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Il difficile cammino tra assenza e presenza. “Sonno bianco” di Stefano Corbetta

Il difficile cammino tra assenza e presenza. “Sonno bianco” di Stefano CorbettaSonno bianco, il nuovo romanzo di Stefano Corbetta edito da Hacca, è una storia d’amore tra sorelle, di tante cose percepite e non dette e di rinascita.

La vicenda parte dal passato e ha per protagoniste due gemelle – Bianca e Emma – identiche nelle sembianze, ma diverse nel carattere. Bianca è vivace, estroversa e molto protettiva nei confronti di Emma, più timida e riflessiva. Certo è che queste differenze non impediscono alle due sorelle di avere un legame molto forte. A cambiare la loro vita di bambine sarà una gita scolastica dove vanno senza i genitori. O meglio, Valeria la mamma avrebbe voluto accompagnarle, mentre il padre Enrico ha ribadito che le figlie potevano andare da sole e loro riposarsi un po’. Durante una sosta in autogrill, tutti scendono dal pullman e a Emma cade l’amata pallina rossa che le ha dato la sorella. La insegue e all’improvviso l’attenzione di tutti è richiamata da un tremendo boato e dalle due sorelline inermi a terra.

 

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Dal passato, Corbetta ci porta nel presente di nove anni dopo, nel Libro di Othie, dove le due sorelle ci sono ancora: Emma con la sua gamba più corta che le fa sempre male, soprattutto nei gravi momenti di stress. Bianca, da quasi un decennio è in un letto d’ospedale dove è in stato vegetativo e alimentata dalle macchine. Emma/Othie, diciassette anni, fa il liceo artistico, la babysitter al piccolo Mattia, studia teatro e non perde mai l’occasione per andare a trovare l’amata sorella e raccontarle quello che le accade a scuola e a casa. Già, a casa. Dopo l’incidente la loro famiglia ha subìto una frattura alla quale sembra del tutto impossibile porre una sutura. Non a caso la madre Valeria si è concentrata in modo ossessivo sul suo lavoro di traduttrice per case editrici, mentre il padre Enrico ha continuato a svolgere il suo lavoro di barista.

Il difficile cammino tra assenza e presenza. “Sonno bianco” di Stefano Corbetta

Emma con il padre ci parla, l’uomo si impegna a stemperare le forti tensioni casalinghe, perché con Valeria, madre e un tempo anche moglie, c’è una grossa difficoltà a instaurare un dialogo. La donna infatti si è chiusa in un suo mondo nel quale tutti coloro che le gravitano attorno sono, più o meno, colpevoli del dramma che li ha colpiti. Emma ne soffre – pure la sua gamba – perché questa ostilità materna le impedisce di poter parlare liberamente del dolore emotivo e fisico e del senso di colpa (in un certo senso si sente responsabile di quello che è accaduto anni prima) che l’affligge dal giorno della tragica gita. La situazione peggiora quando Emma scopre che la madre ha un amante ed è pure amico di famiglia.

La ragazza troverà sostegno in Leòn, il maestro di pianoforte di Mattia, un giovane uomo con una famiglia un po’ complessa, che però non gli ha impedito di fare ciò che desiderava: insegnare musica. Leòn per Emma non è solo un importante punto di riferimento, è la persona della quale fidarsi e alla quale affidarsi per raccontare – per la prima volta in nove anni – l’evento tragico che ha cambiato per sempre la vita sua e della sorella Bianca. Sarà con il musicista Leòn – e qui non è difficile riscontrare un richiamo autobiografico di Corbetta che in passato lo è stato – proveranno a fare ascoltare della musica classica a Bianca, giusto per capire se quegli stimoli possono avere qualche effetto sull’adolescente.

Bianca e il suo coma hanno lasciato un grande vuoto, la ragazzina c’è, perché è nel letto di un ospedale, ma c’è perché lei e Emma sono identiche, per questo Emma si sente in colpa e in lei vive la consapevolezza che, se Bianca stesse bene, avrebbe fatto le cose che invece sta facendo lei al posto dell’amata gemella: vivere, mettersi in discussione, recitare e amare.

Bianca c’è con il corpo ma il suo non agire, non parlare è quello che grava come un macigno su Emma, Enrico e Valeria. Emma le parla, i medici cominciano terapie di vario tipo (compresa la musicoterapia) e diversi monitoraggi per comprendere se esista o no una possibilità di ripresa per Bianca.

Il difficile cammino tra assenza e presenza. “Sonno bianco” di Stefano Corbetta

Nel momento in cui si percepiscono segni vitali e reazioni autonome di Bianca si passa a una seconda parte, il Libro di Oth. In questo libro la situazione cambia, perché nella famiglia riunita per quello che è un cammino di rinascita, manca Emma, la quale è scomparsa per non essere un ostacolo o un intoppo nel percorso riabilitativo di Bianca. Una nuova presenza (quella di Bianca/Oth) accompagnata da un’assenza (quella di Emma/Othie), anche se tra tutti i personaggi protagonisti c’è la consapevolezza che Emma tornerà al momento giusto e il quadro familiare allora sarà perfetto come un tempo.

 

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Il romanzo di Stefano Corbetta è caratterizzato da uno stile di scrittura molto scorrevole che trascina il lettore dentro alle vite e al dramma della vita quotidiana dei protagonisti, mettendo in scena temi importanti. Ci sono l’amore tra sorelle, il senso di colpa e impotenza, l’amore e il tradimento, il conflitto tra figlie e genitori, la paura di confessare e ammettere le proprie fragilità. Tanti argomenti trattati con delicatezza e profonda sensibilità che fanno riflettere i lettori su quanto la vita – quella vera fuori dalle pagine – possa essere precaria e carica di imprevisti che ne cambiano per sempre, e quando meno ce lo aspettiamo, il suo corso.

La vicenda di Emma, Bianca e dei loro genitori è una storia fatta di pieni e vuoti, di suoni e silenzi, di vita e di una non vita che forse non è tale, perché c’è un costante senso di speranza che non muore mai e che in Sonno Bianco di Stefano Corbetta resta lì, nell’oscurità degli animi dei personaggi, sempre pronto a cogliere un lampo di luce appena si manifesta lo spiraglio concreto di una nuova possibilità di vivere.


Per la prima foto, copyright: Sharon McCutcheon.

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