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“Il gigante dal cuore di panna”, la favola moderna di Francesco Sturaro

“Il gigante dal cuore di panna”, la favola moderna di Francesco SturaroIl gigante dal cuore di panna di Francesco Sturaro (edito da Bianca e Volta) è un libro che si legge facilmente. La lettura scivola bene. Parola dopo parola, si arriva presto alla fine. È un volume ricco di spunti interessanti, immagini forti e concetti dolcissimi. È un concentrato di vita vissuta. Una storia ben sviluppata. Anche se risulta essere viziato da alcune debolezze. Stilistiche, soprattutto. Ma procediamo per gradi.

La vicenda parte narrando di Greta, una ragazza che – sconvolta dalla dipartita della sua amata nonna Giovanna – rivela al fidanzato Stefano una delle tante storie che l’anziana donna soleva raccontare ai propri nipoti la sera della vigilia di Natale. Protagonista di questo racconto – e del libro, in sostanza – è una bambina di nome Asia che vive a Varsavia durante la seconda guerra mondiale.

È la primavera del 1940 e Asia ha più o meno 11 anni quando rimane orfana di entrambi i genitori, uccisi dai soldati tedeschi. Salvata da un “gigante” di nome Bobo – un tedesco di origine polacca, eroe della Grande guerra, altissimo e corpulento – trova rifugio in una casa di legno situata in mezzo al bosco, lontana da tutto, a dieci chilometri dalla città.

È lo stesso Bobo a prendersi cura di lei, e mentre l’uomo lavora come carpentiere, muratore o spazzacamino, la bambina riassetta casa e cucina.

 

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Passa il tempo e loro continuano a vivere così, isolati dal resto del mondo che, nel frattempo, sta assistendo alla costruzione di un enorme muro di mattoni e reticolati. Un muro che circonda un intero quartiere dove vengono rinchiusi tantissimi uomini, donne e bambini, tutti costretti a portare al braccio una fascia con impressa la stella di David.

“Il gigante dal cuore di panna”, la favola moderna di Francesco Sturaro

Tutto passa con lentezza e per Asia si prospetta una nuova vita, umile e di stenti, in compagnia del suo nuovo amico: un omone burbero ma fondamentalmente buono. Rimane solo il dolore per l’inspiegabile perdita dei suoi amati genitori.

Ma le cose cambiano ancora quando Asia, in un giorno qualsiasi, vede spuntare dal muro che circonda il ghetto delle mani bisognose di aiuto e cibo.

Senza pensarci più di tanto concede un pezzo di pane, dapprima, poi quello che ha. Il suo è un bisogno di dare una mano al prossimo, concedendo il massimo. Giorno dopo giorno, diventa un appuntamento fisso, finché gli abitanti del ghetto chiedono di più: accoglienza. Che per loro significa, salvezza. Vita. Alcuni bambini infatti riescono a passare dall’altro lato e Asia, sempre senza esitare, convince Bobo a ospitarli.

È così che nasce una strana famiglia allargata, formata da un gruppo di bambini e un gigante buono...

“Il gigante dal cuore di panna”, la favola moderna di Francesco Sturaro

È un romanzo, quello realizzato da Sturaro, che colpisce da subito per la sua delicatezza. Un racconto fine e dolcissimo, anche se contornato dalle immagini fredde e crude della guerra. È un testo leggero, che si legge piacevolmente, senza intoppi, contraddistinto da un linguaggio semplice e privo di fronzoli.

L’intreccio narrativo, a parte il classico espediente della storia raccontata dalla ragazza (che si dipana già nelle prime pagine), è del tutto assente. La storia è pressoché lineare, tanto da far sembrare il lavoro un “racconto” anziché un vero e proprio romanzo, dove, in genere, si intersecano più linee narrative. Ma se quest’ultimo aspetto potrebbe essere effettivamente una scelta dell’autore, ciò che sembra invece penalizzare l’opera è la scarsa presenza di scene “mostrate” a favore delle tantissime semplicemente raccontate.

 

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Come già accennato, i temi trattati nei vari capitoli sono forti e delicati allo stesso tempo, e sono stati bilanciati con sapienza dall’autore, che è riuscito a creare un ottimo equilibro tra le situazioni drammatiche e gli aspetti positivi: troviamo, infatti, la persecuzione degli ebrei, le atrocità della guerra, le giornate di chi vive in un’epoca in cui la stragrande maggioranza delle persone è costretta a comportarsi egoisticamente, ma anche il carattere burbero e docile del “gigante con il cuore di panna” e l’infinta generosità d’animo della piccola Asia.

Un altro aspetto sicuramente migliorabile sono i dialoghi che, seppur costruiti con ricercatezza, peccano di poca “umanizzazione” e di una limitata differenziazione tra i vari personaggi: leggendo le frasi della bambina, ad esempio, in più occasioni, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un testo scritto anziché alle parole di una ragazzina di 11-12 anni.

Nel complesso, Il gigante dal cuore di panna di Francesco Sturaro è un libro che merita di essere letto, non solo per la bella storia raccontata, ma anche per i fatti storici che fanno da sfondo a una vicenda leggera e drammatica allo stesso tempo. Una favola moderna.


Per la prima foto, copyright: Christian Newman.

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