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“Il grande dio Pan” di Arthur Machen, la storia dell'orrore amata da Stephen King

“Il grande dio Pan” di Arthur Machen, la storia dell'orrore amata da Stephen KingPubblicato da Adiaphora Edizioni, Il grande dio Pan è un autentico capolavoro. Con testo a fronte e nella traduzione a cura di Matteo Zapparelli, è una gemma della letteratura. Ci separano due secoli dalla sua prima uscita, nel 1890, quando Arthur Machen pubblica l’opera sulla rivista «The Whirlwind», negli anni in cui Jack Lo Squartatore terrorizza le notti londinesi. È un clima che si presta per una storia che gioca con le paure degli uomini come carte da gioco, presentando un full di assi vincente.

I contemporanei non lo avevano capito accusandolo di aver attinto allo squallore eretto poi a letteratura. Criticato al suo tempo per i temi trattati, nel 1926 viene elogiato da H.P. Lovecraft e, anni dopo, da Stephen King, che definisce Il grande dio Pan «una delle più importanti storie dell'orrore mai scritte. Forse la migliore in inglese».

 

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Ed è difficile dar torto a King. La storia avvolge, trascina, suggestiona e colpisce soprattutto per la capacità di Machen di raccontare quello che accade senza mai esplicitarlo. Nasce tutto per mano di uno scienziato, un certo dottor Raymond, il quale decide di addentarsi nelle viscere della creazione e spingere una donna, Mary, a entrare in contatto con il dio Pan. O meglio, l’idea è di far vedere a Mary il dio Pan. L’esperimento però porta la donna alla pazzia.

Il tempo trascorre senza che Machen ci dia notizia degli eventi, ci troviamo semplicemente catapultati tra le vie di Londra, dove la vicenda di una certa Helen Vaughan e di suo marito fa discutere appassionatamente chi bazzica nelle strade di Picadilly. Ci muoviamo tra i salotti londinesi, in mezzo a uomini perbene, sebbene qualche volta si rechino a Soho, nel quartiere dei buontemponi e dei facili costumi. Qui, in questo mondo protetto, inizia il susseguirsi di una serie di eventi inconsueti e inspiegabili, ma soprattutto preoccupanti. Un numero sempre maggiore di gentlemen rimane vittima di suicidio o di pazzia. Persone insospettabili, animi pieni di vita, che apprezzano la buona compagnia e il buon vino. Nessuno di loro pare possa avere una ragione per uccidersi. Eppure, con una frequenza inquietante, i suicidi proseguono.

“Il grande dio Pan” di Arthur Machen, la storia dell'orrore amata da Stephen King

C’è qualcuno che forse detiene informazioni cruciali per comprendere meglio certe dinamiche, specialmente quelle legate a Helen Vaughan, e questi è Clarke. Ma lui non vuol parlare. Con nessuno. Neanche con Villiers. Villiers è un gentiluomo londinese che incontra un giorno un suo caro amico rovinato, a detta di quest’ultimo, dalla moglie. Appunto, Helen Vaughan. È grazie a questo incontro che il lettore viene a scoprire la storia di una donna bellissima e agghiacciante al contempo, dei suicidi e di qualcosa di innominabile.

C’è una donna dalla bellezza eccezionale che si aggira per il mondo intero, stando a un lascito pervenuto a Villiars e proveniente dalle Americhe. Immagini terrificanti lasciate in eredità da quest’amico che sembra si sia imbattuto anche lui in Helen, prima di morire. Si perdono le tracce di Helen, e si incontra una misteriosa signora Beaumont. Dalla porta di questa, in una casa dei quartieri perbene, Villiers scorge uscire un certo gentiluomo di cui, il giorno successivo, si apprende sia morto. Suicidato per impiccagione. La notizia sconvolge Austin, l’amico di Villiers. Si conoscevano, si erano visti di recente e questa nuova vittima non aveva mai mostrato alcune segnale che facesse pensare a una sua volontà di uccidersi. E, fatto ancor più strano, cosa ci faceva alle due di notte sulla soglia della casa della signora Beaumont? Villiers lo aveva visto durante una passeggiata solitaria e notturna. Aveva visto lo sguardo vitreo, disumano, vacuo di un uomo già morto prima ancora di morire.

“Il grande dio Pan” di Arthur Machen, la storia dell'orrore amata da Stephen King

Chi incontra la signora Beaumont impazzisce o muore. È questa la verità. Il fatto allarma gli animi dei londinesi che si sentono minacciati e indifesi. Villiers decide di andare a fondo di questa faccenda e, da acuto osservatore, comprende che, se vi è fango sulla riva, significa che questo un tempo giaceva sul fondale. Ed è nel fango della società che l’uomo va a cercare per scovare tracce del passaggio della signorina Beaumont. E le trova. Anzi, trova proprio la signora. E, nel vederla, capisce che altri non è che Helen Vaughan.

 

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Nel completare la vicenda, Machen svela quello che il lettore già intuisce. Ma quando questo accade, si è già in trappola, travolti dalle sensazioni che l’autore suscita. All’epoca, questi fu accusato di aver scritto un racconto di natura sessuale e decadente. Agli occhi assuefatti del lettore odierno, però, Il grande dio Pan appare poco colpevole davanti ai capi d’accusa. Tocca il fango, è vero, ma non si sporca. La narrazione emerge pura, calzante, piena.


Per la prima foto, copyright: Rene Böhmer.

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