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"Il Guardiano del Faro" di Remo Borgatti

"Il Guardiano del Faro" di Remo BorgattiAlcuni talenti letterari, sfortunatamente, vengono scoperti troppo tardi, o per lo meno non nel momento giusto. Si potrebbe dire la stessa cosa del romanzo di Remo Borgatti, edito da Absolutely Free, Il guardiano del faro.

«L'aneddoto più curioso e interessante», mi ha rivelato Borgatti, «riguarda la risposta quasi identica che mi diedero un paio di editori a cui sottoposi il manoscritto subito dopo averlo terminato. Eravamo nel 2002 e ricordo che entrambi apprezzarono lo stile ma bocciarono senza appello la trama, ritenendola di scarso interesse da parte del potenziale pubblico di lettori. Quando, nel 2009, il film di Danny Boyle "The millionaire" fece incetta di Oscar e venni a sapere che era stato tratto dal romanzo dell'indiano Vikash pubblicato in Italia con il titolo Le dodici domande mi venne da sorridere ma anche un pizzico di rabbia. Comunque, ogni cosa avviene a suo tempo. Alla fine sono felice che l'editore Absolutely Free abbia apprezzato il mio lavoro e abbia deciso di pubblicarlo. Ora, però, va chiarita una questione: le due opere, quella di Borgatti e quella di Vikash, condividono solo un protagonista, dodici domande e un traguardo. Cercare altre analogie, sarebbe un lavoro a vuoto.

Borgatti sorprende con riflessioni autentiche e una trama ben sviluppata, ma soprattutto con un’ironia, anzi autoironia, tagliente e brillante.

Non ho saputo astenermi dal domandare all’autore: quanto è importante, secondo te, riuscire a far sorgere il sorriso, il riso nei tuoi lettori? «Ritengo», afferma Borgatti, «che far ridere il lettore sia decisamente più complicato che farlo piangere. In questo senso, ho ricevuto indicazioni confortanti da un mio libro pubblicato nel 2004 con lo pseudonimo Mirto Gerbato (A sud ovest di Ferrara, edizioni Melquiades) e scritto con lo stesso stile di questo. La mia principale fonte di ispirazione stilistica rimane il Paolo Villaggio de "Il secondo tragico Fantozzi", che continua a farmi ridere ogni volta che lo rileggo. Tuttavia, va precisato che non sempre riesco a esprimermi con questo stile narrativo, per il quale occorre una particolare predisposizione d'animo.

L'autoironia è la chiave per entrare in empatia con il lettore perché ritengo che, nel momento in cui scherza su se stesso, l'autore scende dal trono di chi giudica e si mette sullo stesso livello degli altri. Insomma, l'importante è non prendersi mai troppo sul serio».

Parla di un uomo, il romanzo, un uomo qualsiasi che, quasi per caso, diventa concorrente di un quiz televisivo e si aprono i sipari, già socchiusi, sulla sua vita. Non sono tanto i soldi, il traguardo, ma la sua stessa esistenza, la famiglia, il lavoro. Egli stesso. Perché allora “Il guardiano del faro”? Perché questo titolo? Lo spiega Remo Borgatti: «inizialmente era "Handicap o cavallino?" poi, un lettore a cui sottoposi in visione il testo, mi suggerì di cambiarlo e così optai per quello attuale ignorando che ve ne fosse già uno con lo stesso titolo, scritto dall'australiano di origine peruviana Sergio Bambarén. Ma si tratta di due storie completamente diverse, anche perché nel mio bisogna arrivare alle ultimissime pagine per capire il significato del titolo».

E il messaggio ultimo de "Il guardiano del faro"? «Mai perdere il contatto con la realtà e, soprattutto, diffidare delle cose in apparenza troppo semplici», spiega l’autore.

I progetti futuri? «Recentemente», svela Remo Borgatti, «è uscito in libreria il mio ultimo saggio sportivo, "Rocket Man - Storia di Rod Laver e del suo tempo" (Effepilibri editore), che parla della vita e delle imprese del leggendario tennista australiano. Adesso sono in attesa di trovare un editore per il mio ultimo romanzo, un thriller la cui stesura mi ha tenuto impegnato per oltre quattro anni e di cui sono particolarmente fiero. Infine, per non perdere l'abitudine, ho appena iniziato un romanzo che affronta una tematica piuttosto nuova per me: l'amore».

 

Remo Borgatti (Ferrara, 1963) ha pubblicato nel 2002 per Tosi Editore il saggio di pallavolo “Dalla matita @ internet”; nel 2004 (con lo pseudonimo Mirto Gerbato) per Edizioni Melquiades il romanzo “A sud ovest di Ferrara”; nel 2006 per TracceDiverse il thriller “L’angolo del cerchio”. Il suo racconto dal titolo “Duecentostile” è stato inserito nell’antologia CONCEPTS MUSICA edita da ARPANet nel 2006. Per Effepilibri ha pubblicato nel 2008 il saggio “Era Open” sulla storia dei tornei del Grande Slam di tennis e, nel 2012, “Rocket Man – Storia di Rod Laver e del suo tempo”.

Vive e lavora a Ferrara.

Attualmente collabora con il sito tennis.it e la rivista Tennis Oggi, di cui è stato inviato agli Australian Open 2011 e a Madrid 2012.

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