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Il difficile mondo degli adolescenti. “L’estate senza ritorno” di Viveca Sten

Il difficile mondo degli adolescenti. “L’estate senza ritorno” di Viveca StenIl ritmo è incalzante. Ti intrappola. Non dà tregua. Viveca Sten non delude il suo affezionato pubblico con il nuovo romanzo, L’estate senza ritorno, edito da Marsilio, nella traduzione di Alessia Ferrari.

Siamo a Sandham per la festa del solstizio. Il giorno più lungo dell’anno. O la notte più corta dell’anno. Punti di vista. Le barche a velo affollano un porto altrimenti desolato. Scorrono fiumi di alcol. I giovani si aggirano per il porto in preda all’euforia. E una ragazzina chiama con voce flebile Victor, il fidanzato, prima di crollare a terra.

Si squarcia così il velo che avvolge la piccola isola nordica, e i sentimenti dei personaggi, i loro dubbi, i loro quesiti. Le loro storie. E, nel mentre, una tragedia spezza per sempre una vita. Nora Linde, che ha iniziato una storia con Jonas da poco, non intuisce nulla quando alla sera riflette sui modi diversi in cui lei e il suo nuovo compagno educano i propri figli. Wilma, la figlia di Jonas, riesce a raggirare suo padre con troppa facilità. La bottiglia di vino che cela nella borsa non l’ha notata nessuno. Né Jonas, né Nora. E questo non è l’unico dettaglio che sfugge durante questa notte corta, in senso astronomico, ma che a tutti sembra infinita. A indagare su ciò che si cela dietro le sensazioni e le apparenze c’è Thommas Andreasson.  

In Italia per il Salone Internazionale del Libro di Torino, Viveca Sten ha svelato qualcosa in più riguardo a L’estate senza ritorno.

 

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Ha scelto un argomento a dir poco difficile. Il mondo degli adolescenti è una sfida sia dal punto di vista della narrazione, considerando le diverse regressioni nel testo, sia dal punto di vista psicologico, ovvero comprenderli e parlare di loro. Come mai ha scelto questo insidioso terreno?

A dire il vero, ho scritto il libro mentre i miei figli affrontavano l’adolescenza. È stato quello il momento in cui ho iniziato a raccontare di questa vicenda. È un’età complessa, è vero. Bevono quando non dovrebbero. Escono da soli, magari anche la sera, aumentando lo stato di agitazione dei genitori. Quando viene chiesto loro dove sono stati, la risposta è sempre lapidaria. Fuori. Se i genitori esprimono le loro preoccupazioni, ricevono risposte come “ho il telefono con me”. Le dinamiche sono queste, e si ripetono dietro la porta di ogni casa in cui vive un adolescente. È un’esperienza molto comune.

Il difficile mondo degli adolescenti. “L’estate senza ritorno” di Viveca Sten

Nora si domanda quando abbiamo creato questa società dove gli adolescenti finiscono tutti per essere confusi e anche un po’ superficiali. È forse l’eccessiva protezione dei genitori a generare questo tipo di reazioni?

Stiamo letteralmente sommergendo i nostri figli di attenzioni. E questo accade in tutti i paesi. Ci si prende troppa cura dei ragazzi. E ogni eccesso è nocivo. Diamo loro tutto, non lasciandoli diventare autonomi e indipendenti.

Perché lo facciamo? Per esempio, quando mio figlio frequentava le lezioni di basket, lo accompagnavo in macchina. Alla sua stessa età io facevo pallavolo e prendevo il bus. Attraversavo la città da sola per andare a scuola, prendevo prima il tram e poi la metropolitana. Oggi il mondo non è più un posto sicuro. Nemmeno riesco a immaginare i miei figli da soli in giro per la città.

 

La maggior parte degli adolescenti che vivono racchiusi tra le pagine del libro appaiono come se soffrissero di un certo mal de vivre. Ha avuto questa sensazione mentre si documentava?

Sono stata in mezzo a loro, specie in mezzo agli amici dei miei figli. Confesso che era più semplice indagare attraverso i loro racconti, invece di quelli dei miei figli. Si sentivano più tranquilli a raccontarmi i problemi che affrontano quotidianamente, soprattutto nel rapporto con i loro coetanei. Nel libro ho parlato di ciò che è emerso dalle nostre conversazioni. Quello che ho colto.

