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Il mafioso Spada batte “Suburra”

Il mafioso Spada batte “Suburra”È proprio così: nel passaggio dalla fiction alla realtà, il mafioso Spada batte la narrazione di Suburra e perfino se ne appropria. Essendosi fatto fotografare (ma sarebbe stato forse più utile un selfie) assieme a Pierfrancesco Favino e Claudio Amendola, il capoclan della mafia di Ostia, uno dei boss più pericolosi della capitale, Spada è diventato parte della finzione. Ha detto al popolo: io sono l’ispiratore di questa roba qui.

Spada ha involontariamente abbattuto la parete divisoria tra realismo finzionale e realtà mafiosa, nella città dominata da una mafia complessa, violenta, coatta e potentissima. Quelle fotografie hanno il merito di andare oltre l’ospitata a Porta a Porta dei Casamonica, perché Spada si autopromuove (come sistema simbolico e criminale, non come singolo) sorridente, potente, mafioso appunto: in tutto lo splendore del boss.

Spada è un dominante, mentre gli attori e il pubblico altro non sono che sudditi del capo, spettatori dello spettacolo mafioso messo in scena dal capoclan, addetti a sfoggiare un sorriso di circostanza abbracciati al capo indiscusso di quel territorio. Non c’è verso di uscirne: dopo venti anni di coattume paramafioso, la mafia vera si prende il suo diritto di palcoscenico con la prepotenza e la simpatia che la contraddistinguono, senza sparare, ma sparando un sorriso a trentadue denti insieme ai protagonisti di Suburra.

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La distinzione tra realtà e finzione salta, a vantaggio di una zona grigia dove tutto può accadere, tutto può essere concesso nel bene o nel male. E non poteva essere che un esponente di spicco di Mafia Capitale a inventarsi questa nuova realtà surreale, perché Roma è sempre la capitale del cinema e della tivù nazionale, ma è anche una delle città più mafiose d’Italia.

Le due cose insieme hanno partorito un ibrido mostruoso, dove nessuno riesce più a distinguere il vero dal falso e viceversa. Abbiamo toccato le alte sfere della creatività, andando oltre il realismo – che è una cosa impossibile, dice Walter Siti – ed entrando nel bassissimo iperrealismo criminale romano. Questo solo perché lo ha voluto un capo, un inconsapevole creatore di nuove realtà simboliche: dunque Spada batte Suburra e diventa un pezzo del nostro terrificante immaginario pubblico.

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