questo mi ricorda cose già accadute: la lotta all'EAP quando fa comodo, i grandi nomi che si fanno vivi sui piccoli blog e fanno la voce grossa, le recensioni di scambio e gli amici degli amici degli amici... E poi la sfigata - io, sempre io, nata per rompere le scatole - che addita alla nudità del re. Avevi già proposto di presentare gratis - con tanto di pasticcini - quella signora che avevi leggiadramente stroncato, credo sia cosa da proporre sempre, a ogni recensione che esce dal branco. Così, tanto per vedere se l'autore accetta...
Tieni sempre pronto il caffè, per certi libri ne servono litri e litri, in questo caso no, ero troppo presa dal leggeri in contemporanea: niente noia, non troppa, almeno.

A dire il vero, caro Mario, basta andare su anobii per leggere commenti terribili su questo libro. C'è da dire che la sua casa editrice ha fatto un ottimo lavoro di marketing, comprando vetrine qua e la, facendo finire il libro sui giornali e in tv, mandando ai blog letterari simpatici gadget. Non ho letto nessun nome "serio" della letterautura fare recensioni buone di questo libro, molti hanno deciso semplicemente di non parlarne per non incorrere nelle iree della nota e potente newton (sai in letteratura com' è. Oggi io aiuto te domani tu aiuti me). Questo libro è brutto, diciamocelo almeno fra di noi, il successo è dovuto solo ed esclusivamente al marketing (altro che passa parola). Per non parlare poi delle frottole dell'autore che sprizza autocompiacimento da tutti i pori e che continua a sostenere di aver pubblicato per la prima volta in Spagna anche di fronte ad evidenti prove che così non è. Ma lui fa il suo interesse, naturalmente. Vogliamo parlare dei giornalisti o dei critici che hanno parlato di questo libro senza prendere informazioni e, magari, senza neppure leggerlo? Vogliamo parlare del sistema per cui basta che una casa editrice potente si muove e tutti si inginocchiano? O dei lettori che leggono solo ciò che vedono in tv? Parliamone va...

Sì, confermo quanto dici, anobii ha decisamente maltrattato questo libro. Ci sono diversi pareri, sia chiaro, ma chi non l'ha apprezzato ci è andato poi giù di brutto nella recensione.

Sappiamo tutti che stroncare libri, soprattutto quando l'autore è famoso e l'editore "di peso", comporta qualche problema: si risulta antipatici, e nell'acquario editoriale sarebbe consigliabile piacere a molti. Il recensore - nel suo grande o nel suo piccolo - deve fare una scelta: tacere, dire la verità o raccontare una frottola? Sarò sincera, non mento mai per pura pigrizia e i libri mi piace raccontarli, sempre, indipendentemente da quanto mi sono piaciuti.

Per quanto riguarda la scelta di Marcello Simoni - citare o non citare l'edizione precedente? -, immagino abbia avuto buoni motivi, o pessimi consigli. Ma la rete è piccola... e la gente mormora!

Quello che mi fa ridere di piacere è la disinvoltura con la quale Gaia dice pane al pane e vino al vino, senza alcun fronzolo. Questa è libertà.
Questi episodi ci fanno riflettere su due cose: su quanto sia influenzabile il concetto di scrittura e di cultura e su quanto siano altrettanto influenzabili quelle esimie personalità che si schierano ora pro ora contro i vari libri del momento.
I grandi (...) nomi non hanno scritto né recensioni né stroncature su quest'opera ma quel che è più grave nemmeno sbugiardamenti (nemmeno, che ne so, una semplice conduttrice radiofonica). E che non si dica che non lo avevano notata, giacché viene sbandierata ovunque.
Che poi... non inimicarsi le case editrici... parliamoci chiaro, ne stanno nascendo talmente tante che prima o poi certi monopoli potrebbero trovarsi in difficoltà.

