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Il feticismo come mezzo di crescita? “Cosa resta di Male” di Gianmarco Soldi

Il feticismo come mezzo di crescita? “Cosa resta di Male” di Gianmarco SoldiQuesto mese ho letto la prima opera di Gianmarco Soldi che confeziona per Rizzoli un racconto di formazione che risveglia nel lettore, più o meno giovane, la paura di sentirsi sbagliati, perversi, inclini al male che è in ciascuno di noi.

Lo fa parlandoci del suo protagonista, Amato, un ragazzo e prima ancora un bambino che, sui sedili posteriori di una Due Cavalli, scopre per la prima volta la propria eccitazione a seguito di quella strana richiesta della cugina: «Devi baciarmi i piedi, come a una principessa. […] Altrimenti ti schiaccerò come la lucertola».

Un episodio fermo nel tempo; un capitolo zero che pesa come un’ombra su tutto il romanzo.

Questo primo incontro con l’amore però è subito disturbato dalla presenza di una sessualità bassa, vicina alla dominazione, e dall’idea di morte.

Dopo questo episodio, Amato si sente per la prima volta sbagliato e sebbene la paura di esporsi e di essere giudicato sia grande decide di farsi coraggio e raccontare agli amici il bacio sui piedi, l’umiliazione e l’eccitazione che ne è seguita. Klejdis e Claudio lo ascoltano anche se non comprendono fino in fondo cosa Amato stia cercando di dirgli; è invece Malena, una ragazzina esile e pallida, perennemente vestita di nero, a capirlo.

Amato la conosce durante una ricreazione, lei gli si avvicina e gli dice di chiamarsi Malena, ma lui può chiamarla Male. I due diventano amici velocemente finché un pomeriggio, il giorno di Carnevale, tutto cambia.

 

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Passano settimane senza che Amato abbia sue notizie e quando la rincontra non si accorge del suo cambiamento. Ha pensato a lei per così tanto tempo che ora che è lì ci si attacca come a un sogno.

Il feticismo come mezzo di crescita? “Cosa resta di Male” di Gianmarco Soldi

Sa solo che la ama, nient’altro gli importa. È convinto di aver trovato, come suo padre tempo prima, la sua Americana

«Adoravo la sua mente soprattutto perché aveva il controllo sulla mia. Male aveva scoperto il mio segreto semplicemente seguendo la traiettoria del mio sguardo verso i suoi piedi, e ne aveva fatto il fulcro della nostra sessualità. Era spudorata, senza limiti ‒ per una persona non contagiata dal mio morbo forse addirittura schifosa. E io la adoravo per quello, per il suo essere schifosa e scioccante nel trascinarmi negli abissi più profondi del mio buio. […] Non era solo questione di piedi, come avevo già intuito da bambino. Era questione di ascesa e caduta, di corsa verso il precipizio tenendosi per mano e sorridendo, consapevoli del baratro a pochi passi. […] I suoi piedi‒ bianchi, affusolati, leggermente arcuati ‒ erano lo strumento per la nostra caduta».

Nel frattempo intorno a lui la realtà cambia, la famiglia si separa e affronta la crisi come meglio crede, mentre Amato si isola sempre di più con Malena.

 

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Male capisce il suo buio, ma forse anche lei ha un segreto.

«Sei sempre andato alla ricerca delle attenzioni di chi non voleva darti attenzione. Delle persone che ti consideravano inferiore, che volevano metterti i piedi in testa».

«Letteralmente».

«Tutto questo è affascinante».

«E pericoloso. Tu, invece, Male? Perché sei il piede che mi schiaccia?»

Il feticismo come mezzo di crescita? “Cosa resta di Male” di Gianmarco Soldi

Cosa resta di Male è, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione. Il lettore segue volentieri la vicenda di Amato prima di capire che in questa storia andrà a illuminare molti suoi lati. Così, per farci tenere in mano la torcia, Soldi saccheggia altri generi usando il mistero dei thriller e le dinamiche di possessione e dominazione proprie dell’erotico.

Nel chiedersi: “Cosa resta di Male” il protagonista cresce, accetta i suoi fantasmi e impara a conviverci grazie anche adAlice che in quel buio accende una luce.

«Aveva il profumo di chi resta e sa aspettare, di chi dice: ‘me ne vado’ solo per farsi ritrovare, e giuro che non ho mai sentito un odore così buono».

 

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Ma non basta che sia qualcun altro a farlo per noi, come mette bene in risalto la vicenda di Amato, perché altrimenti si rischia di sostituire gli agenticoinvolti lasciando inalterata la dinamica di dipendenza. Per crescere Amato non deve fare i conti solo con il perché gli piaccia essere schiacciato ma anche sul perché ci sia qualcuno che lo schiaccia. Crescere significa uscire dall’egoistico io e spostarsi verso un esterno tu.


Per la prima foto, copyright: Imani Clovis su Unsplash.

Per la terza foto di Valentina Ottoboni, la fonte è qui.

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