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Il lavoro oscuro del cinema: grandi sceneggiatori per grandi registi

Il lavoro oscuro del cinema: grandi sceneggiatori per grandi registiGlory to the filmmaker! inneggiava il titolo di un trascurabile film di Takeshi Kitano in piena crisi creativa, anno 2007. Espressione che però offre lo spunto per dibattere su quanta gloria effettivamente venga tributata di solito ai registi, facendoci spesso dimenticare il fondamentale apporto degli sceneggiatori. Mettiamo da parte il geniale “Beat” Takeshi, che di film eccezionali ne ha fatti eccome (Hana-Bi - Fiori di fuoco, L'estate di Kikujiro, Dolls), ma se li è sempre scritti da solo. Prendiamo invece in considerazione l'intervento di alcuni sceneggiatori che hanno contribuito a rendere grandi registi entrati poi nel novero dei mostri sacri del cinema. Paul Schrader, per esempio (noto anche come regista, American gigolò il suo film più noto), che ha scritto per Martin Scorsese i capolavori Taxi driver e Toro scatenato, ma anche L'ultima tentazione di Cristo e Al di là della vita. Sodalizio durato molti anni pure quello tra Nicholas St. John e Abel Ferrara, e che ha partorito titoli interessanti come L'angelo della vendetta, King of New York, The addiction e Fratelli. Paul Haggis, prima di affermarsi in qualità di regista con l'ottimo Crash - Contatto fisico, aveva scritto per Clint Eastwood la sceneggiatura di Million dollar baby, poi vincitore di quattro premi Oscar; sempre per il vecchio Clint ha scritto anche la sceneggiatura di Flags of our fathers e il soggetto di Lettere da Iwo Jima. Altra collaborazione duratura nel tempo (in questo caso facilitata dalla stretta relazione di parentela), quella dei fratelli Nolan, Christopher e Jonathan, che hanno scritto insieme il sorprendente Memento, per poi confermarsi con The prestige e Il cavaliere oscuro. Anche i fratelli Joel ed Ethan Coen scrivono dall'inizio della carriera i propri film in perfetta unione, ma la notizia non è una novità dato che non lavorano mai separatamente.

In Italia le collaborazioni più prolifiche sono state quelle del mitico duo Age & Scarpelli (nomi d'arte di Agenore Incrocci e Fulvio Scarpelli) con alcuni dei più importanti registi del nostro paese: da Mario Mattoli (per lui hanno scritto diversi film che vedevano come interprete Totò) a Mario Monicelli (I soliti ignoti e La grande guerra, per esempio, sono opera loro), da Dino Risi (molte le pellicole, tra le quali I mostri e In nome del popolo italiano) a Ettore Scola (rapporto lavorativo che in seguito è continuato con il solo Scarpelli), da Pietro Germi (Sedotta e abbandonata) a Luigi Comencini (La donna della domenica).

Il lavoro oscuro del cinema: grandi sceneggiatori per grandi registiUgo Pirro (nome d'arte di Ugo Mattone) è stato sceneggiatore per Carlo Lizzani e Mauro Bolognini, ma soprattutto per Elio Petri (si ricordano per primi Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e La classe operaia va in paradiso). Tra le altre fedeli collaborazioni vanno menzionate quelle di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica (Sciuscià, Ladri di biciclette, Umberto D.), Tonino Guerra e Michelangelo Antonioni (Blow-up, Zabriskie point), e dello stesso Guerra con Federico Fellini (Amarcord, Ginger e Fred). Fellini si è avvalso spesso e volentieri anche del prezioso contributo di Ennio Flaiano, scrivendo con lui pagine indimenticabili della storia del cinema: come non citare Lo sceicco bianco, I vitelloni, La strada, La dolce vita, .

Infine, qualche curiosità. Tra i registi che al contrario preferiscono fare tutto in solitaria è facile includere l'enigmatico David Lynch. Con un velo di ironia, potremmo affermare che in questo caso la scelta sia comprensibile: chi altro potrebbe scrivere film così visionari, se non lui? Eccettuato Una storia vera, lavoro su commissione e in effetti per niente “alla Lynch”, tutti gli altri se li è scritti e diretti da solo. Poi ci sono registi che non hanno mai scritto una sceneggiatura, come l'inimitabile Alfred Hitchcock: solo per il cinema ha diretto più di cinquanta film, senza mai scriverne uno. Ma sono sicuro che nessuno avrà qualcosa da obiettare, perché le sue doti registiche, le sue intuizioni e le sue trovate rimangono tuttora pura magia.

 

 

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Commenti

Condivido lo spirito dell'articolo.
In effetti il ruolo dello sceneggiatore è cambiato da un certo momento della storia del cinema in poi. La Nouvelle Vague ha segnato un passaggio importante nel modo di considerare il ruolo dello sceneggiatore.
Dopo la Nouvelle Vague, il cinema è visto soprattutto come un cinema di registi e sempre meno un cinema di scrittori (sceneggiatori)

Non fa una grinza. La ripartizione della fama tra le due figure non rispecchia minimamente la reale ripartizione del lavoro e della responsabilità. Sulla sceneggiatura cade o si regge il 75% minimo del film. Poi naturalmente delle donne si apprezza la carne, non lo scheletro... Sarebbe però come se a teatro i nomi di Ibsen e Brecht venissero scritti piccoli in cartellone appena prima del tecnico delle luci...

Esattamente quello che volevo far intendere. Forse è anche vero che oggi si registra una crisi creativa nelle sceneggiature, ma comunque, quando ci si riferisce a "un bel film", si tende a dare tutto il merito al regista

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