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Il lato oscuro del Salento. “Pizzica Amara” di Gabriella Genisi

Il lato oscuro del Salento. “Pizzica Amara” di Gabriella GenisiPizzica amara (Rizzoli, 2019), l’ultimo romanzo di Gabriella Genisi, ci regala una nuova ambientazione e un nuovo personaggio.

Il commissario Lolita Lobosco, la famosa detective barese dei precedenti libri di Genisi, cede per un momento il passo alla salentina Chicca Lopez, giovane maresciallo dei carabinieri.

Il Salento fa da scenario a questa prima indagine, un Salento che non è solo paesaggio da cartolina costruito a uso e consumo dei turisti che d’estate affollano spiagge e piazze inondate dal sole, ma è un Salento più oscuro e profondo, fatto di rituali, di patti con il diavolo, di magia. Ed è proprio in questo Salento più oscuro che Chicca deve “scendere”, quasi un viaggio nell’Inferno dove l’Inferno non è un luogo, ma la scoperta che il Male è più vicino a noi di quanto si creda.

 

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Cosa lega il cadavere di una giovane ragazza bionda trovato sulla spiaggia di Torre Chianca e quello di Federica Greco, giovane rampolla di una delle famiglie più in vista di Lecce, trovato impiccato a un albero del centro della città a una serie di inspiegabili sparizioni e sospetti suicidi di adolescenti dei paesi della zona? E perché nel piccolo cimitero di Montesano Salentino, paesino vicino Lecce, è stata profanata la tomba di Tommaso Conte, un giovane morto alcuni anni prima in un incidente con la moto? E cosa c’entra in questa storia Maria Càfaro, la donna che pare sappia controllare gli antichi poteri delle macàre, le streghe del Salento? A tutto questo Chicca Lopez deve dare una risposta, anzi vuole dare una risposta perché è la sua terra che ne ha bisogno.

Il lato oscuro del Salento. “Pizzica Amara” di Gabriella Genisi

Bisogna scavare nel passato, scendere fin sotto la terra rossa come il sangue delle campagne salentine, lì dove ulivi millenari dai tronchi contorti e scolpiti dal vento, dalla pioggia, dal sole, sembrano anime imprigionate alla terra, incapaci di liberarsi, «sentinelle mute del paesaggio, dai tronchi così contorti e disegnati dal vento, sembravano anime dannate, imprigionate al suolo incapaci di liberarsi dalla sua morsa».

Chicca Lopez è una carabiniera anomala e ribelle, segnata da un passato doloroso e alla continua ricerca delle proprie radici. Appassionata di moto e fidanzata con Flavia, una compagna piuttosto esigente che, come i più genuini mariti, pretende che rientri a casa la sera per preparare la cena, Chicca ogni giorno lotta per farsi spazio in un ambiente di soli uomini come quello della caserma. Determinata e cocciuta vuole a tutti i costi cercare la verità e per fare ciò deve affrontare anche l’omertà di chi non vuole “sporcare” l’immagine di terra da sogno e dove invece hanno preso il sopravvento gli interessi economici, le speculazioni, i traffici illeciti di droga e di donne.

Il lato oscuro del Salento. “Pizzica Amara” di Gabriella Genisi

Chicca Lopez si troverà coinvolta in una storia dai contorni sempre più oscuri e inquietanti, tra orge, sanguinosi rituali di magia nera, una massoneria deviata, delitti agghiaccianti e messe nere. Dovrà svelare il male che è nascosto tra i vecchi palazzi signorili di Lecce dalle facciate barocche che servono spesso a «a far credere vero quel che è solo apparente», nei sotterranei lambiti dall’Idume, il fiume che scorre silenzioso sotto la città, il male nascosto nelle campagne, tra i muretti a secco e gli ulivi e che fa sentire il suo fiato putrido e velenoso. Alla fine Chicca arriverà alla verità e a dover fare i conti anche con se stessa.

Pizzica amaraè un viaggio in un terra dove la modernità affonda le sue radici nel mito e dove il mito si confonde con la storia, dove ancora dominano le superstizioni, dove uomini e donne hanno combattuto e spesso sono morti per affermare i propri diritti (nel libro si parla per esempio della strage delle tabacchine avvenuta a Tricase nel 1932), dove la pizzica non è solo un ballo da sagra di paese o da Notte della taranta, ma è iatromusica, musica catartica, l’eliminazione del veleno del ragno, la taranta, che mordeva donne e uomini durante i lavori agricoli nei mesi estivi.

 

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Gabriella Genisi è riuscita a creare una storia affascinante che ti tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, grazie anche alla scrittura piana e scorrevole, intervallata da bellissime descrizioni del paesaggio e da dialoghi in cui italiano e dialetto si mischiano armoniosamente. Una storia in cui le donne hanno un ruolo decisivo, donne forti e coraggiose nonostante le naturali fragilità. La bravura di Gabriella Genisi sta nell’aver descritto il Salento e i salentini come una figlia di questa terra, lei che è nata e vive in provincia di Bari. Il suo sguardo è quello di chi conosce il Salento con tutte le sue contraddizioni, privo di qualsiasi intento folkloristico; uno sguardo innamorato, oserei dire. E solo chi ama e conosce veramente il Salento poteva intitolare ogni capitolo del libro con un verso di Vittorio Bodini, grande poeta leccese e famoso ispanista che del sud e del Salento in particolare ha reso non solo il luogo fisico, ma il luogo dell’anima. E Gabriella Genisi è riuscita magistralmente a rendere viva quest’anima.


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