Cosa possiamo fare contro questo mal de vivre? Beh, credo che ascoltarli sia il primo passo verso una possibile soluzione. La comunicazione è l’essenza. Bisogna far capire loro che si è lì per loro, sempre e a prescindere da tutto. La famiglia è il posto sicuro. È una grande sfida, me ne rendo conto, ma nel momento in cui si sentono al sicuro, parlano. Si aprono.

 

Il romanzo inizia con la descrizione di una tradizione molto particolare e suggestiva, quella del solstizio. Di cosa si tratta?

È la più grande festa svedese. Un po’ come il 4 luglio per gli statunitensi, o il 14 luglio per i francesi. Tutti celebrano la giornata nazionale. E vanno nell’arcipelago, principalmente. Che è ciò di cui parlo, appunto, nel romanzo. Ed è proprio così come lo descrivo. La mia famiglia possiede una casa da generazioni sull’isola, quindi ho avuto modo di assistervi innumerevoli volte.

Molto tempo fa, si trattava di una cerimonia religiosa. Oggi, però, queste radici si sono perse. Nessuno le ricorda più. Rappresenta soltanto il giorno più lungo dell’anno e un buon motivo di festa.

 

È molto realistica la descrizione dei sentimenti che vengono percepiti dagli adolescenti. Sono forti, pregnanti, e travolgono. Sembra quasi di sentire i pensieri di Wilma, per esempio, quando pensa al ragazzo che le piace. Non solo. La stessa Ebba appare tutt’uno con i suoi sentimenti per Tobbe. C’è il nero o il bianco, nessuna scala di grigi sembra essere ammessa sulla tavolozza di questi giovani pittori che stanno per restare tutti coinvolti in una serie di eventi più grande di loro…

Le assicuro che non ho esagerato da questo punto di vista. Davvero gli adolescenti vedono il mondo in bianco e nero. C’è da considerare anche il fatto che durante l’adolescenza il cervello non è ancora del tutto sviluppato. Questo processo non si completa prima dei ventitré anni. L’area dedicata alle emozioni non è ancora formata del tutto. Ecco che reagiscono come se dentro di loro vi fosse un tasto di On/Off. Senza alcuna scala di grigi.

Il difficile mondo degli adolescenti. “L’estate senza ritorno” di Viveca Sten

Accanto al mondo degli adolescenti si dispiega quello degli adulti. Famiglie allargate. Fidanzati della mamma o del papà. La famiglia moderna, nella quale la convivenza è resa ancor più difficile. Le differenze di veduta possono diventare ancor più difficili da gestire…

Accade ovunque di incontrare madri o padri di uno o due figli che si rifanno una vita, o almeno ci provano, incappando poi in non poche difficoltà. Non è per nulla semplice allevare un figlio mentre cerchi di mettere in piedi una relazione con un’altra persona. Ed è ancor più difficile se i figli non riescono ad avere un buon rapporto con il compagno. Infatti, che fare in una simile situazione?

Nel romanzo la relazione tra Jonas e Nora, due esempi di questa difficile realtà, rimane in sospeso, in qualche modo, e questo perché la storia prosegue nei successivi volumi già apparsi in svedese.

 

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So che lei nasce come avvocato, com’è arrivata alla scrittura, o meglio alla narrativa? Ha abitudini particolari in materia di scrittura? Un rituale dal quale non prescinde?

Non ho mai pensato alla scrittura come a una professione. Non ho mai pensato di poter lavorare come scrittrice. Ci ho provato, anche se non pensavo che potesse diventare una carriera. E invece ha preso la forma di una carriera che adoro.

Per quanto riguarda le abitudini… Scrivo ovunque. E per farlo mi serve un’unica cosa: la musica. Accedo alla mia playlist su Spotify e posso essere letteralmente ovunque, in aereo, in macchina, al bar. Ovunque. La musica funge da trigger. È come se entrassi in uno “stato dello scrittore”.


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Per la prima foto, copyright: kevin laminto.

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