Ma tant'è lo strategismo sentimentale, quando viaggai su ruote bene oliate, non ci abbandonerà mai.

Caro Mario, è che proprio raccontare fandonie non mi riesce, è un mio limite.
Se fossi più furba, eviterei di cacciarmi in certi gineprai editoriali, ma evidentemente sono come i mocciosi a cui scappa la pipi: la devono fare, lì e subito. Ovviamente il paragone sembra dissacrante, lo so, ma la smania di leggere e recensire mi fa questo effetto: lo devo dire, devo dirlo se un libro ha qualche pecca, mi scappa di dirlo!
I grandi nomi hanno certamente imparato a tenersela - la voglia, la pipì non saprei, non siamo così in confidenza -, immagino che le cose si imparino col tempo, o forse bisogna esserci tagliati.

Per quanto riguarda le case editrici a cui non fare dispetto, tempo fa in un blog - se lo ritrovo te lo segnalo - un editore scriveva "attenti a dire male della categoria, vi leggiamo, eh?", con vago (?) intento intimidatorio. Se le cose stanno così, il mio nome deve essere finito nel libro nero di parecchi, o forse no, in fondo sono un pesce piccolo, un cavallo pazzo che nitrisce di satira e qualche volta scrive una recensione vagamente azzeccata.
Forse riesco a passare inosservata... ;)

Nel mio piccolo mi fregio di avere convinto un po' di persone a non comprare la suddetta porcheria. Pare infatti che la mia recensione sia piaciuta molto. Ad oggi è l'articolo più letto del mio modesto sito (ora maledetto, dopo avere recensito il libraccio di Simoni). A questo proposito, credo ci sia un forte bisogno di una critica libera; le genuflessioni, anche sul web, possono andar bene per un po' di tempo, poi la puzza di chiuso comincia ad essere avvertita e la gente scappa. Ho una lista appuntata sul desktop di tutte le case editrici che stanno fallendo per avere scelto libri impubblicabili (ricordiamoci che anche se pochi i lettori forti sono la maggioranza). I mezzi per fare critica reale sul web ci sono. Certo, sarà una forma di guerriglia, rispetto alla guerra all’intelligenza che operano i grossi gruppi, ma comunque può essere combattuta perché molte persone si accorgono delle colossali puttanate che gli vengono propinate; i commenti su anobii sul Mercante di libri maledetti (sottolineo ancora il titolo dannatamente azzeccato) lo dimostrano pienamente.

Sarò sincera, la tua recensione rimarrà impressa nella mia memoria per le grandi ghignate che mi hai fatto fare.
Solitamente sul mio blog sono piuttosto cattiva, ma per Sul Romanzo faccio la signora, è giusto così, questo è un blog "a più mani". Avrei avuto altro da aggiungere, ma l'articolo sarebbe diventato prolisso e un tantino polemico. Non era questa la mia intenzione, volevo solo farmi delle domande e speravo che anche altri se le ponessero. Ovviamente le risposte a questi dubbi può darcele solo l'autore, ma mi metto nei suoi panni: chi me lo fa fare di prendermi dei mal di pancia quando il libro sta vendendo bene?

Anche io ho riso molto leggendo il libro maledetto. Ti anticipo che sto scrivendo una seconda parte "bonus" della recensione. Tratterà, tra le altre cose, della tragica fine del Conte Scalò e del suo fidato Gigin.

Non voglio morire senza prima averla letta! :D
Attendo con ansia la seconda parte.

