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“Il libro del domani” di Cecelia Ahern

“Il Libro del domani” di Cecelia Ahern“Si dice che una storia perda qualcosa ogni volta che la si racconta. Se è davvero così, questa non ha perso niente, perché è la prima volta che viene raccontata.” (pag. 9)

 

Inizia con questa frase “Il Libro del domani” (tradotto da Marcella Maffi per Rizzoli) della scrittrice irlandese Cecelia Ahern, autrice di romanzi di successo quali P.S. I love you e Scrivimi ancora.

 

La protagonista di questo romanzo si chiama Tamara Goodwin ed è una ragazza di diciassette anni. È ribelle, come tante sue coetanee, e piena di rabbia. Verso suo padre George:

 

“Ho detto a papà che non volevo rivederlo mai più, e così è stato” (pag. 16), ricorda qualche giorno dopo la sua morte:

“Non è possibile riportare in vita mio padre. Ci ho provato, quando l’ho trovato morto sul pavimento del suo studio – morto stecchito, a dire il vero – il volto livido, una confezione di pillole vuota al suo fianco e una bottiglia di whisky vuota sulla scrivania.” (pag. 11)

 

È arrabbiata, con sua madre, che sembra apatica rispetto al mondo che la circonda ed è incapace di reagire alla situazione e occuparsi di lei:

 

“Era passato soltanto un mese dal funerale di papà ed eravamo entrambe [cfr. Tamara e sua madre] stordite e incapaci di dirci molto, né tantomeno di dirlo ad altri. Tutti erano così presi a parlarci, a rivolgerci frasi carine o indelicate, a comunicarci qualsiasi cosa passasse loro per la testa – quasi volessero essere consolati da noi, invece che viceversa – che il comportamento della mamma passava praticamente inosservato.” (pag. 36)

 

È arrabbiata con se stessa:

 

“Io ero una persona orribile. Ero la peggiore delle figlie. I miei mi davano tutto e io dicevo grazie solo di tanto in tanto. […] ero una figlia da incubo. Ero maleducata, rispondevo male, pretendevo le cose e, peggio ancora, credevo di meritarle solo perché quelli che conoscevo le avevano.”(pag. 15)

 

Alla morte del padre, madre e figlia sono costrette ad abbandonare Dublino e la splendida villa nella quale vivono, che viene pignorata a causa dei debiti contratti da George, e trasferirsi in campagna, nel castello di Kilsaney, a casa di zii che Tamara quasi non conosce. Il rapporto con loro è molto difficile, soprattutto quello con la zia Rosaleen che cerca maldestramente di nascondere e manipolare persone e segreti mentre Tamara impara a preoccuparsi degli altri e a pensare al domani, grazie anche ad un diario, trovato per caso nella biblioteca errante:

 

“«Pagine vuote che aspettano di essere riempite» aggiunse meravigliata”. (pag. 110)

 

Anche il diario, però, cela un segreto. Le sue pagine, infatti, si riempiono da sole, raccontando, attraverso le parole di una ‘Tamara del giorno dopo’, quello che succederà, permettendo alla giovane di capire

 

“quanto ogni singola riga del diario fosse importante. Ciascuna di esse era una delle briciole che avrei voluto seminare sulla strada, dalla mia vecchia casa a quella nuova. Ogni parola era un indizio, una rivelazione su qualcosa che stava accadendo proprio sotto i miei occhi.” (pag. 159)

 

Il diario conosce e svela il futuro. Ma, da esso, Tamara impara qualcosa di molto più importante:

“Non bisogna sempre cercare di non far succedere le cose. A volte occorre sentirsi a disagio. A volte occorre essere vulnerabili di fronte agli altri. A volte è necessario, perché serve per compiere un altro passo verso se stessi, verso il domani. Il diario non aveva sempre ragione.” (pag. 197)

 

Questo romanzo racconta di un viaggio, doloroso ma necessario, alla ricerca di se stessi, attraverso i propri errori e quelli altrui, per scoprire, infine, che si può sempre cambiare in positivo il proprio destino.

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