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Il lato umano dell’amore. “Preparativi per la prossima vita” di Atticus Lish

Il lato umano dell’amore. “Preparativi per la prossima vita” di Atticus LishPuntata n. 4 della rubrica La bellezza nascosta

 

«La cosa positiva, diceva lei, era che l’aveva incontrato e potevano formare un esercito, una unità di due persone, per combattere le difficili battaglie della guarigione di lui e dell’immigrazione di lei».

 

L’amore, quello vero, è un movimento solido, due corpi scarnificati da artifizi e ghirigori, che compiono gesti; il posto dell’amore è fatto di resistenza, di lealtà, di silenzio riempito da azioni precise. Se la vita è una battaglia, allora, formare un’unità composta da due guerrieri, che fianco a fianco possano affrontare tutti i posti bui, è forse la condizione unica che possa portare gli esseri umani a crede che ci sia ancora la speranza del sole in tutte le tempeste.

Due persone innamorate formano un patto di alleanza, sentendo un male comune contro il mondo, e cercano di affrontare questo disagio addizionando le loro sceltee puntando sulle loro similitudini, che magari si mischiano in maniera diversa, ma rendono il legame un luogo dove poter trovare rifugio. E l’amore, dunque, diventa un micro mondo, dove è possibile far sbocciare un fiore anche se fuori è inverno, dove è possibile toccare con mano le proprie paure senza aver timore di poter essere morsi; una casa dove resta vivo il comune accordo di tenere allacciate le mani e di affrontare il mondo all’esterno con la consapevolezza che comunque vada, la notte, ci si troverà sempre fianco a fianco a vegliare ognuno sul sonno dell’altro.

 

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Atticus Lish è nato a New York nel 1972, figlio di Gordon Lish (editor di Raymond Carver), esordisce nel mondo della letteratura con il romanzo Preparativi per la prossima vita, edito in Italia da Rizzoli, per la traduzione di Alberto Cristofori.

Il lato umano dell’amore. “Preparativi per la prossima vita” di Atticus Lish

Siamo a New York, nella pancia sporca di una città che dopo l’undici settembre si ritrova ad aver perduto tutte le sicurezze calcificate nei secoli di dominio. Seguiamo due personaggi che ci appaiono inizialmente come spettri: Zou Lei, immigrata clandestina arrivata a New York dal confine messicano; donna mussulmana, per metà cinese e per metà uigura; figura che da subito ci appare determinata a sopravvivere in un posto che ti prende a botte tra i denti. E poi c’è Brad Skinner, reduce traumatizzato dalla guerra in Iraq, che si trascina il suo peso di fantasmi e immagini di amici morti a due metri da lui, per le strade di una città dove si sente più straniero che mai.

Due spettri quindi, due ultimi, che si incontrano per caso, riconoscendo subito una comune difficoltà del vivere.

La storia si snoda precisa, Skinner fa uso di psicofarmaci, trattiene spesso una rabbia bruta, e cerca di tenere a bada i nervi fumando molto e facendo palestra; Zoe Lei, con il suo corpo rigido e nervoso, si divincola con maestria alla ricerca di un lavoro, di un alloggio e di un posto nel mondo che la possa accogliere. Protagonista della narrazione è poi la città, con il suo carico di dolore post undici settembre, con tutti i volti e le etnie che ne popolano le strade; con lo smog, le auto, i negozi, le luci, artificiali e naturali di un cielo che pare osservare ogni cosa. E mentre Skinner prosegue in un’esistenza che appare ferma, dove ogni giorno è uguale a quello precedente e dove l’unica cosa che sembra viva è la sua dipendenza dalla tristezza e il suo bisogno di solitudine e alcol; Zou Lei cerca, arrabattandosi, di costruire, mattoncino dopo mattoncino, una sorta di domani, non lasciandosi mai illividire emotivamente dalle ingiustizie di un luogo che la tratta come fosse un animale.

«Si diceva che, quando non ce l’avesse più fatta, si sarebbe semplicemente messa a camminare, avrebbe continuato senza fermarsi fino ad attraversare il continente o fino a che non le fosse successo qualcosa e fosse diventata un fantasma».

In questo modo, Atticus Lish, ci parla di Zou Lei, e della maniera in cui cerca di affrontare la vita.

Il lato umano dell’amore. “Preparativi per la prossima vita” di Atticus Lish

Lo stile di Lish è potente, crudo, reale ai massimi livelli; ci fornisce ogni dettaglio, ogni spostamento, ci porta al naso ogni odore, e non mancano tratti poetici che rendono l’insieme del romanzo un’esperienza notevole.

«L’amore è duro, disse lei. Devi educarlo. Come cane. Più cane è grosso, più devi picchiarlo.

Prego, disse lui. Dovrei picchiarmi da solo.

Si era messo la pistola alla tempia davanti allo specchio del bagno, ma non glielo disse».

 

Tutto il libro ci parla d’amore nella maniera meno sentimentale possibile, in ogni riga si respira un sentimento forte che tiene legati due corpi, ma non c’è mai un eccesso, mai una parola fuori posto; il narratore non cede mai il passo a un qualcosa che possa essere definito romantico. E ogni azione, abbraccio, bacio o scena di sesso, resta nella mente del lettore, come un elemento vivo e solido, come qualcosa di tangibile.

«Zou Lei incominciò a studiare i sintomi dei cambiamenti di umore di Skinner. Incominciò ad aspettarsi che la felicità le venisse strappata. Più la sua vita peggiorava, più aveva bisogno di essere felice con lui».

 

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Preparativi per la prossima vita, è un romanzo che lascia un segno che si cicatrizzerà con il tempo e forse mai del tutto; è come un pugno nello stomaco, una stilettata che arriva veloce, e tu non puoi far altro che raccoglierla, e magari provare a renderla meno dolorosa.

Il lato umano dell’amore. “Preparativi per la prossima vita” di Atticus Lish

Ogni pagina contiene immagini forti e vere, ogni riga sembra studiata per donare la sensazione di vulnerabilità.

«Mi ami? Chiese lui. Lei rispose che non sarebbe stata distesa sul letto con lui se non l’avesse amato. La sua bocca si storse, gli occhi si strizzarono e un sussulto di lacrime gli scese lungo il naso, un rivolo che si asciugò sessanta secondi dopo. Lei gli tenne la testa, accarezzandogli la nuca, dove finivano i capelli.

Ti amo, disse Skinner».

 

E non ci resta che farci colpire in pieno petto, perché l’amore, quello dove non si temporeggia con chiacchiere e promesse inutili, è fatto solo di elementi tangibili, è fatto di cose date e ricevute, di azioni e reazioni, di scelte che sai, avranno conseguenze in maniera inevitabile anche sulla persona che è sdraiata lì al tuo fianco, ed è notte, e lei dorme, e tu la osservi, sapendo che tutto quello che accadrà domani, accadrà per due.


Per la prima foto, copyright: Evan Kirby.

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