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Il lato buio di un bambino. “Non sono stato io” di Daniele Derossi

Il lato buio di un bambino. “Non sono stato io” di Daniele DerossiA sei anni dall’esordio conNel cuore dell’anatomista (Bompiani), Daniele Derossi torna con un nuovo romanzo, Non sono stato io (Marsilio Editore), in libreria da oggi.

A Serana, un paesino dell’Alta val di Susa, la vita scorre apparentemente serena, gli abitanti sono pochi e si conoscono tutti. Mentre gli adulti passano le giornate a spettegolare di amori e politica, i più piccoli giocano, vanno a scuola, alcuni fanno amicizia con strani bambini dai capelli rossi, altri scompaiono.

Ada è una giovane donna che, separatasi dal marito, torna appunto a Serana, luogo di nascita, con il figlio Giacomo. Per lei e il suo bambino è arrivato il momento di cambiare vita e voltare pagina dopo la morte della figlia Laura. Ma a Serana non è tutto come sembra, e Giacomo farà presto amicizia con un misterioso bambino dai capelli rossi, Robi, che lo porterà all’esplorazione delle rovine di un castello perduto: più i due si addentreranno nei misteri del bosco e dell’edificio diroccante, più l’esplorazione che compirà Giacomo diventerà interna, oltre che esterna: il bambino scoprirà di provare sentimenti come l’odio e si renderà soprattutto conto dell’intensità con cui lo farà; Giacomo dovrà fare i conti con pensieri oscuri e profondamente malvagi.

 

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Non si superano odio e paure senza averli provati e attraversati, senza immergersi in essi e uscirne fuori, più forti e sicuramente meno soli.

«Nei bambini, come negli adulti, le situazioni di stress causano angoscia. Queste reazioni sono normali, ma se sottovalutate, rischiano di trasformarsi in sintomi più gravi, quali la depressione, o di essere esternalizzate in comportamenti violenti e aggressivi.»

Il lato buio di un bambino. “Non sono stato io” di Daniele Derossi

Nel frattempo, Ada è costretta ad affrontare numerosi fantasmi: la morte della figlia Laura, la separazione da Bashir, il ritorno nel paesino in cui è nata, in cui conosce tutti e in cui tutti le offrono sguardi compassionevoli ma nessuna parola di conforto. Inoltre, al suo ritorno sarà costretta a riprendere i rapporti con la madre, che Ada non ha mai perdonato per non essere stata presente durante la sua infanzia e la sua adolescenza. Tutto questo distoglierà la donna dalla sua priorità, il figlio, quello rimasto in vita, quello che, alla fine, proteggerà a ogni costo.

«Dopo quanto si abbandonano le ricerche di un bambino scomparso? Pare che le probabilità di ritrovare una persona decrescono esponenzialmente con il trascorrere delle ore. Se non si hanno indizi nei primi giorni, le speranze divengono quasi nulle... Però ci sono anche i casi di bambini che si ritrovano dopo anni... Dopo quanto si smette di sperare? Dopo un anno? Dieci? Un genitore smette mai di sperare?»

 

Ada è una donna all’apparenza risoluta ma con molti problemi; cerca di stare vicino al figlio il più possibile, forse più per evitare che Giacomo possa provare a causa sua ciò che lei provò da giovane a causa della madre che per vero spirito materno; come una promessa tacita affinché Giacomo non debba mai vivere come lei, forse la stessa promessa che fece a se stessa con Laura. Al contempo, si ha a volte l’impressione che Ada voglia mettere Giacomo in una campana di vetro: l’istinto protettivo di una madre che ha già perso un figlio.

Il lato buio di un bambino. “Non sono stato io” di Daniele Derossi

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Daniele Derossi racconta una storia molto tenera con una semplicità disarmante; l’innocenza commovente con cui Giacomo si approccia al bambino con i capelli rossi lascia al lettore la libertà di intuire quanto – seppur all’inizio a livello inconscio – Giacomo abbia già cominciato a lottare contro qualcosa che sa essere sbagliato. Ogni lotta passa per il cedimento, e a volte l’influenza del bambino con i capelli rossi sembra sopraffare l’animo buono di Giacomo che, comunque, non smetterà di combattere contro qualcosa che – all’inizio – non capisce essere più grande di lui. Tutto ciò è sicuramente possibile grazie all’enorme sensibilità dell’autore, sensibilità che riesce a trasmettere su carta e a trasformarla in una storia senza alcuna difficoltà.

G.: «A chi facciamo il funerale?»

R.: «A te.»

G.: «Ma sei scemo, non sono morto!»

R.: «Basta che salti di sotto...»


Per la prima foto, copyright: Andre Hunter su Unsplash.

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