In questo caso ci troviamo di fronte a una fetecchia che viaggia su un doppio binario: l'opera in sé e le esilaranti bugie dette circa le precedenti edizioni.
E sì che spesso l'editoria viene difesa a spada tratta, tipo che ne so, qui: http://www.nazioneindiana.com/2011/10/30/una-questione-di-qualita-2/

Mario, ribadisco un concetto già espresso, non credo che l'autore abbia deciso da sé, immagino invece sia stato mal consigliato (da chi?). A un buon libro si perdonano molte cose, anche una precedente pubblicazione a pagamento. Più difficile, invece, è che un lettore perdoni una bugia, soprattutto reiterata.
Ora, possiamo star qui a valutare se questo sia o no un buon libro, possiamo dire che non ci è piaciuto per diversi motivi, rimane comunque l'amaro di questa piccola bugia senza un buon motivo. Credetemi, mi spiace sapere che Marcello Simoni si sia messo in questo fastidioso pasticcio, valuto che non sia riuscito a spiegare (a chi?) che la cosa sarebbe stata scoperta e sarebbe risultata risibile.
Davvero, è una cosa che mi dispiace, avrei potuto far finta di niente ma mi sarei sentita in qualche modo complice: qui qualcuno voleva far ingoiare ai lettori una verità precotta, se me ne fossi fregata, avrei lasciato intendere che la faccenda mi stava bene. No, non è così.

Comunque, giusto per dire, ho postato un messaggio nei blog che esaltano l'opera di Simoni dicendo, bene o male, quello che ho detto qui. Il risultato è che NESSUNO ripeto NESSUNO dei blog su cui ho scritto ha pubblicato il mio commento. Come la vogliamo chiamare? Sudditanza? Gaia a me questa cosa ha preso malissimo, vedere uno che va in televisione a raccontare balle pur di vendere e tutto il sistema editoriale dietro a supportare o a leccare i piedi è davvero irritante. Questa cosa è da denunciare a più non posso su tutti i siti di cultura.

Ciao Luca, vedo che la faccenda proprio non l'hai digerita. Credimi, mi dispiace, soprattutto se questo è il primo mulino a vento che cerchi di tirare giù a commenti.

"Sul Romanzo" ci lascia conversare senza censurare niente, così dovrebbe essere in ogni blog: l'autore di ogni commento tiene un tono adeguato e si prende la responsabilità di quanto afferma.
Purtroppo non tutti i blog sono lieti di sentirsela cantare da una voce fuori dal coro, anche quando si dicono cose avvalorate da prove tangibili (questo articolo è un buon punto di partenza, credo sia difficile credere mi sia immaginata i due libri, le frasi, le pagine, le copertine).
A volte non basta nemmeno citare la fonte, semplicemente perché il commento è scomodo: all'autore, alla casa editrice, al recensore, al blog che di quel libro ha detto un gran bene... Ecco che un intervento, che avrebbe potuto far scattare un proficuo scambio d'opinioni, è bollato come una scocciatura. E' spiacevole, me ne rendo conto.

Luca, domattina (alle otto in punto!) uscirà sul mio blog - lo trovi cliccando il mio nome - un articolo: è dedicato a te. Spero ti strapperà un sorriso! Ciao :)

Grazie Gaia,
direi che si stanno muovendo bene, che dire... davvero una storia molto triste.

Ciao Luca, sai bene che le cose hanno sempre due chiavi di lettura: ti invito a vedere le cose con una certa ironia, ci salverà la satira... e il passaparola! :D

Dirk Pitt... che cosa mi hai ricordato! (puntini di sospensione e punto esclamativo per enfatizzare il tutto)

Io e Dirk Pitt abbiamo un conto aperto, appena posso lo cito... non potendolo menare!

Sul mio blog, a proposito dell'enigma dei link dei quattro angeli, spariti incredibilmente dalla circolazione, ho ricevuto un commento che trovo molto interessante.
Ve lo posto con un copia-incolla (evito il link diretto, sembrerebbe pubblicità occulta, ovviamente una veloce ricerca su Google vi porterà alla pagina citata).

