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Il difficile rapporto con l’Altro. “Il respiro della notte” di Richard Mason

Il difficile rapporto con l’Altro. “Il respiro della notte” di Richard MasonDopo la pubblicazione di Alla ricerca del piacere nel 2011, Richard Mason decide di riprendere la storia di una delle sue creature, Piet Barol, con Il respiro della notte, edito in Italia da Codice Edizioni nella traduzione di Monica Capuani.

Chi non avesse letto il primo tuttavia non arretri poiché la contiguità fra i due non è molta ed è quindi possibile leggere anche solo il secondo romanzo, se si esclude qualche riferimento a personaggi secondari del romanzo precedente all'inizio del libro.

Il motivo di tale indipendenza de Il respiro della notte, malgrado la sua natura di seguito, si deve proprio al fatto che del primo romanzo quasi nulla si mantiene. Il lettore si trova sin da subito a contatto con personaggi nuovi e in un contesto completamente diverso, quello del Sudafrica che Mason ben conosce grazie alle sue ricerche e alle sue origini.

Un'unica costante garantisce il legame necessario di questo sequel col suo predecessore; e sembra bastare: l'indiscusso protagonismo di Piet Barol malgrado la molteplicità delle figure in scena.

 

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La vicenda si apre con una crisi: l'azienda di mobili artigianali fondata dal protagonista sta per sprofondare nell'abisso dei debiti, la bancarotta è alle porte quando Stacey Barol, affascinante moglie di Piet, riesce a convincere il marito della necessità di sacrificare il suo orgoglio per il bene della famiglia.

Il piano per il risanamento finanziario e il conseguente benessere è semplice: si tratta solo di manipolare un uomo vanesio convincendolo del fatto che i mobili acquistati per la sua casa sono di pessimo gusto, ottenere dallo stesso una commessa con un lauto anticipo e cercare del legno, possibilmente di eccelsa qualità e gratuito.

Ed è proprio nella ricerca del legno che il romanzo inizia a mostrare la sua vera vocazione, ovvero indagare i rapporti fra la componente bianca e quella degli indigeni, incontrati dal protagonista nel suo viaggio verso la foresta di Gwadana, in cui vede solo un fornitore che non dovrà pagare.

Il difficile rapporto con l’Altro. “Il respiro della notte” di Richard Mason

Lo scontro tra civiltà si profila inevitabile sin dal primo impatto con la popolazione che abita in quella foresta e la venera.

«Di' allo Strano che questi alberi sono le dimore dei miei Antenati […] Che lui possa averli è del tutto fuori questione.

[…] Piet non si mise ad insistere sulla faccenda, ma non dubitò neanche per un istante che un giorno sarebbe riuscito ad avere quegli alberi. Se necessario, era disposto a pagare perché fossero costruiti nuovi santuari per gli antenati degli abitanti del villaggio – più vicini a casa e più comodi per il culto».

 

Già da questo breve estratto è evidente che il piano dei Barol deve confrontarsi con una realtà ben diversa da quella auspicata.

Piet è genuinamente convinto dell'idea che potrà in questo modo portare un vantaggio a sé e agli xhosa insieme; ed è in questo che pecca.

Non è disposto a comprendere la prospettiva dell'Altro, perché è ossessionato dal suo utilitarismo. Che i templi-alberi degli antenati vengano distrutti e trasformati in mobilia per lui non è un problema. Per lui vale la legge del mercato, che ai suoi occhi è anche la sola e immutabile legge.

Così se Barol mostra tutta la sfrontatezza del colonialista nell'approcciarsi alla religione e alla cultura degli abitanti di Gwadana, è pur vero che non è sempre così.

Sotto altri aspetti, anzi, il romanzo si fa interessante proprio perché mostra la distanza assunta gradualmente dal protagonista rispetto ai comuni pregiudizi razziali contro le comunità indigene, arrivando ad apprezzare il Diverso se non come fedele di quella Natura che per lui è solo materia grezza, perlomeno come uomo.

In queste prospettive poliedriche che si intersecano per poi allontanarsi, c'è in un certo senso tutto il romanzo classico: quello fatto da tanti personaggi sfaccettati che si trovano a relazionarsi tra loro, a cambiare l'uno per influenza dell'altro e dove nessuno è perfetto, proprio come nella vita.

Il difficile rapporto con l’Altro. “Il respiro della notte” di Richard Mason

Il personaggio animato dalle migliori intenzioni può rivelarsi uno sprovveduto, mentre due sorelle che si odiano imparano a capirsi e l'antagonista di turno ha le sue buone ragioni per agire come agisce. Insomma, questi esseri di carta sembrano prendere quella consistenza del reale che ogni romanzo dovrebbe proporsi per consentire immedesimazione e crescita personale.

Il realismo di questo libro tuttavia non si ferma all'imperfezione umana, ma va oltre in una maniera che ci dovrebbe far riflettere sul rapporto fra letteratura e realtà.

Come si può scoprire dai video inerenti la realizzazione di questo libro, il romanzo, pur restando opera di fiction, è più reale di quanto ci si potrebbe aspettare.

Lo spunto per questa storia venne infatti a Mason parlando con un anziano xhosa originario di Gwadana, la foresta in cui il nostro avrebbe ambientato gran parte del romanzo.

«Quando gli ho chiesto come facesse a sapere che c'era un mostro nella foresta, mi ha risposto: “Quand'ero ragazzo sono arrivati gli uomini bianchi. Sono stati loro a raccontarmi del mostro.” Ricordo di aver pensato fra me e me: io a questo mostro non ci credo. Quegli uomini bianchi dovevano avere dei motivi ben precisi per tenere gli xhosa fuori dalla loro foresta. E così è nato un libro».

 

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Da questa testimonianza, l'autore si spingerà molto più in là: non potendo trovare delle motivazioni certe a questa menzogna, crea una sua verità che è un'invenzione, la storia di Piet Barol e della sua necessità di legno. Una spiegazione, quella data da Il respiro della notte, più ragionevole di quella del mostro, questo è certo.

Verrebbe da dire allora che ai tanti privilegi della letteratura ne vada aggiunto un altro: rispondere al bisogno umano di spiegazioni, se necessario inventando.

Dopotutto, l'importante è avere una storia e un pubblico che la voglia scoprire.

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