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"Il fatale talento del signor Rong", incontro con Mai Jia

"Il fatale talento del signor Rong", incontro con Mai JiaMarsilio presenta al pubblico italiano Il fatale talento del signor Rong (2016 – traduzione di Fabio Zucchella) di Mai Jia, (pseudonimo di Jiang Benhu), pubblicato per la prima volta in Cina nel 2002 e da allora ristampato molte volte con grande successo.

Nato nel 1964, Mai Jia ha compiuto gli studi mentre era arruolato nell'Esercito di Liberazione del Popolo, e successivamente ha lavorato per molto tempo nei servizi segreti del suo Paese, attingendo senza dubbio da questa esperienza materiale interessante per i suoi romanzi. Ha vinto numerosi premi letterari e da qualche anno è presidente dell'associazione degli scrittori cinesi della regione dello Zhejiang, dove è nato e dove vive tuttora.

Ma chi è il protagonista de Il fatale talento del signor Rong? Rong Jinzehn compare solo dopo che l'autore ci ha raccontato le origini della sua numerosa famiglia, in cui spicca una nonna matematica che gli ha trasmesso l'abilità in questo settore del sapere. Fisicamente poco attraente, dotato di una testa fuori misura e al limite della deformità, vittima durante l'infanzia del trauma dell'abbandono, Rong viene però notato dal governo cinese, che lo inserisce nella misteriosa Unità 701, una sezione dell'esercito incaricata di decifrare i codici segreti usati dallo spionaggio nemico. Siamo infatti negli anni Sessanta, e la Cina comunista di Mao Zedong conduce una guerra a distanza con gli Stati Uniti.

Impegnato in un disumano duello a distanza con un suo ex insegnante passato al campo avversario, Rong finisce per trascorrere gran parte della propria esistenza prigioniero delle esigenze di sicurezza del Paese, inseguendo la possibilità di decifrare codici sempre più complessi. Nemmeno gli eventi politici che portano al burrascoso periodo della Rivoluzione Culturale scalfiscono il suo isolamento dal resto del mondo, condannandolo a una non-vita.

Presentato dal «Financial Times» come «la risposta cinese a John Le Carré», il libro di Mai Jia appare in realtà al lettore occidentale piuttosto lontano dal genere della narrativa di spionaggio come è abitualmente interpretata nelle letterature europee o americane: il ritmo della narrazione è lento, la tensione e i colpi di scena scarseggiano, così che la vicenda, raccontata da un narratore-giornalista che sembra intenzionato a ricostruire la vita di Rong anche grazie a testimonianze di voci diverse e a pagine di diario, diventa più che altro l'analisi  di un essere umano crudelmente sacrificato alle esigenze della politica.

"Il fatale talento del signor Rong", incontro con Mai Jia

Abbiamo intervistato Mai Jia in occasione della sua venuta in Italia per partecipare alla XXVI edizione del Noir in Festival, che dall'8 al 14 dicembre ha presentato, nelle due sedi di Como e Milano, una vasta rassegna di film, serie tv e libri di genere noir.

 

Quanto c'è di personale nel protagonista del libro? Quando lei lavorava nei servizi segreti cinesi si occupava di crittografia?

Sì, ho avuto esperienze di crittografia nel periodo in cui ho lavorato per i servizi segreti nazionali, e questo mi ha senz'altro influenzato parecchio nella decisione di scrivere una storia di questo genere.

 

Lo sviluppo della tecnologia ha modificato il lavoro e l'importanza dei crittografi. Cos'è cambiato rispetto agli anni in cui è collocata la vicenda di Rong?

In realtà non credo sia cambiato molto, perché se da un lato la tecnologia può aiutare a decrittare dei codici più facilmente che in passato, dall'altro può aumentare moltissimo la difficoltà delle chiavi d'accesso, quindi i rapporti tra chi crea un codice e chi cerca di decifrarlo restano sostanzialmente uguali.

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Nel romanzo la moglie del protagonista sacrifica tutta la propria esistenza allo scomodo ruolo di compagna fedele di un genio, per devozione assoluta alle direttive del partito di governo. Oggi possono esistere ancora casi del genere, oppure la situazione è cambiata?

Di sicuro nella Cina degli anni Sessanta una moglie poteva effettivamente dedicarsi per tutta la vita al marito per ordine del Partito, ma oggi non accadono più cose del genere. È impossibile che il governo obblighi una donna a sposare un uomo in nome del benessere o della sicurezza dello Stato.

 

Rispetto alle storie di spionaggio scritte in occidente, questo romanzo ha ritmi molto diversi, più lenti: in generale, c'è più riflessione e meno azione. Lei intendeva in primo luogo raccontare una vicenda spionistica, oppure era più interessato al percorso esistenziale del protagonista?

Forse per gli occidentali questo può essere considerato una spy-story, ma per me c'è una grande differenza tra la mentalità orientale e quella occidentale. La mia prima intenzione era quella di parlare dei sentimenti del personaggio, e di aprirne il cuore al lettore.

I romanzi occidentali del genere thriller e noir offrono sempre un'atmosfera molto più intensa e carica di emozioni, mentre io voglio lasciare al lettore la possibilità di immaginare quella parte della storia che non racconto.

 

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"Il fatale talento del signor Rong", incontro con Mai Jia

Lei legge volentieri quegli autori europei o americani che sono diventati famosi scrivendo romanzi di spionaggio?

No, in realtà della letteratura occidentale conosco soprattutto gli autori classici, e se devo dire la verità, non leggo molto il genere delle spy-story, che non fanno parte dei miei libri preferiti.

 

Quali sono oggi gli autori occidentali che piacciono di più in Cina?

Da tempo, ormai, in Cina ne vengono tradotti moltissimi, per cui non saprei proprio fare una classifica. Ad esempio, tra gli autori italiani sono molto conosciuti sia Dante Alighieri, sia Italo Calvino, mentre "Cent'anni di solitudine" di Garcìa Marquez in Cina ha venduto qualcosa come dieci milioni di copie.

 

Il fatale talento del signor Rong è uscito in Cina nel 2002, ma in seguito lei ha pubblicato altri romanzi. Quali argomenti ha trattato nei libri successivi?

Ho scritto sei romanzi, in linea di massima sulla stessa linea di questo, che forse appartiene a un genere anomalo.  Non m'interessava tanto creare un'atmosfera thriller quanto descrivere una mente umana: la crittografia non è il tema fondamentale del libro, perché la mia voleva essere la crittografia di un cuore umano.

 

Il romanzo si occupa comunque di temi delicati, come i sistemi di sicurezza, che quindi possono coinvolgere la difesa nazionale: ha avuto problemi per pubblicarlo?

Quando l'ho scritto, e ho iniziato a proporlo a degli editori, ho ricevuto diciassette rifiuti prima di trovare una casa editrice disposta a pubblicarlo, ma poi è andato molto bene, perché solo in Cina ha superato il milione di copie. Ai lettori cinesi, in definitiva, è piaciuta molto l'atmosfera di questa storia.


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