"Ciao Gaia, complimenti per la tua recenzione così accurata.
Vorrei aggiungere, se posso, un altro punto che mi ha molto amareggiata sulla vicenda “Marcello Simoni”.
Tanti anni fa, Marcello Simoni faceva parte di un gruppo di scrittori esordienti di Bologna che si riunivano in un’osteria che ero solita frequentare l’ “osteria delle donzelle” di Bologna, dove sono esposti i libri degli autori di questo gruppo.
E indovina un pò chi c’é… Marcello Simoni con il suo libro “l’enigma dei quattro angeli” edito dall’edizioni il filo.
La cosa che mi amareggia é che, sia lo scrittore, che la casa editrice non sono stati onesti, visto che di tutto questo non se ne é mai fatta menzione da nessuna parte.
Addirittura Simoni si é fatto togliere dal sito dell’osteria delle donzelle, anche se ne é rimasto il nome quale “fondatore” di questo gruppo di esordienti.
Purtoppo ho comprato già il libro, ma il secondo, anche se sarà un best seller, mi rifiuterò di leggerlo, perché trovo questo genere di marketing scorretto.
Non si devono mai rinnegare le proprie origini.
Un grande salutone."

Ovviamente il commento è pubblico, non credo quindi d'aver fatto un danno. In molti ci siamo chiesti come fosse possibile far sparire un libro pubblicato, non menzionarlo, far finta di niente. In seguito ho fatto qualche ricerca online e mi sono resa conto che i link a quel primo libro sono spariti, non tutti ma quasi. Ora aggiungiamo al mucchio anche questo commento, vale la pena ribadirlo: la polvere non rimane a lungo sotto al tappeto.

Gentili lettori, il mistero si infittisce, come nei migliori gialli.
Perdonatemi se inserisco un link al mio blog - http://gaialodovica.wordpress.com/2012/03/08/il-mercante-e-i-suoi-quattr... -, è soltanto per farvi presente questo mio nuovo dubbio circa "Il mercante e i suoi quattro angeli", candidato al Premio Bancarella 2012.
Tutto regolare? Non saprei, lascio qui il dubbio e il link, nella speranza che qualcuno possa fare chiarezza.

Chi scrive bene di questo libro o non ha mai letto un bel libro oppure è in mala fede. Se in Italia esistesse la meritocrazia vera (se non fosse solo una parola del vocabolario), solo un editore a pagamento lo avrebbe pubblicato. Tecnica? quale? Stile? vomitevole. Pathos? zero. Trama? risibile. Sembra uno di quei fantasy opera di quindicenni in cui i protagonisti girano da un posto all'altro tanto per riempire le pagine. E poi, qualche chicca: in questo "libro" i protagonisti non "dicono" (disse tizio) quasi mai ma soprattutto "proferiscono" (proferì tizio!), poi qualcuno dovrebbe spiegare all’autore che non è perché la storia è ambientata nel medioevo allora il narratore si deve esprimere allo stesso modo invece che in un italiano semplice e moderno... guarda che se scrivi semplicemente “carro” non ti arresta nessuno; i "cattivi", nel 1200 pare abbiano il rilevatore satellitare, e ovunque vadano i buoni (Italia, Francia, Spagna) manco un'oretta ed ecco che vengono ritrovati dai "cattivi”.
Dicevamo dello stile: “La notte si diluiva in un mattino grigio e senza luce”, va be’ ci può stare ogni tanto… poi “Il sorriso ambrato del mattino coloriva i tetti di Venezia”, uffa… “La luce dell’alba iniziava a insinuarsi nei sobborghi di Tolosa” qui va già meglio, ma “L’alba coronava i Pirenei con la sua luce dorata, metallo incandescente in procinto di liquefarsi e di colare sui pendii in budelli di fuoco” no comment… “Sebbene la luce pomeridiana indorasse ogni angolo della camera”, no comment… “La calura di fine agosto languiva dopo il tramonto” basta!, “La notte si dissolveva nel torpore di un cielo rosato”, mi fermo qui…

Salve a tutti,
qualcuno sa indicarmi o a disponibile il libro " L'enigma dei quattro angeli di Marcello Simoni " in vendita ?

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